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Pius PP. IX
Neminem vestrum

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Capp. XVII-XX

17. Prima di concludere, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, crediamo di dover chiaramente dichiarare alcune cose circa una vicenda nella quale è stata portata gran confusione di idee e che ha dato luogo a non piccolo dissenso tra Voi: cerchiamo di togliere di mezzo tutte le ambiguità e tutti i dubbi. Certamente meritano somma lode coloro che desiderano che quella parte della Vostra Nazione Armena che ancora si dibatte miseramente nello scisma ritorni all’unità cattolica. Infatti questo desiderio risponde sia agli ardentissimi voti di Santa Madre Chiesa, che non cessa di pregare e supplicare Dio perché tutti i figli dissidenti ritornino al suo seno e al suo abbraccio, sia alle cure instancabili di questa Santa Sede che tanto s’affaticò per questo fine e non cessa di adoperarsi. E Noi stessi, come sapete da tempo, già all’inizio del Nostro Pontificato, utilizzando per l’occasione il nostro citato Legato presso l’illustre Imperatore dei Turchi, abbiamo inviato una lettera alle Nostre Chiese orientali, con la quale esortammo in modo affettuoso ed equilibrato che si adoperassero perché si affrettasse il momento dell’unione alla Chiesa Cattolica. Volesse il cielo che tutta la vostra Nazione, rispondendo alla grazia celeste, respinti gli errori, tornasse in unità di spirito all’unico ovile di Cristo , dal quale è lontano chiunque non si unisce con questa Sede di San Pietro, dalla quale partono i diritti della comunione verso tutti . Ad essa vanno riferiti ogni obbedienza ed ogni onore; ad essa, che è il più importante centro, fanno necessariamente capo da ogni parte ogni Chiesa e tutti i fedeli .

18. Noi saremmo infinitamente consolati e l’intiera Chiesa esulterebbe d’una gioia grande se tutta la Vostra Nazione ritornasse all’unità cattolica. Da ciò comprendete, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, che Noi non solo non possiamo approvare il modo di agire di coloro che con asprezza e durezza si comportano con gli scismatici della Vostra Nazione, né hanno verso di loro il dovuto rispetto, anzi disapproviamo pienamente coloro che senza amore e benevolenza, ma addirittura con rigore e severità perseguitano anche quelli che dal funesto scisma si sono convertiti all’unità cattolica.

19. Ma nello stesso tempo non possiamo tollerare che alcuni, col pretesto di promuovere l’unione cattolica, non vogliano che vi sia nessuna distinzione circa gli errori degli scismatici e, abusando dell’attenzione con la quale questa Santa Sede si preoccupò di proteggere gli antichi e santi riti della Chiesa Orientale, ritengano che in questa materia non si debba procedere in modo molto accurato perché si agisce alla presenza degli scismatici, e pensino che sono da eliminare alcuni usi che nella Vostra Nazione cattolica furono regolarmente introdotti, affinché in modo più solenne si mostrasse quanto fortemente la Vostra Nazione Cattolica sia distante dall’eresia e dallo scisma e aderisca fermamente all’unità cattolica. E codesti uomini vorrebbero anche che fossero rimosse alcune opere e regole ecclesiastiche che l’esperienza dimostrò chiaramente doversi aggiungere alla disciplina dei vecchi Canoni, mentre la Chiesa cattolica di gran lunga lontana dall’eresia e dallo scisma, che sono cose morte, è vigorosa di vita eterna. Arricchita di tesori celesti, maestra di verità e segno di salvezza, essa è feconda genitrice di molte sante opere e di bellissime istituzioni, con le quali favorisce la religione, la pietà, l’umanità e tutte le virtù e mai cessa di provvedere al bene comune, all’ordine, alla prosperità e alla concordia. E non ignorate che lo stesso Nostro Predecessore Gregorio XVI, contro le opinioni di codesti uomini che la pensavano in tal modo, pubblicò una sua Lettera Apostolica che sotto la data del 3 febbraio 1832 cominciava Inter gravissimas. Invero sembra singolare e degno di stupore che codesti studiosi dei riti non dubitino che in altri articoli si allontanano dai Canoni della stessa Chiesa Orientale.

20. Venerabili Fratelli e Diletti Figli, dopo tutto questo che in ossequio al Nostro ufficio e per amore verso la Vostra Nazione Armena abbiamo creduto opportuno Noi stessi significarvi e dichiararvi con questa Nostra Lettera, al fine di togliere ogni dubbio e ambiguità, Ci rafforziamo nella speranza che, aiutandoci Iddio in questi Nostri ardentissimi voti, la concordia e la pace, dalle quali la Vostra Nazione può trarre ogni vera prosperità, di nuovo risorgano nell’animo di voi tutti e regnino. Perché così salutare ed auspicata pace possa essere raggiunta più facilmente da Voi, con questa Lettera imponiamo un perpetuo e totale silenzio sulle passate questioni e controversie, e vietiamo ogni recriminazione e polemica che possano turbare la pace tra i fedeli Armeni, e parimenti espressamente e severamente proibiamo che gli eretici o gli scismatici mandino note incendiarie a coloro che sono in comunione con la Sede Apostolica. Se infatti ci saranno – il che auspichiamo non accada giammai – coloro che non agiscono rettamente o ingenerano sospetti, si dovrà provvedere adeguatamente e prima di tutto si dovrà esporre il caso a questa Sede Apostolica con opportuni e legali documenti. Per cui, dopo questi Nostri moniti e questa dichiarazione, tutti gli agitatori di qualunque classe e ordine in futuro saranno rei di gravissima Colpa, né potranno in alcun modo o con un pretesto scusarsi affinché non si usi contro di essi la dovuta severità. Ma i reiterati e luminosi attestati di filiale pietà, di amore e di devozione verso Noi e questa Santa Sede, che abbiamo ricevuto da tutte le parti della Vostra cattolica Armenia, Ci danno fondata speranza che la Vostra Nazione darà a Noi molta consolazione, letizia e gioia. Fondati su questa fiducia, non tralasciamo in ogni orazione e supplica di ringraziare e pregare umilmente e intensamente il clementissimo Padre di misericordia, affinché voglia elargire a Voi, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, tutte le cose prospere e salutari, e che "la pace di Dio, che supera ogni realtà, custodisca i vostri cuori e le vostre menti e che la grazia di Gesù Cristo e la comunione dello Spirito Santo siano con voi tutti".

A voi tutti, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, impartiamo teneramente con intimo affetto del cuore l’Apostolica Benedizione, auspice e testimone del Nostro ardente, paterno amore verso di voi.




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