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Pius PP. IX
Neminem vestrum

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Capp. V-VIII

5. Chiunque di voi sa quali scandali avvennero non senza piccolo danno della vostra Nazione, e con quale premura Noi, senza porre indugio, Ci siamo affrettati ad agire perché da Voi fossero rimossi tutti i dissensi e i contrasti, e i loro germi fossero estirpati alle radici. E non abbiamo provato piccola gioia quando, al primo Nostro intervento, seguì l’esito desiderato. Infatti, i Venerabili vostri Fratelli Antonio, Arcivescovo di Costantinopoli, e Giuliano, Arcivescovo di Petra in partibus infidelium e Nostro Vicario costì per i fedeli di rito latino, vennero da Noi, ed esposti tutti i fatti, tra di loro all’unanimità furono dello stesso parere, e con la Nostra approvazione diffusero fra il popolo ciò che avevano stabilito insieme. Sarebbe stato sommamente rallegrante per il Nostro cuore se tutte le classi del vostro popolo con uguale sollecitudine, secondo ciò che la Nostra Congregazione di Propaganda Fide predicò e non omise di insistere, avessero seguito i Nostri desideri, fidandosi pienamente delle Nostre valutazioni e decisioni che guardavano unicamente al vostro bene comune. Non saremmo costretti a piangere tutti questi danni e i mali che vennero a Voi soprattutto dalla discordia degli animi, con Nostro sommo dolore.

6. Poiché non cessavano queste funestissime liti e discordie, abbiamo disposto che la medesima Nostra Congregazione di Propaganda Fide si procurasse sollecitamente la conoscenza sia delle vecchie, sia delle nuove questioni del popolo armeno, e che nelle varie adunanze che i Venerabili Fratelli Cardinali di Santa Romana Chiesa della stessa Congregazione, prudenti quali sono, le esaminassero secondo le consuetudini, con assiduità, e le valutassero. Molto interessati a questo caso, ad una di tali adunanze Noi stessi partecipammo e, sentito il parere dei Cardinali, dicemmo quello che era la Nostra opinione sulle varie questioni, senza tralasciare con assidue e fervide preci di scongiurare Dio, ricco di misericordia, perché il potente aiuto della sua divina grazia aiutasse l’umile Nostra opera per il bene delle vostre anime. Dal momento che Noi non vogliamo provvedere che alla vostra felicità, abbiamo cercato di fare quelle cose che conducessero a questa salutare soluzione. Pertanto, conoscendo che i danni della vostra Nazione sono stati molto aumentati dai ricordati scritti in volgare, quegli scritti soprattutto – dopo particolare esame – abbiamo stabilito di condannare e proibire, come pure fortemente disapproviamo tutti gli altri che riguardano la stessa questione e tutti i testi che videro la luce sia prima, sia dopo quei dannati scritti, sia che siano redatti in lingua armena, sia in armeno volgare, sia in italiano, sia in francese, sia in qualunque altra lingua, dal momento che portano con sé l’odio reciproco, contrario alla carità cristiana. Abbiamo rivolto ogni Nostra cura affinché in codesto Seminario di Costantinopoli venga quotidianamente promossa un’accurata formazione del Clero e affinché le famiglie religiose vivano nel migliore ordine, abbiamo disposto che venisse emanato dalla stessa Nostra Congregazione di Propaganda Fide un decreto che vogliamo osservato diligentemente in ogni sua parte. Ad eliminare ogni controversia e sospetto, vogliamo che sappiate che Ci è stata inviata dai monaci Mechitaristi che risiedono a Venezia una professione chiara della loro fede e dottrina cattolica e una dichiarazione sottoscritta, che Ci recò molta consolazione e che soddisfece grandemente i Nostri desideri. Infatti, non solo con chiare parole professano con entusiasmo di accogliere tutti gli ordini e i decreti dai Romani Pontefici e dalle Sacre Congregazioni emanati o da emanare, e in particolare quelli che vietano la "communicatio in divinis" con gli scismatici, ma dichiarano apertamente e chiaramente che "la parte di quella Nazione, il cui bene e vantaggio unicamente riguardano il loro Istituto, si trova tragicamente separata dalla Chiesa Cattolica Apostolica Romana, e perciò dichiarano di abbracciare e riconoscere come propri fratelli quelli che la Santa Chiesa Apostolica Romana riconosce come suoi figli, e dichiarano di condannare l’errore degli Armeni scismatici, che si trovano fuori della Chiesa di Gesù Cristo, e dichiarano che non cesseranno di pregare e predicare, e coi fatti, con gli scritti e con le parole di far sì che gli stessi erranti ritornino al solo ed unico ovile di Gesù Cristo, il cui sommo Pastore, Capo e centro, è il Romano Pontefice Successore di Pietro, Principe degli Apostoli".

7. Inoltre vi significhiamo che quei pensieri opportuni sono stati accettati da Noi, perché si deponga ogni timore circa i Collegi nei quali gli stessi monaci educano la gioventù Armena. Perché poi l’opera iniziata dai Nostri Predecessori e condotta a buon fine da Noi per l’ordinaria gerarchia dei Vescovi possa procedere felicemente e perché si possa dar luogo all’elezione dell’Arcivescovo Primate e degli altri Vescovi Suffraganei, abbiamo ordinato che dalla Nostra predetta Congregazione si diano disposizioni, e abbiamo comandato che esse siano comunicate allo stesso Arcivescovo e agli altri Vescovi.

8. Tutto questo dimostra, Venerabili Fratelli e Diletti Figli, quanto fortemente Noi siamo solleciti del vostro bene, e con quanto zelo di paterno amore seguiamo nel Signore la vostra Nazione Armena. Ora poi Vi scriviamo questa lettera nella quale parliamo a Voi con amore e vi esortiamo, ammoniamo, supplichiamo che vi rivestiate, come eletti di Dio, di benignità, umiltà, modestia, pazienza, e uniti fra voi da strettissimo vincolo di concordia e carità, deponiate tutte le discordie, contese, emulazioni, ire, dissensi, e in ogni cosa seguiate la pace e la santità, e avendo gli stessi sentimenti sul medesimo argomento, siate perfetti nello stesso sentire, nello stesso parere e desiderosi di conservare nel vincolo della pace quello spirito di unità che fu così raccomandato e inculcato da Cristo Signore.




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