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Memorie apostoliche di Abdia

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[10] Avvicinatosi dunque Giovanni al corpo del giovane defunto, disse al serpente: "Allontanati da colui che sta per divenire servo del Signore nostro Gesù Cristo". Subito il serpente se ne andò. Dopo, gettandosi a terra, si rivolse al Signore con queste parole: "O Dio, la cui gloria viene da noi lodata, che domi ogni atto inferiore, Dio, la cui volontà per la tua potenza si compie perfettamente, esaudiscici per la tua gloria ed arrivi in questo giovane la tua grazia. E se questo giovane ha fatto qualcosa, una volta risuscitato, ce la riveli". E subito il giovane si alzò e si riposò per un'ora intera.

Appena gli ritornarono in pieno le forze, fu da Giovanni interrogato, perché svelasse la sua avventura. E così spiegò ogni cosa, come prima Andronico aveva previsto. L'amore di Drusiana fu il motivo per cui non desistette neppure dal desiderare una morta. Essendo stato interrogato da Giovanni se la sua temerarietà intorno ai venerabili resti pieni di grazia avesse potuto avere effetto, rispose: "Come potevo sia pure osare far qualcosa, quando quella bestia si gettò subito su di me, e percosse con una ferita anche Fortunato, che aveva dato l'incentivo per questa ingiuria, che ormai sembrava avesse già avuto esito? La causa della mia morte fu una certa demenza d'animo e il fatto che fui completamente preso da un infelice malessere; ho spogliato il cadavere e abbassandomi mi preparavo già a compiere l'empio atto con il quale volevo unirmi alle spoglie mortali della defunta. Ed ecco che un bel giovane coprì con la sua veste il corpo di Drusiana, dalla cui faccia si ripercuotevano in tutto il sepolcro scintille di fuoco. Una di esse venne in me e sentii una voce: "Callimaco, muori per vivere!". Chi fosse questo uomo non so; poiché ti vedo qui, servo di Dio, sono certo che quello era un angelo di Dio e credo che Dio è veramente annunciato da te. Perciò ti prego e supplico di non lasciarmi in questo stato. So, infatti, e ricordo ciò che ho fatto e quali cose indegne ho tentato di compiere: me ne dolgo. Oh, se potessi fare aprire le mie viscere e manifestare il senso profondo del mio dolore. Mi addolora anche il fatto che non ho mai cessato da tante nefandezze. Aspetto da te medicina a tale vergogna; poiché sei il messaggero di Dio onnipotente, del quale il Signore nostro Gesù Cristo è veramente Figlio, desidero sentire da te la sua parola. Non dubito, se vi metterai mano si avvererà la sua voce che diceva essere necessario che io morissi per vivere. Sono morto infatti alla sregolatezza, e sono risorto mite e mansueto. Sono morto al paganesimo, ed eccomi cristiano. Conosco ormai la verità, ma chiedo che mi sia svelata perfettamente grazie ai tuoi insegnamenti".

L'apostolo gioì per queste affermazioni e disse: "Che cosa io debbo fare, Signore Gesù Cristo, non lo so. Sono fuori di me dalla meraviglia per la grandezza della tua misericordia, e riconosco che la tua pazienza è fuori del comune". Detto questo, benedicendo il Signore, prese Callimaco e lo baciò, esclamando: "Sia benedetto il Signore Dio e suo Figlio Gesù Cristo, che ha avuto pietà di te, e con lo spettro della morte ti ha liberato dal furore e dalla demenza, che ha mozzato le tue passioni, che ti ha tolto l'occasione della colpa, che troncò gli incentivi della tua pazza libidine, che ti ha restituito nuovamente alla vita mentre eri già morto per il peccato, affinché ti riposi nella fede e nella grazia del Signor nostro Gesù Cristo Vedi quanti benefici sono sopraggiunti per il nostro ministero e per la tua salvezza!".




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