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Memorie apostoliche di Abdia

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[19] Mentre avveniva questo presso Efeso e tutte le province dell'Asia ogni giorno più onoravano Giovanni diffondendone la fama, accadde che alcuni cultori di idoli causassero una sommossa: trascinarono Giovanni al tempio di Diana e lo obbligarono ad offrirle empi sacrifici. In quella circostanza il beato Giovanni disse: "Portiamoli tutti alla Chiesa del Signore nostro Gesù Cristo; quando avrete invocato il suo nome, farò cadere questo tempio e annientare questo vostro idolo. Dopo di che vi sembrerà cosa giusta abbandonare la superstizione di ciò che fu vinto e distrutto dal mio Dio, convertirvi a lui".

A questa voce il popolo tacque; pochi erano contrari a tale sfida, la maggior parte diede il consenso. Allora il beato apostolo esortava serenamente il popolo di allontanarsi dal tempio. Appena tutti uscirono fuori, egli distintamente gridò: "Affinché tutta questa gente sappia che l'idolo della vostra Diana è un demonio e non Dio, sia infranto con tutti gli idoli manufatti che sono adorati in questo tempio; tuttavia nessuna persona abbia a ferirsi". A tali parole dell'apostolo tutti gli idoli e il tempio si frantumarono tanto da divenire polvere, che il vento trasporta dalla superficie terrestre. In quel giorno si convertirono così dodicimila pagani, senza contare i bambini e le donne, e tutti furono battezzati e fortificati dal beato Giovanni.




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