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Memorie apostoliche di Abdia

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[7] Quanto detto riguarda Giacomo. I fratelli di lui, più grandi d'età, Simone detto il Cananeo e Giuda detto Taddeo e Zelota, anch'essi apostoli di nostro Signore Gesù Cristo, entrati nella religione per rivelazione dello Spirito santo e per la fede, all'inizio della loro predicazione s'imbatterono subito in due maghi, Zaroen e Arfaxat, fuggiti dall'Etiopia dal cospetto di san Matteo apostolo. La loro dottrina infatti era perversa: bestemmiavano il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe, dicendolo il Dio delle tenebre; aggiungevano che Mosè era uno stregone, e che tutti i profeti di Dio erano stati inviati dal Dio delle tenebre.

Oltre a ciò dicevano che l'anima umana aveva una parte divina e che il corpo era invece stato fatto da un dio cattivo; e perciò è composto di sostanze opposte: di alcune la carne si rallegra, mentre l'anima si rattrista, e di altre l'anima gioisce e il corpo, al contrario, si affligge. Aggiungevano al numero degli dèi il sole e la luna, e insegnavano che anche l'acqua era divina. Del Figlio di Dio, nostro Signore Gesù Cristo, affermavano che era una immaginazione: che non era vero uomo, che non era nato da una vergine, che non era stato tentato veramente, né veramente aveva patito, né veramente era stato sepolto, che dopo il terzo giorno non era risorto dai morti.

La Persia, insozzata da siffatta dottrina, dopo Zaroen e Arfaxat, meritò di trovare attraverso i beati apostoli Simone e Giuda, il grande Maestro, e cioè il Signore Gesù Cristo, il quale aveva proclamato che avrebbe mandato dal cielo lo Spirito santo, secondo la promessa che diceva: "Vado al Padre e vi mando lo Spirito Paraclito".




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