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Memorie apostoliche di Abdia

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[22] I sommi sacerdoti, insieme al popolo, presero a costringere gli apostoli, affinché adorassero in quello stesso luogo. Accortosi di ciò Giuda disse a Simone: "Fratello Simone, vedo il mio Signore Gesù Cristo che ci chiama". Simone rispose: "E' da lungo tempo che intravedo il volto del Signore in mezzo agli angeli. Anche a me l'angelo del Signore disse mentre pregavo: "Vi farò uscire dal tempio, e poi lo farò crollare su di loro"; io risposi: "Giammai, Signore, avvenga ciò! Forse ci sono alcuni che possono convertirsi al Signore"".

Mentre così parlavano tra loro in lingua ebraica, apparve ad essi un angelo del Signore dicendo: "Confortatevi, e scegliete una di queste due cose: o l'improvvisa rovina di tutti costoro, o la garanzia di un buon combattimento nell'attesa della palma del martirio". Gli apostoli risposero: "E' necessario implorare la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo, affinché sia propizia verso quelli, e aiuti noi affinché possiamo tendere con costanza alla corona".

Mentre gli apostoli, e solo essi, udivano e vedevano ciò, erano spinti dai sommi sacerdoti ad adorare i simulacri del Sole e della Luna. Gli apostoli dissero loro: "Intimate silenzio, affinché la risposta possa essere udita da tutto il popolo".

Fatto il silenzio, dissero: "Ascoltate tutti e vedete: noi sappiamo che il sole è servo di Dio e similmente la luna è soggetta all'ordine del suo creatore. Stando però essi nel firmamento del cielo, non è senza offesa contro di essi che sono rinchiusi in templi, essi che da tutti i tempi sono visibili nel cielo. Affinché comprendiate che i loro simulacri non contengono il sole, ma demoni, io comanderò ad un demonio che si nasconde nel simulacro del Sole e mio fratello ad un altro demonio nascosto nel simulacro della Luna, donde vi inganna, affinché escano e quelli siano ridotti in pezzi".

E tra lo stupore di tutti, Simone disse al simulacro del Sole: "A te, pessimo demonio ingannatore di questo popolo, ordino di uscire dal simulacro del Sole e di mandarlo in frantumi con la sua quadriga". Così anche Giuda disse alla statua della Luna. Ed ecco che tutto il popolo vide due Etiopi neri, nudi, di orribile aspetto, che allontanandosi gridavano sguaiatamente, lanciando maledizioni. Dopo questo, i sommi sacerdoti e il popolo si lanciarono contro gli apostoli di Cristo e li uccisero nella mischia.

Gli stessi apostoli di Dio, in verità, erano gioiosi ed alacri e rendevano grazie a Dio, perché erano stati trovati degni di soffrire per il nome del Signore.




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