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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[11] Mentre san Matteo diceva queste cose, il re Irtaco e il suo seguito con somme lodi strepitavano oltremodo innalzando lodi; egli, infatti, riteneva che l'apostolo dicesse questo per piegare l'animo di Ifigenia al matrimonio. Ma dopo che cessò il grande clamore delle lodi al suo indirizzo, l'apostolo riprese il discorso e, fattosi silenzio, disse: "Vedete, fratelli e figli, fin dove il nostro discorso sia arrivato, fino ad ammettere che si possa fare un omicidio buono. Quando ad esempio si uccide uno che, se non fosse ucciso, avrebbe potuto uccidere molti innocenti: così ad esempio furono uccisi Golia, Sisara, Aman, così fu troncato il capo di Oloferne, e furono uccisi giustamente coloro che erano nemici delle vostre sedi e del vostro regno. Così è anche dei matrimoni: mentre vengono ratificati, splende in essi l'onestà di un'opera buona, purché siano compiuti santamente, giustamente ed integralmente, irreprensibilmente e in modo integerrimo. Se un servo dunque, osasse usurpare la sposa del re, è evidente che non solo incorrerebbe in una offesa, ma in una colpa così grande che giustamente sarebbe condannato a essere arso vivo, e non già perché prese moglie, ma perché violò la sposa del suo re. Così, anche tu, o re Irtaco, figlio dilettissimo, sapendo che Ifigenia, figlia del re, tuo predecessore, è diventata sposa del re celeste, e consacrata con il sacro velo, come puoi prendere la sposa di uno più potente di te, e unirtela in matrimonio?". A queste parole il re Irtaco, che aveva lodato ognuna delle esposizioni dell'apostolo, si allontanò tutto infuriato.