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Memorie apostoliche di Abdia

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[13] Quando al re Mesdeo furono riferite tutte queste cose che cioè sua moglie e suo figlio s'eran convertiti all'apostolo, adiratissimo, ordinò che gli fossero condotti la moglie e il figlio. Non riuscendo a persuaderli ad allontanarsi da quella via, comandò di rinchiudere la moglie in un luogo oscuro e di legare il figlio in carcere insieme all'apostolo. Anche Carisio rinchiuse sua moglie e la di lei nutrice in una piccola cella tenebrosa.

Poi il re ordinò che gli fosse condotto subito Tomaso con le mani legate dietro la schiena, e gli domandò: "Chi è questo tuo Dio che separa, per causa tua, le nostre mogli?". Gli rispose Tomaso: "Tu che sei re, desideri, forse, servizi vili? Se dunque tu che sei uomo ti studi di avere servi e ancelle puri quanto più hai da credere che Dio ami servizi castissimi e purissimi. Se quindi io predico che Dio nei suoi servi e nelle sue ancelle ama ciò che tu pure ami nei tuoi servi e nelle tue ancelle, perché sono accusato?".

Allora il re: "Io - disse - ho permesso che mia moglie liberasse dal precipizio sua cognata Migdonia, e tu hai rinchiuso nel precipizio anche lei". Rispose l'apostolo: "Non si tratta di un precipizio. Precipizio è invece ritirarsi dalla castità e abbandonarsi ai piaceri. Chi si allontana dai piaceri e ritorna alla castità, costui risale dal precipizio alla salvezza, e passa dalle tenebre alla luce". Gli disse il re Mesdeo: "Come tu hai separato i loro animi dalla unione del nostro matrimonio, con gli stessi artifici fa' che, con la stessa intenzione, ritornino ad essere nostre spose come lo furono prima".

Rispose l'apostolo: "La richiesta del re è sbagliata". E il re: "In che cosa erra la mia richiesta?". E l'apostolo: "Ho innalzato una torre eccelsa, e tu ora dici a me, costruttore, di distruggere, proprio io, la sommità? Ho scavato profondamente nella terra ed ho tratto dall'abisso una fonte e tu ora mi dici di sommergerla? Io piuttosto rivolgerò ad esse le parole del mio Signore: "Se uno ama il padre o la madre, i figli o la moglie più di Dio, non è degno di Dio". Tu sei un re temporaneo, eppure qualora la tua volontà non sia eseguita infliggi una pena temporale; Dio invece è un re eterno, e se si disprezza la sua volontà, la punizione sarà eterna. In verità, o re, dopo che tu avrai ucciso il corpo, non potrai uccidere l'anima: il vero Dio invece può mandare nel fuoco eterno e l'anima e il corpo". A queste parole, Carisio, che stava presso il re, intervenne asserendo: "Se tarderai a uccidere questo mago, egli manderà in rovina anche noi".




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