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Memorie apostoliche di Abdia

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[15] Intanto delle vergini cantavano accompagnandosi con cetre, altri con flauti, altri con timpani, altri portavano bracieri e turiboli. Dopo che furono entrati, l'apostolo disse al simulacro: "A te, demone, che abiti in questo simulacro e dài responsi agli uomini stolti e delusi che vedono il simulacro, in nome del mio Signore Gesù Cristo, che fu crocifisso dagli Ebrei, io ordino di uscir fuori e di porti qui davanti a me e sia visto, e di fare poi quanto ti comanderò". Appena uscito il demone si pose davanti a lui; ma era visto dal solo apostolo, il quale gli disse: "Io adoro di cuore il mio Signore Gesù Cristo. Ma appena metterò a terra le mie ginocchia e ti comanderò di distruggere l'idolo, supplicherò il mio Signore che mandi il suo angelo a relegarti e condannarti nell'abisso". Gli rispose il demone: "Io ti prego, apostolo di Dio, affinché non mi releghi nell'abisso e mi permetta di uccidere tutti costoro". E l'apostolo a lui: "Ti ordino, in nome di Gesù Cristo, mio Signore, di non ledere alcun uomo, ma solo questa statua; e di distruggerla non appena piegherò le ginocchia". L'apostolo parlava col demonio in lingua ebraica, e nessuno capiva di che cosa o di chi parlasse.

Rivoltosi poi al re disse: "Rifletti bene, o re! Tu consideri cotesto simulacro invittissimo, e giudichi il mio Dio un uomo ucciso dagli Ebrei; ebbene se il tuo è più forte, e io non sarò capace a distruggerlo invocando il nome del mio Signore, non solo adorerò il demone che vi si nasconde, ma gli sacrificherò; se però il famoso tuo dio precipiterà a terra in pezzi, sarà evidente che tu devi abbandonare l'errore ed accogliere la verità". E il re a lui: "Fino ad ora hai osato parlare con me come da pari a pari, ma ora se non adori e sacrifichi al dio Sole, io ti farò recidere le vene". Rispose l'apostolo: "Ecco che io adoro, ma non il simulacro; ecco che io adoro, ma non il metallo; ecco che io adoro, ma non l'idolo. Adoro invece il mio Signore Gesù Cristo, nel nome del quale a te, demone, che ti nascondi in questo stesso idolo, dico di distruggere metallo e simulacro, senza danneggiare alcuno". Immediatamente come cera al fuoco, l'idolo si sciolse liquefacendosi.

Davanti a questo avvenimento, tutti i sacerdoti, costernati, emisero grida terribili e il re fuggì con Carisio. Intanto un sommo sacerdote percosse l'apostolo, e ne seguì una gran baraonda tra la folla; ma la maggior parte della gente era per l'apostolo.

A causa di ciò Mesdeo, re dell'India, gettò in carcere l'apostolo Tomaso, suo figlio Zuzane e molti altri.




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