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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[18] A queste parole di Trepzia, l'apostolo riconobbe subito benefici di colui che assunse in molti casi l'aspetto umano per consolare gli afflitti ed eliminare le pene dei doloranti. Prese perciò a ringraziare il Signore Gesù che aveva confermato i deboli, reso stabili i vacillanti e infuso speranza agli sfiduciati.
Mentre i prigionieri stavano parlando di queste cose nel carcere, sopraggiunsero i custodi a dire di spegnere le lucerne, perché qualcuno, vedendoli stare insieme e parlare, non li denunciasse al re. Spente pertanto le lucerne, i custodi se ne ritornarono ai loro posti.
Ma l'apostolo, visto che tutti erano avvolti nelle tenebre, cominciò a chiedere al Signore la luce: "Illuminaci tu, Signore, dal momento che i servi ci fanno stare nell'oscurità. Tu, Signore, degnati di illuminare i tuoi servi col tuo santo lume, un lume che nessuno possa rapire o estinguere". Subito tutto quel luogo risplendette come in pieno giorno. Anche gli altri rinchiusi per diversi motivi in carcere, presero a vegliare. Infatti non potevano dormire i servi di Dio che Cristo teneva desti, non permettendo che piombassero nel sonno colui che dice: "Sorgi, tu che dormi risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà".
Dopo che i presenti si erano scambiate alcune cose, Tomaso ingiunse a Zuzane: "Va' a prepararci tutto ciò che è necessario per il ministero". Alla domanda di Zuzane in che modo avrebbe potuto uscire dal carcere, o chi avrebbe aperto dal momento che tutto era chiuso e i custodi immersi nel sonno, Tomaso rispose "Credi in Cristo e va'! Troverai le porte aperte". Gli altri lo seguirono. Mentre stavano già a metà cammino, si fece loro incontro la moglie di Zuzane, Manazara, diretta al carcere; riconosciuto il marito, disse: "Mio marito Zuzane?". Ed egli riconosciutala, le domandò dove mai andasse, tanto più di notte, e come avesse potuto alzarsi, lei che prima non poteva minimamente sollevarsi. Lei rispose "Questo giovanetto del Signore, imponendomi le mani mi ha risanata. Sono stata poi spinta da un sogno a recarmi dallo straniero, detenuto in carcere; e mi sto affrettando affinché, secondo la visione avuta in sogno, possa riavere la completa guarigione". Zuzane domandò chi fosse quel giovanetto che era stato da lei. Manazara rispose: "Anche tu non lo vedi, mentre egli mi regge e sostiene la destra?".