Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Memorie apostoliche di Abdia

IntraText CT - Lettura del testo

Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

[19] Accadevano queste cose, allorché tra costoro che parlavano giunse Tomaso, poi anche Siforo, comandante della milizia, sua moglie e sua figlia, e infine Trepzia, Migdonia e Narchia, che stavano andando tutte a casa di Zuzane. Manazara, visto l'apostolo, lo adorò ed esclamò: "Sei venuto qual medico a guarirmi dalla mia infermità! Ti ho visto pure questa notte che mi affidavi a questo giovanetto affinché mi guidasse in carcere. Invece di aspettare che venissi da te, a motivo della grande tua bontà non hai sopportato che io soffrissi ancora e ti sei messo in cammino verso di me".

Diceva ancora questo allorché si voltò per cercare il giovanetto: costui, infatti, si era improvvisamente sottratto agli occhi di lei, e non era facile vedere colui che poco prima era visibile. Angosciata perché s'era allontanato colui che la sosteneva, prese ad esclamare: "Non posso camminare da sola, non c'è più il giovanetto che mi avevi mandato". E l'apostolo a lei: "Ecco che ormai sarà Cristo a camminare con te, proprio lui sarà il tuo compagno di viaggio e la tua guida".

Messasi pertanto a correre tutta festosa verso casa, la donna precedeva tutti gli altri; dopo che l'apostolo e gli altri vi giunsero, la casa subito risplendette di molta luce.

Tomaso allora cominciò a pregare: "Tu, Signore, aiuto degli infermi, speranza e fiducia dei poveri, rifugio e riposo dei sofferenti, consolazione di quelli che piangono, porto degli sballottati dalle onde, risurrezione dei morti, redenzione dei peccatori, tu che per noi hai subìto la passione corporea, tu che sei penetrato nella dimora della morte e nello stesso inferno, perché fossimo liberati dalle impronte della morte. I prìncipi della morte si stupirono che fossi giunto alla morte, ed essi non abbiano potuto trattenerti, anzi gemettero perché mentre essi restavano privi dell'antica possessione, ti videro ritornare trionfatore. Giustamente perciò ti onoriamo, Signore Gesù, essendo venuto a noi con quella tua paterna e perfetta sostanza, perché potessimo vedere in noi le viscere della tua misericordia verso di noi. Tu ti sei fatto ministro dei tuoi servi, arricchitore della tua possessione; povero, ma non indigente; ricco, ma senza disdegnare il povero; tu hai digiunato per quaranta giorni al fine di riempire con l'eterno alimento benedetto le anime degli affamati: assisti, ti prego, i tuoi servi Zuzane, Manazara e Trepzia; degnati di condurli nel tuo gregge, di annoverarli tra i tuoi santi e di soccorrerli in questa regione di sbandamenti. Sii il medico di quanti languiscono in questa servitù, sii il riposo nelle fatiche, stabilità tra le cose labili. Sii, infine, l'aiuto dei corpi e la vita delle anime, affinché siano templi della tua misericordia e abiti in essi lo Spirito santo".




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License