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Memorie apostoliche di Abdia

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[22] Dette queste cose, tutti fecero ritorno al carcere tenebroso. Giunto in carcere Tomaso pregò: "Signore Gesù, che per noi molto hai sofferto, si chiudano queste porte come lo erano prima e si formino di nuovo i sigilli negli stessi posti". Lasciati gli altri, l'apostolo si diresse alla cella per rinchiudervisi. Le donne, intanto, non potevano desistere dal piangere, sapendo che Mesdeo non si sarebbe fatto scrupolo di ucciderlo.

Frattanto, giunto alla sua cella, l'apostolo trovò i custodi che discutevano tra di loro dicendo: "Come siamo capitati male con questo mago! Ecco che ha aperto le porte delle carceri con arti magiche, e volle condurre tutti con . Affinché con i suoi incantesimi non scivolino fuori con lui anche gli altri, riferiamo la cosa al re, parlandogli anche di sua moglie e di suo figlio". Tomaso ascoltava queste cose e se ne stava zitto.

Essi, dunque, all'alba andarono dal re, e gli chiesero di togliere di mezzo quel mago, senza chiuderlo più altrove, per il fatto che con il suo potere magico apriva ogni luogo chiuso. Annunciarono poi che le porte del carcere erano state aperte e che di ciò essi s'accorsero mentre si stavano alzando; che anche la moglie del re era entrata da lui con altri e che non se ne allontanavano.

Udite queste cose, il re controllò subito i sigilli che aveva fatto mettere alle porte ma li riscontrò uguali a come erano prima. Agitato, disse ai custodi che s'erano ingannati asserendo di aver visto entrare in carcere Trepzia e Migdonia, dal momento che i sigilli non erano stati toccati. Ma essi asserivano di aver detto il vero. Allora Mesdeo si sedette nella sala del tribunale, chiese che gli fosse portato davanti l'apostolo e l'interrogò se fosse libero o schiavo. E Tomaso a lui: "Sono servo di uno, ma di uno solo, sul quale non hai potere". Gli chiese di nuovo Mesdeo perché fosse venuto nel paese. L'apostolo rispose: "Per salvare molti"; gli disse inoltre che gli era debitore per il fatto che sarebbe passato all'al di per mano di Mesdeo.

Allora il re gli domandò chi fosse il suo Signore, quale il suo nome e di quale regione. Tomaso rispose: "Il mio Signore è il tuo Dio, è il Signore del cielo e della terra. Di lui tu non puoi udire il nome: ma quello che gli è stato attribuito in questo mondo è Gesù Cristo". Al re che lo minacciava per il fatto che non glielo manifestava, mentre tolto di mezzo quel maleficio tutta l'India ne sarebbe stata purificata, Tomaso rispose: "Tutti questi malefici se ne andranno con me: sappi però che non per questo mancheranno".

Onde il re meditava in quale modo avrebbe potuto uccidere Tomaso. Temeva il popolo, per il fatto che moltissimi, anche dei più influenti, ammiravano le sue opere e credevano in Gesù.




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