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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[11] Al mattino giunse un discepolo di Simone a dire: "Ti prego, Pietro, accogli me, misero, che sono stato ingannato dal mago Simone; lo credevo un Dio celeste per tutti i prodigi che gli ho visto fare; dopo aver udito però le tue parole ho cominciato a considerarlo come un uomo, e per di più malvagio. Tuttavia quando uscì di qui, io solo lo seguii, poiché non avevo ancora riconosciuto tutte le sue empietà. Quando vide che lo seguivo, chiamandomi beato, mi condusse a casa sua. Verso mezzanotte mi disse: "Ti renderò superiore a tutti gli uomini, se vorrai restare con me fino in fondo". Appena glielo promisi, pretese da me un giuramento di costanza; dopo averlo ricevuto, pose sulle mie spalle certi suoi segreti impudichi ed esecrabili, perché li portassi, e mi seguì. Appena giunto al mare e salito su di una barca che si trovava lì per caso, riprese dal mio collo ciò che mi aveva ordinato di portare. Discesone poco dopo, non riportò indietro nulla: naturalmente l'aveva gettato in mare. Mi pregò poi di mettermi in cammino con lui, dicendo di voler raggiungere Roma. Là infatti avrebbe avuto tanto successo da venir considerato Signore ed essere insignito pubblicamente di onori divini. "Allora, disse, pieno di ogni ricchezza, se desidererai ritornare qui, ti rimanderò trasportato da una moltitudine di potenze angeliche!".
Udite queste parole e non vedendo in lui nulla che potesse testimoniare questa promessa, capii che era un mago e un ingannatore, e risposi: "Ti prego di scusarmi ché i piedi mi fanno male e non sono in grado di andarmene da Cesarea. Oltre al resto ho moglie e figli piccoli che non posso assolutamente lasciare". Udite queste parole, partì per Roma accusandomi di viltà e dicendomi: "Quando saprai della fama di cui mi sarò circondato in Roma, ti pentirai". Dopo di questo, come aveva detto, si diresse verso Roma. Dal canto mio sono subito tornato qui a pregarti di accogliermi come penitente, perché da lui sono stato ingannato".