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Memorie apostoliche di Abdia

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[16] In quello stesso periodo l'apostolo Paolo, in viaggio per Roma, predicava il Cristo Signore. Quindi al tempo di Nerone Cesare, vi erano a Roma gli apostoli Pietro e Paolo, maestri apportatori della salvezza cristiana grazie ai quali, mentre la fede nel Signore Gesù Cristo si sviluppava nella mente di tutti, aumentava la diffusione della vera religione perché erano meravigliosi nelle loro opere e famosi nell'insegnamento in forza della grazia divina.

Nerone cominciò ad avversare in modo forte gli apostoli tramite il mago Simone: poiché il mago aveva conquistato con varie illusioni diaboliche l'animo del Cesare al punto che confidava in lui senza il minimo sospetto come in uno che presiedeva alla sua salvezza ed era custode della sua vita. Difatti credeva che con il suo aiuto avrebbe conseguito vittorie in guerra, sottomesso genti e avuto prosperità.

Ma l'apostolo Pietro smantellò i suoi sogni ambiziosi e tutte le sue scelleraggini perché la luce della verità e lo splendore della parola divina che da non molto tempo si era irradiata per la salvezza degli uomini, grazie agli apostoli, aveva fatto scomparire dalle umane menti l'oscurità di tutta quanta la menzogna, e le tenebre dell'ignoranza. Allora il mago Simone colpito dal bagliore della vera luce divenne cieco immediatamente: colui che già in Giudea era stato confutato per le sue scelleratezze, e se ne era fuggito dall'altra parte del mare. Egli che altrove aveva sperimentato il potere di Pietro, precedutolo a Roma, osò vantarsi di poter risuscitare i morti.

In quello stesso momento era morto un nobile adolescente, parente di Cesare. Si radunò un gran numero di parenti, si chiedevano a vicenda se ci fosse qualcuno che potesse risuscitare il morto.

Pietro aveva già una buona fama in questo, ma dai pagani non si credeva per nulla a tutto ciò. Il dolore tuttavia richiese che si cercasse un rimedio; vi furono alcuni che ritennero bene invitare anche Simone, in modo che vi fossero ambedue. Dato che Simone si gloriava della sua potenza, Pietro disse ai parenti che si provasse lui per primo, se ne era capace, a risuscitare il morto. Se non ce l'avesse fatta, fossero pure certi che Cristo avrebbe agito sul morto.

Simone che dai pagani era ritenuto dotato di una grande potenza, pose come condizione che, se egli avesse risuscitato il morto, Pietro venisse ucciso, giacché aveva ingiuriato una persona così potente sfidandola con parole provocanti; se però non fosse riuscito a nulla e Pietro avesse risuscitato il morto, il mago si sarebbe sottomesso alla sentenza che era stata posta contro l'apostolo. Pattuita questa condizione, si avvicinò al lettuccio del defunto, e cominciò a fare incantesimi e a sussurrare segretamente formule imprecatorie.

Ai presenti sembrò di vedere il capo del defunto muoversi e già si levarono le grida della folla perché si pensava che il morto ritornasse in vita e parlasse con Simone. Cominciò a farsi sentire una grande e generale indignazione verso Pietro, perché aveva osato mettersi a confronto con un uomo così potente. Allora Pietro domandò il silenzio e disse: "Se il defunto è ritornato in vita, parli; se è veramente stato risuscitato, si alzi, cammini e faccia sentire la sua voce. Io vi farò toccare con mano che è un'illusione e non la verità il movimento del capo del defunto. Il mago venga dunque allontanato, disse, dal lettino e saranno messi a nudo gli inganni diabolici". Simone allora venne allontanato dal letto e il morto rimase immobile senza alcuna speranza di vita. Pietro assisteva da lontano e, dopo aver pregato per un poco tra , disse: "Fanciullo, alzati, io te lo dico: il nostro Signore Gesù Cristo ti ridà la vita". Immediatamente il giovane si alzò, parlò e camminò, e Pietro lo restituì vivo a sua madre. Essa voleva ricompensare il beato apostolo, ma questi le disse: "Stattene tranquilla, o madre, per tuo figlio e non aver paura; ha infatti il suo custode".




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