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Memorie apostoliche di Abdia

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[13] Continuando essi in questa perversità, un certo Lisimaco tra la folla disse: "Uomini, perché vi consumate in questo inutile lavoro? Dio combatte per questi uomini e voi non ve ne accorgete. Smettete da questa stoltezza, affinché l'ira del cielo non vi consumi". Mentre diceva queste cose, essi esclamarono con il cuore compunto: "Vero è Dio che essi adorano, e anche noi vogliamo seguirlo".

Erano già sopraggiunte le tenebre della notte; ma all'improvviso un lume si accese e gli occhi di tutti furono illuminati; salirono dove stavano l'apostolo e il giovane, e li trovarono in preghiera. Inginocchiati a terra esclamarono: "Ti scongiuriamo, signore, di intercedere per i tuoi servi che sono stati sedotti dall'errore". Tutti furono presi da tale compunzione di cuore, che Lisimaco lì presente disse: "Veramente Cristo è il Figlio di Dio, che predica il suo servo Andrea". Perciò tutti credettero, corroborati dall'apostolo. Ma i parenti del giovane rimasero ancora infedeli: imprecando contro il giovane, se ne tornarono a casa e intestarono tutto quanto possedevano al pubblico fisco; dopo cinquanta giorni, nello spazio di un'ora morirono. Ma dato che tutti i cittadini amavano il giovane, per la sua mansuetudine, il patrimonio gli fu restituito. Anche in possesso di tutte le sostanze dei genitori, non abbandonò l'apostolo, ma offriva i frutti dei suoi campi per le necessità dei poveri e le cure dei bisognosi.




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