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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[35] Non molto tempo dopo questi avvenimenti, il beato apostolo fece ritorno nella città di Patrasso dove era proconsole Ageate appena succeduto a Lesbio. Qui una donna di nome Efidama, la quale per la dottrina di un certo discepolo apostolico, Sosia, era passata a Cristo, si avvicinò ad Andrea e baciandogli i piedi, disse: "La mia signora Massimilla ti prega, uomo di Dio, di portarti da lei, dato che è trattenuta da una grande febbre: desidera infatti sentire la tua dottrina". Questa era la moglie del proconsole, il quale era tanto disgustato di quella malattia, che voleva togliersi la vita con una spada.
Preceduto da Efidama, l'apostolo arrivò nella stanza dove la donna giaceva ammalata e alla vista del preside con la spada sguainata, disse: "Non farti alcun male ora, proconsole, ma riponi la spada al suo posto; verrà tempo in cui ci toccherà usarla". Senza comprendere, il preside lo fece entrare. Allora l'apostolo si portò davanti al letto dell'inferma e, dopo aver pregato, prese la sua mano: subito la donna fu piena di sudore e la febbre la lasciò. L'apostolo comandò di darle da mangiare. Appena vide questo, il proconsole volle dare al santo di Dio cento denari d'argento: ma egli neppure si degnò di guardarli!