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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[42] Commosso da queste parole, e temendo una sommossa del popolo, si allontanò dal tribunale pensando di liberare Andrea. Andò al luogo del supplizio; il popolo accorreva in massa lieto che il servo di Dio venisse liberato; il proconsole triste e con lo sguardo dimesso si avvicinò all'apostolo appeso: questi però disse: "Perché sei venuto Egea? Desideri, forse, liberarmi, mosso da pentimento? Credimi che non mi persuaderai a scendere da questa croce!".
E poiché il popolo gridava di lasciar libero Andrea, questi esclamò a gran voce: "Non permettere, Signore Gesù Cristo, che il tuo servo sia liberato, mentre pende in croce per il tuo nome; nè permettere, Dio misericordioso, che chi è già vicino ai tuoi segreti, venga consegnato ancora al consorzio umano Prendimi con te, Maestro, che ho amato, conosciuto, cui rimango fedele, che desidero vedere, nel quale resto per tutto ciò che sono. Accetta il mio transito, Gesù buono e misericordioso".
Ripetendo ancora a lungo queste cose e glorificando il Signore con gioia, rese lo spirito, mentre tutti noi eravamo in lacrime.
Massimilla, moglie del proconsole, prese il corpo e dopo averlo profumato con aromi, lo seppellì in un luogo celebre; da allora, conservandosi casta, rimase sempre costante nel professare la fede ricevuta. Suo marito Egea invece, assalito in quella stessa notte del demonio, morì precipitandosi da un alto luogo. Suo fratello, Stratocle, udito questo, non volle assolutamente toccare i beni del proconsole e disse: "Ciò che è tuo perisca con te. A me basta il Signore Gesù che ho conosciuto per mezzo del suo servo Andrea".
Il venerabile e santo apostolo Andrea consumò il martirio in Acaia, nella città di Patrasso, sotto il proconsole Egeate, il trenta di novembre, mentre regnava il Signore Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli. Così sia!