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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[5] I Giudei dunque, vedendo come l'apostolo aveva convertito un tale mago, considerato invincibile, come tutti i suoi discepoli e amici che solevano frequentare la sinagoga avevano creduto in Gesù Cristo tramite Giacomo, offrirono del denaro a due centurioni, Lisia e Teocrito, che erano di servizio a Gerusalemme, affinché catturassero Giacomo.
Nata tra il popolo una sommossa, mentre egli era condotto in prigione, i farisei gridavano contro di lui: "Perché predichi la fede in Gesù, che tutti sappiamo essere stato crocifisso tra i ladroni?". Al che Giacomo, ripieno di Spirito santo: "Ascoltate, fratelli e voi che desiderate essere figli di Abramo. Dio promise al nostro padre Abramo che la sua discendenza avrebbe ereditato tutte le genti. La sua discendenza non designava Ismaele, ma Israele: quegli, assieme alla madre, fu allontanato ed escluso dalla porzione della discendenza di Abramo. Dio disse ad Abramo che in Isacco avrebbe avuto una discendenza. Ma il nostro padre Abramo fu chiamato amico di Dio prima di ricevere la circoncisione, prima di aver osservato i sabati e prima di conoscere una qualche legge di origine divina. Divenne amico di Dio non certo circoncidendosi, ma credendo in Dio; e così nella sua discendenza ereditò tutte le genti. Se dunque Abramo divenne amico di Dio con la fede, è chiaro che chi non crede in Dio è nemico di Dio".
Dopo che l'apostolo ebbe detto questo, i Giudei domandarono: "Chi è colui che non crede in Dio?".