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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[2] Anche questo è un indizio non comune dell'amore del Salvatore verso il beato Giovanni, che con una esistenza più lunga degli altri, come già si è detto fino all'età dell'imperatore Domiziano, annunziò in Asia la parola di salvezza alle genti e poco dopo la morte di Timoteo, cominciò a governare la Chiesa di Efeso.
Avendogli, il proconsole del luogo, letto l'editto imperiale per fargli negare Cristo e cessare dal predicare, il beato apostolo con coraggio rispose che era meglio obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini. "Perciò, disse, nè rinnegherò Cristo mio Dio, nè cesserò di predicare il suo nome, fino a che non avrò terminato il corso del mio ministero, che ho ricevuto dal Signore".
A tale risposta il proconsole si adirò e diede ordine che, come ribelle, fosse messo in una caldaia di olio bollente. Ma gettato nel vaso di bronzo, quale atleta fu unto; non ne uscì per nulla scottato. Il proconsole stupito per tale miracolo, lo voleva liberare e l'avrebbe fatto se non avesse temuto l'editto di Cesare. Escogitando perciò una pena più mite, lo relegò in esilio, nell'isola che è chiamata Patmos. Qui vide e scrisse l'Apocalisse, che va sotto il suo nome.
Dopo la morte di Domiziano, perché il senato aveva ordinato di abolire tutti i suoi decreti, tra coloro che da lui erano stati relegati in esilio e ora ritornavano alle proprie terre, anche il santo Giovanni fece ritorno ad Efeso, dove aveva una piccola casa e molti amici. Era a tutti amabile per la pienezza della grazia di Dio e per la vita sincera.
In questa città invecchiò; confermava la predicazione della parola di Dio anche con segni straordinari; tanto che al solo tocco della sua veste i malati erano guariti, gli infermi curati, i ciechi riavevano la vista, i lebbrosi venivano mondati e i demoni qua e là venivano espulsi dagli ossessi.