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Memorie apostoliche di Abdia

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[6] "Il comandante di una nave dà l'addio ai marinai, a coloro che hanno salpato con lui e alla stessa nave appena l'ha condotta in porto e l'ha affidata a un porto sicuro. Il contadino dopo che ha gettato il seme in terra, lavorato con molta fatica e diligenza il campo e messo la cinta, si concede il riposo solo quando ha riportato le messi nei magazzini. Chi corre nello stadio, esulta solo quando ha ricevuto il premio. Colui che si prepara a combattere da atleta, gioisce quando si è portato via la corona. Insomma tutti coloro che si dedicano alle diverse arti, alla fine del loro dovere e della loro opera, giustamente lodano Dio, poiché non sono stati squalificati, ma giustificati secondo la promessa che il Signore si è degnato fare ai suoi santi. Non è forse vero che ciascuno è sicuro che la fede da lui professata è stata accettata, quando è terminato il corso della vita, ed egli restituisce intatto ciò che gli fu affidato? Molte cose, infatti, possono distruggere la fede dei fedeli dando un certo turbamento all'agitarsi della mente umana: così figli, genitori, gloria, povertà, adulazione, giovinezza, bellezza, superbia, desiderio di ricchezze, vanità, negligenza, invidia, insincerità, ingiuria, amore, tristezza, e ancora la servitù, il patrimonio, l'occasione e altri impedimenti del genere che sogliono essere presenti in tutti.

Come al comandante di una nave che segue il suo corso, è spesso di ostacolo il vento improvviso, che la fa rallentare e causa la tempesta e la bufera; un triste evento può deludere la grande speranza del contadino: così prima di terminare questa vita, ognuno deve guardare il risultato che sta per ottenere; vedere se è vigilante e sobrio, se non gli può venire incontro alcun impedimento, oppure se è turbato e preso dai piaceri mondani.

Nessuno loda la bellezza del corpo, se non quando avrà deposto tutte le vesti; uno non è capitano se non ha guidato gloriosamente tutta la guerra; uno non è medico se non ha guarito tutte le varie infermità. Così di nessuno si può lodare la vita se non quella di colui che con animo pieno di fede avrà presentato il suo corpo per essere degno tempio di Dio, un corpo che non si dissolve con il passaggio della bellezza fugace; di colui che non si sarà lasciato stordire e stornare dalle cose umane, né si sarà inclinato verso le cose temporali, né avrà preferito le caduche a quelle eterne, scambiando le eterne con quelle che passano; di colui che né avrà lodato quelle che non meritano onore, né infine avrà amato le opere piene di contumelia; di colui che non avrà accettato le promesse di Satana e non avrà chiuso in petto un serpente; di colui che non avrà deriso le cose serie, né si sarà vergognato di Cristo.

C'è inoltre chi a parole dice una cosa, ma la nega poi con le opere. Ognuno infatti deve mantenere il proprio corpo lungi da inganni per non renderlo vaso di immondizia, che brucia di immonda libidine, non sia vinto da immondizia e da avarizia: non sia soggiogato dal desiderio di denaro, non sia schiavo della ferocia carnale, non venga tradito dall'ira e indignazione, non venga assorbito dalla tristezza, non sia snervato da divertimenti; abbracci invece ciò che aumenta e favorisce la fede in Gesù Cristo nostro Signore, e riceva la vita eterna, meraviglioso premio in cambio di ciò che ha disprezzato in questo mondo".




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