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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[13] Giovanni, guardandolo, soggiunse: "Questo è appunto quanto il Signore disse nel Vangelo: "L'albero cattivo dà frutti cattivi": il succo, infatti, della radice cattiva aumentò e perciò il buon frutto non può crescere con un succo degenerato. La comune natura non ha sbagliato; si tratta di un vizio della radice. La madre terra con la stessa fecondità, quasi come in un grembo e seno di partoriente, nutre e fa crescere tutti gli alberi; ogni campo ha la stessa temperatura e la stessa aria. Così il Signore onnipotente irrora tutto di pioggia e con il medesimo sole riscalda le viscere della terra e gli alberi delle foreste; ma diverso è!] frutto e vario è il raccolto dei singoli alberi: uno è sterile, l'altro è fecondo. In quello sterile è la radice, che per i vizi, fa sì che l'albero non possa sentire l'influsso della fecondità della terra e dei benefici celesti.
Dio ha creato tutti gli uomini a sua immagine, ossia li ha indirizzati alla sua divina grazia, affinché anche noi imitiamo la misericordia, la virtù, la pietà, la giustizia e tutti gli altri attributi che riscontriamo in Dio; comandò che il suo sole sorgesse, e per tutti venne il Signore nostro Gesù Cristo, per tutti fu messo in croce, per tutti risuscitò. Ma pochi abbracciano completamente tale dovere e accettano il dono di Dio Padre, che sacrificò per noi il suo Figlio, come pure il dono del Signore nostro Gesù Cristo, il quale offrì se stesso per la nostra redenzione. Alcuni se ne infastidiscono e ricusano la salvezza loro offerta, poiché non vogliono credere all'autore della salvezza. Molti altri, mentre resistono alla grazia divina che opera in noi, si privano di questo celeste frutto, come questo miserabile, che vinto dall'invidia, neppure ringrazia del dono della vita riacquistata Ha dunque i suoi carboni, ha anche il frutto di un albero cattivo: il fuoco lo bruci e sia consumato dalle sue fiamme. Questa radice sia separata dalla vita dei fedeli e da ogni opera di coloro che temono Dio, da ogni ufficio dei devoti, dal convegno dei santi, dal ricevere i sacramenti; non abbia relazione con la rediviva Drusiana, la cui morte stimò degna di ingiuria e la cui vita non poté sopportare, per invidia. Dunque l'amicizia che volevamo dimostrare alla morta, diamola a colei che ora vive".
Così dopo aver celebrato un rito di ringraziamento per il nostro Signor Gesù Cristo, l'apostolo se ne tornò alla casa di Andronico, dove per ispirazione dello Spirito santo annunziò ai fratelli che Fortunato era stato nuovamente ferito dal serpente. Comandò che subito uno fosse inviato per confermare la verità. Mandarono uno dei giovani, il quale ritornato lo vide già freddo, mentre per il suo corpo scorreva il veleno. Ma quando fu annunciato a Giovanni che entro tre ore egli sarebbe morto, l'apostolo disse: "Tienti, diavolo, il tuo figlio". E passò lietamente quel giorno con i fratelli.