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Memorie apostoliche di Abdia

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[4] Dopo che il preside Festo ebbe inviato Paolo a Cesare, al quale si era appellato, i Giudei vedendo andate a monte le insidie che gli avevano tese, rivolsero la loro feroce malvagità contro Giacomo, fratello del Signore. Lo aggredirono in questo modo: lo tradussero nel mezzo a loro e gli chiesero con insistenza di rinnegare la fede in Cristo al cospetto di tutto il popolo. Egli invece, a dispetto di quanti pensavano diversamente, con una voce abbastanza libera e forte più di quel che essi desiderassero, al cospetto di tutto il popolo proclamò con tutta franchezza che Gesù Cristo nostro salvatore e Signore è Figlio di Dio.

Quelli allora, non potendo sopportare la confessione così posata e franca di quell'uomo, soprattutto perché presso tutti era ritenuto oltremodo retto in virtù di una vita santa e morigeratissima lo menarono alla morte; approfittando inoltre della situazione favorevole, anche per la morte del governatore, unirono molti altri alla sua stessa condanna. Era avvenuta, infatti, nella Giudea la morte di Festo sicché la provincia si trovava allora senza governatore e senza procuratore.

Sebbene secondo Clemente e altri la morte di Giacomo sia avvenuta in modo alquanto diverso, tuttavia Egesippo, della prima successione apostolica, era più informato e nel quinto libro dei suoi Commentari ne parlò in questi termini:




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