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Memorie apostoliche di Abdia

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[6] Il motivo per cui, poco prima ho ricordato che ivi non v'era posto per il serpente, è perché l'angelo manifestò per mezzo di esso la propria invidia; fu perciò maledetto da Dio e non poté più rimanere, maledetto, in un luogo benedetto Nell'angelo l'invidia nacque allorché vide che nell'uomo c'era l'immagine di Dio, ed anche per il fatto che all'uomo era possibile parlare in tale regione beata con tutti gli uomini. Per questo l'angelo concepì in se stesso l'invidia, entrò nel serpente con la sua potenza angelica, persuase la moglie di Adamo a mangiare del frutto dell'albero, che Dio aveva proibito sotto pena di morte; e dopo ciò la moglie, avendo errato, sedusse il marito. Avendo prevaricato tutti e due furono mandati qui su questa terra, arida e deserta, in esilio, lungi dalla regione della vita in quella della morte; l'autore della colpa, identificato nel serpente, ricevette una eterna maledizione.

Ebbe pietà di questo fatto e di questa condizione degli uomini lo stesso Figlio di Dio, il quale aveva creato l'uomo conformemente all'ordine del Padre suo, e, di fronte alla nostra debolezza, si degnò di assumere la forma umana, senza perdere la sua divinità. Questo è l'uomo Gesù Cristo che riscattò l'uomo e vinse il diavolo soffrendo il patibolo della croce; sopportò derisioni e insulti, e vinse la morte con la sua morte, per riaprire il Paradiso risorgendo. Affinché nessuno ne dubitasse, Cristo fece sì che vi entrassero tutti quanti credono in lui, e per primo lo stesso ladrone, al quale, dal legno della croce, scrollò di dosso il legno della prevaricazione, e a tutte le altre anime sante, che escono da questo corpo, aprì il Paradiso; infine, a quelli che risorgono nell'ultimo giorno aprì anche i regni dei cieli affinché vi possano entrare. Così dunque, purché lo si voglia, è possibile correre alla vita e al Paradiso, donde il nostro padre carnale Adamo fu scacciato e perciò ci generò tutti in questo esilio, mentre il Signore nostro Gesù Cristo ci aprì le porte del Paradiso affinché ritorniamo a quella patria nella quale non v'è posto per la morte e nella quale regna eterna la gioia".




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