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Memorie apostoliche di Abdia IntraText CT - Lettura del testo |
[6] Dopo molto tempo il re, pensando che la costruzione fosse stata completata, andò in quella città ed interrogò i suoi amici, desideroso di sapere qualcosa del palazzo edificato da Tomaso; ma quelli risposero: "Nessun edificio nuovo ha costruito in città, bensì egli va erogando alla gente il tuo oro, predica alla patria il nuovo Dio del quale mai si è udito parlare, e dopo questa vita promette non so qual altra vita eterna, asserendo che vivranno eternamente gli uomini che crederanno nel nome del suo Dio; scaccia i demoni, sana gli infermi, risuscita i morti, e non accetta ricompensa alcuna. Donde è chiaro che egli è un mago ed esercita false seduzioni"
All'udire ciò, il re indignato ordinò che gli fosse condotto davanti e gli disse: "Mostrami l'edificio che hai costruito, altrimenti morirai". E quegli: "L'edificio, che tu o re mi hai ordinato, è già finito, ma non lo puoi vedere ora, bensì nel secolo futuro, quando vi abiterai felicemente". Il re acceso di ancor maggiore furore: "A quanto pare, sei venuto qui - disse - ad ingannarci".
E subito ordinò che fosse rinchiuso in un carcere, unitamente ad Abban, il negoziante.
Il fratello del re sapute queste cose, che cioè il denaro pubblico era stato scialacquato, senza alcun profitto, indignato e dolente del danno subito insieme al fratello, divorato dalla febbre, mise il capo su di un lettino, chiamò il re e gli disse: "Sono giunti i giorni della mia morte. Affido a te la mia casa, sappi che esalo lo spirito. Ti supplico affinché tu ordini immediatamente di decollare quel mago per la nequizia del quale soffro tutto ciò". Ciò detto tacque; e giaceva con gli occhi chiusi, senza prendere cibo e senza proferire parola.
Ma al terzo giorno, aprì gli occhi, chiamò di nuovo suo fratello e gli disse: "Ho ferma speranza che, se ti chiederò qualcosa, tu non me la negherai. Ti prego di passare in mia dotazione il palazzo che quello straniero ti ha edificato". E tra lo stupore, soprattutto perché Tomaso non aveva edificato alcun palazzo, cominciò a spiegarsi dicendo che era stato guidato da due uomini e che gli era stato mostrato il palazzo; e seguitò poi parlando della sua ampiezza, delle finestre, dello splendore, del tetto; i due uomini che lo conducevano gli dissero: "Questa è la dimora che l'apostolo di Cristo, Tomaso, ha costruito per tuo fratello". Dopo queste parole il re disse al suo fratello: "Se questo edificio ti piace, dagli denaro e te ne costruirà uno simile. Io però non abbandonerò la dimora, che con tanta fatica mi sono procurato". Andato poi di gran corsa al carcere liberò l'apostolo, supplicandolo perché gli perdonasse l'offesa inflittagli, chiedendo con insistenza di ricevere il distintivo della beata croce e di credere al suo Dio. Il beato apostolo ordinò loro un digiuno di sette giorni, e predicò la parola del Signore. Al settimo giorno, battezzò il re e suo fratello, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo; e dopo di loro battezzò ancora molta gente. Mentre il re e suo fratello uscivano dal lavacro, vide un giovanetto in veste bianca, con una grande lampada, che diceva: "Pace a voi!". E subito scomparve dai loro occhi.