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Memorie apostoliche di Abdia

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[14] Allora, pieno d'ira, il re ordinò di infuocare lance di ferro e togliere i sandali dell'apostolo, affinché stando sopra le lance a piedi nudi venisse meno dal dolore. Ma prima che fosse inflitto tale supplizio all'apostolo, scaturì dell'acqua e le lance furono spente. L'apostolo disse al re: "Il Signore ha fatto questo non per me, ma per te, affinché tu creda. A me invece il Signore può dare una pazienza tale da non temere il tuo fuoco, anche senza acqua". Carisio allora disse al re: "Comanda che egli sia messo in una fornace delle terme". Il re ordinò anche questo, ma le terme non poterono più riscaldarsi e non avevano neppure il più piccolo grado di calore, e il giorno seguente l'apostolo se ne uscì incolume.

Carisio disse di nuovo al re: "Comanda che egli sacrifichi al dio Sole, incorrerà così nell'ira del suo Dio, che lo libera da ogni pena che gli s'infligge". Mentre s'adoperava affinché entrato nel tempio sacrificasse al dio Sole, Tomaso ridendo in faccia al re disse: "Dimmi, o re, chi è più bello tra te e la tua immagine? Senza dubbio sei più bello tu, che la pittura che ti rappresenta. Perché dunque voi mettete da parte il vostro dio per adorare la sua rappresentazione?". C'era infatti una statua in oro del sole, con una quadrigia aurea di cavalli, con le briglie sciolte, come se stesse compiendo una velocissima corsa verso il cielo. Mentre il re spingeva l'apostolo ad adorare la statua, questi gli disse: "Sbagli, o re, se credi, come ha asserito Carisio, che il mio Dio si adiri nel caso che io adori il tuo dio. Soprattutto desidero che tu sappia che egli si adirerà contro il tuo dio e lo toglierà di mezzo appena lo avrò adorato". Domandò allora il re: "Il tuo Dio, che i Giudei mandarono a morte, sarà mai capace di togliere di mezzo l'invittissimo Sole?". Rispose l'apostolo: "Vuoi dunque che ti si provi che ciò può avvenire?". Carisio interruppe: "Ha trovato delle scuse per non adorare il Sole, e per non sacrificargli". Gli ribatté l'apostolo: "Prima io lo adorerò, e se poi il mio Dio non lo annienterà, allora gli sacrificherò".

Consenzienti il re e Carisio, lo introdussero nel tempio accompagnandolo al ritmo delle danze rituali.




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