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Memorie apostoliche di Abdia

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[17] Mentre discorrevano di queste cose, una donna di nome Trepzia, moglie del re, Migdonia, moglie di Carisio, amico del re, e la nutrice Narchia, dopo aver consegnato al custode trecentosessanta monete d'argento, furono introdotte dall'apostolo. Qui trovarono Siforo, comandante delle milizie del re, e Zuzane, la moglie e la figlia di Siforo che con altre persone erano intente alle parole del Vangelo.

Quando le tre donne furono al cospetto di Tomaso, l'apostolo le interrogò come e col permesso di chi erano entrate, chi avesse loro aperto il carcere e come fossero uscite dal luogo dove erano state rinchiuse. Rispose Trepzia: "Non sei stato tu che ci hai aperto la porta e ci hai detto: "Uscite ed andate in carcere, per accogliere i fratelli che sono colà, poiché il Signore ha dimostrato in noi la sua gloria?". Mentre poi ci avvicinavamo alla porta, non ti sei mostrato subito, ma dal rumore della porta abbiamo avvertito che eri entrato qui. In verità abbiamo piegato il custode remunerandolo, per entrare da te ed ottenere, se possibile, quanto impetriamo con una certa somma, e cioè che tu ti ritiri in qualche luogo per un po' di tempo, fino a quando sarà sbollita l'ira del re".

Tomaso domandò a Trepzia in che modo era stata cacciata in carcere da suo marito, quale ne era stata la causa e per qual motivo egli non aveva perdonato neppure a sua moglie. Trepzia rispose: "Tu vuoi sapere da me in che modo sono stata messa in prigione, tu che mai mi hai abbandonata, che non ti sei assentato una sola volta? Mi meraviglio che tu ignori in che modo sono stata mandata in carcere. Ma se lo vuoi sentire, ecco: Il re Mesdeo diede l'ordine che io fossi introdotta da lui, e mi disse: "Quel mago non ha ancora su di te un potere completo. Infatti ho sentito parlare di azioni che compie con olio, pane ed acqua magica. Quindi non avendoti ancora potuto avvicinare con queste arti magiche, tu ne sei tuttora immune. Perciò obbedisci ai miei ordini, altrimenti tu pure sarai gettata in prigione". Ma poiché io non acconsentivo e gli dicevo che facesse quel che gli pareva; ché egli aveva potere sul mio corpo, ma che la mia anima non l'avrei lasciata perire con esso, ordinò che fossi rinchiusa in un luogo oscuro. Poiché anche Carisio aveva posto sotto accusa la moglie, ordinò di rinchiudere Migdonia insieme alla di lei nutrice, Narchia. Ma tu poi ci hai fatto uscire perché venissimo da te: ed eccoci qui per ricevere da te la grazia della benedizione".




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