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Memorie apostoliche di Abdia

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[5] In quello stesso periodo il re Erode prese a maltrattare alcuni membri della Chiesa; vedendo che la cosa era gradita agli Ebrei, arrestò anche Pietro. Si era nei giorni degli Azzimi.

Presolo, lo mise in carcere, affidandolo alla custodia di quattro plotoni di soldati, con l'intento di fargli il processo dopo la Pasqua. Pietro era rinchiuso in carcere, ma la Chiesa innalzava continuamente preghiere per lui al Signore. Quando Erode fu sul punto di portarlo in giudizio, quella stessa notte Pietro era addormentato tra due soldati, legato con due catene. I carcerieri montavano la guardia davanti alla porta. Quand'ecco un angelo del Signore apparve e una luce brillò nella cella; toccato Pietro sul fianco, il Signore lo svegliò: "Alzati in fretta"; le catene gli caddero dai polsi, e l'angelo gli disse: "Mettiti la cintura e i sandali"; Pietro ubbidì. Disse ancora: "Indossa il mantello e seguimi". Pietro, seguendolo, uscì; ma non riusciva a capacitarsi che ciò che stava facendo, grazie all'angelo, fosse vero: credeva piuttosto che fosse un sogno. Traversati così il primo e il secondo posto di guardia, giunsero al portone di ferro che dava in città, il quale si aprì da solo. Usciti, percorsero una strada, quando improvvisamente l'angelo scomparve. Pietro, ripresosi, disse: "Ora sono sicuro che il Signore ha inviato il suo angelo e mi ha tolto dalle mani di Erode e dalle speranze del popolo ebreo".




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