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Pius PP. IX
Quibus, quantisque

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I.

Da quali e quante calamitose procelle siano miseramente agitati e sconvolti, con sommo dolore del Nostro animo, il Nostro Stato Pontificio e quasi tutta l’Italia, nessuno certamente lo ignora, Venerabili Fratelli. E voglia Dio che gli uomini, ammaestrati da queste luttuosissime vicende, comprendano finalmente che nulla è più dannoso per essi quanto il deviare dal sentiero della verità, della giustizia, dell’onestà e della Religione, appagarsi dei tristissimi consigli degli empi e lasciarsi ingannare e irretire dalle loro insidie, dalle frodi e dagli errori! Certamente tutto il mondo ben conosce ed attesta quali e quante siano state la cura e la sollecitudine del paterno ed amantissimo animo Nostro nel procurare la vera e solida utilità, tranquillità, prosperità dei popoli del Nostro Stato Pontificio, e quale sia stato il frutto di tanta Nostra indulgenza e di tanto amore. Con tali parole Noi condanniamo soltanto gli scaltrissimi artefici di così grandi mali, senza volere attribuire alcuna colpa alla massima parte dei popoli. Senonché siamo costretti a deplorare che molti, anche tra il popolo, siano stati così miseramente ingannati che, chiudendo le orecchie alle Nostre parole ed ai Nostri avvertimenti, le abbiano poi schiuse alle fallaci dottrine di alcuni maestri i quali, lasciando "il retto sentiero e calcando vie tenebrose" (Pr 2,13) miravano solo a indurre e a spingere in pieno nella frode e nell’errore gli animi e le menti specialmente degli inesperti, con magnifiche e mendaci promesse.




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