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Pius PP. IX
Quibus, quantisque

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XII.

Intanto un grido di guerra corse all’improvviso per tutta l’Italia, per cui una parte dei Nostri Sudditi, commossa e trasportata, volò alle armi, e resistendo alla Nostra volontà volle oltrepassare i confini del Nostro Stato. Voi sapete, Venerabili Fratelli, come Noi, adempiendo all’ufficio di Sommo Pontefice e di Sovrano, Ci opponemmo agli ingiusti desideri di coloro che volevano trascinarci ad intraprendere quella guerra, e che esigevano che Noi spingessimo alla battaglia, cioè a strage certa, una gioventù inesperta, raccolta in un baleno, mai istruita nell’arte e nella disciplina militare, sfornita di abili comandanti e di attrezzi di guerra. E questo si pretendeva da Noi che, sebbene immeritevolmente innalzati per imperscrutabile decreto della divina provvidenza al vertice della dignità Apostolica, sostenendo qui in terra l’ufficio di Vicario di Gesù Cristo, ricevemmo da Dio, autore di pace e di carità, la missione di amare con paterno affetto indistintamente tutti i popoli, tutte le genti e le Nazioni, e di procurare, per quanto sta in Noi, la loro salvezza, non già di spingerli alle stragi e alla morte. Che se ad ogni Principe è vietato senza giuste cause intraprendere una guerra, chi sarà mai così privo di consiglio e di senno, il quale chiaramente non vegga che l’orbe cattolico esige a buon diritto dal Romano Pontefice una giustizia di gran lunga maggiore e più gravi cause qualora si accinga ad intimare e a portare ad altrui una guerra?




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