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| Pius PP. IX Quibus, quantisque IntraText CT - Lettura del testo |
Fra questi Nostri ardentissimi desideri non possiamo non avvertire specialmente e riprendere coloro che plaudono a quel decreto con cui il Romano Pontefice viene spogliato d’ogni onore e d’ogni dignità del suo Principato civile, ed asseriscono essere il decreto stesso di gran lunga giovevole a procurare la libertà e la felicità della Chiesa medesima. Qui poi, apertamente ed al cospetto di tutti, attestiamo che nel dire questo Noi non siamo mossi da alcuna cupidigia di dominio o da alcun desiderio di potere temporale, mentre la Nostra indole, il Nostro animo sono in verità alieni da qualsivoglia dominazione. Peraltro il Nostro dovere richiede che nel difendere il civile principato della Sede Apostolica difendiamo con tutte le forze i diritti ed i possedimenti della Santa Romana Chiesa, e la libertà della Sede stessa, che è intimamente congiunta con la libertà ed utilità di tutta la Chiesa. Invero coloro che, plaudendo al decreto predetto, asseriscono tante falsità ed assurdità, o ignorano o fingono d’ignorare essere avvenuto per singolarissima disposizione della divina provvidenza che, diviso l’Impero romano in più regni e stati diversi, il Romano Pontefice, cui da Cristo Signore vennero affidati la cura e il governo di tutta la Chiesa, avesse perciò appunto un civile principato, affinché nel reggere la Chiesa medesima e nel custodirne l’unità godesse di quella piena libertà che si richiede per l’esercizio del supremo ministero apostolico. Infatti nessuno ignora che i fedeli, i popoli, le nazioni ed i regni non presterebbero mai piena fiducia e rispetto al Romano Pontefice se lo vedessero soggetto al dominio di qualche Principe o Governo, e non già pienamente libero. Ed invero i fedeli, i popoli ed i regni non cesserebbero mai dal sospettare e temere assai che il Pontefice medesimo non conformasse i suoi atti al volere di quel Principe o Governo nel cui Stato si trovasse, e perciò, con questo pretesto, sovente non avrebbero scrupolo di opporsi agli stessi atti. In verità dicano i nemici stessi del civile principato della Sede Apostolica, che ora dominano in Roma, con quale mai fiducia e rispetto riceverebbero essi le esortazioni, gli ordini, le disposizioni del Sommo Pontefice sapendolo soggetto all’impero di qualsiasi Principe o Governo, specialmente poi se fra uno di questi e lo Stato Romano si fosse da lungo tempo in aperta guerra?