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Pius PP. IX
Cum saepe

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III.

Perciò in questo vostro ampio consesso di nuovo alziamo la Nostra voce Apostolica e di nuovo riproviamo, condanniamo e decretiamo nulli e inoperanti sia la legge suddetta sia tutti e singoli gli altri atti e decreti promulgati dal Governo Subalpino a detrimento della religione, della Chiesa, dell’autorità e dei diritti Nostri e di questa Santa Sede, sui quali Ci siamo espressi con dolore sia nella Nostra Allocuzione del 22 gennaio del corrente anno, sia in questa presente. Inoltre, con incredibile afflizione dell’animo Nostro, siamo costretti a dichiarare che tutti coloro i quali, nel Regno Subalpino, non esitarono a proporre, approvare, sancire i predetti decreti e la legge contro i diritti della Chiesa e di questa Santa Sede, nonché i loro mandanti, fautori, consulenti, aderenti, esecutori, sono incorsi nella scomunica maggiore e nelle altre censure e sanzioni ecclesiastiche inflitte dai Sacri Canoni, dalle Costituzioni Apostoliche e dai decreti dei Concilî generali e soprattutto dal Concilio Tridentino . Invero, pur adottando la severità apostolica, a ciò sospinti dalla inevitabile necessità di adempiere al Nostro dovere, tuttavia ben sappiamo e ricordiamo che Noi, pur senza merito, operiamo qui in terra come vicario di Colui che, colto dall’ira, si ricorda della misericordia. Pertanto, levando gli occhi Nostri al Signore Dio Nostro, da Lui con umile ostinazione non desistiamo dal chiedere ch’Egli voglia rischiarare col lume della Sua grazia celeste e ricondurre a più sani propositi i figli degeneri della Sua santa Chiesa, di qualunque ordine, grado e condizione, sia laici, sia chierici anche insigniti di sacro carattere, i cui errori non possono essere mai abbastanza commiserati, poiché nulla di più gradito al Nostro cuore, nulla di più desiderabile e di più lieto vi può essere che il pentimento degli erranti e il loro ritorno alla saggezza. Né dimentichiamo, in ogni orazione supplica e ringraziamento di invocare lo stesso Dio prodigo di misericordia, perché non desista mai dal soccorrere e consolare con i fecondi doni della Sua divina grazia tutti i Venerabili Fratelli Arcivescovi e Vescovi del Regno Subalpino, soggetti a tante angustie e tribolazioni, in modo che essi, come finora agirono con tanta lode del loro nome, così perseverino nella loro eminente virtù episcopale, con costanza e con prudenza, nel difendere strenuamente la causa della religione e della Chiesa e nel vigilare con grande zelo sulla incolumità e sulla salute del proprio gregge. Inoltre senza indugio offriamo umilissime e fervide preghiere al clementissimo Signore della pietà perché si degni di confortare con il Suo aiuto celeste non solo il fedele Clero di quel Regno, che in gran parte adempie nobilmente al suo dovere seguendo l’esempio dei suoi Vescovi, ma anche tanti eminenti laici dello stesso Regno i quali, egregiamente animati da sentimenti cattolici e sinceramente devoti a Noi e a questa Cattedra di Pietro, assai si gloriano di operare per la tutela dei diritti della Chiesa.




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