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Pius PP. IX
Cum saepe

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I.

Come Voi ben sapete, Venerabili Fratelli, più di una volta, in questo vostro consesso, abbiamo deplorato, non senza immenso dolore dell’animo Nostro, le infelici condizioni della santissima religione nel Regno Subalpino. In particolare, nella Allocuzione a Voi rivolta il 22 gennaio di quest’anno, e pubblicata a stampa, Ci siamo nuovamente lamentati delle crudeli ferite che per parecchi anni il Governo Subalpino ha continuato ad infliggere, ogni giorno, alla Chiesa Cattolica, al suo potere, ai suoi diritti, ai sacri Ministri, ai Vescovi, alla suprema potestà e dignità Nostra e di questa Santa Sede. Con quella Allocuzione, alzando nuovamente la Nostra voce Apostolica, riprovammo, condannammo, e per di più dichiarammo inoperanti e nulli sia tutti e i singoli decreti promulgati dallo stesso Governo a detrimento della religione, della Chiesa e dei diritti di questa Santa Sede, sia l’iniqua, funestissima legge, allora resa pubblica, che tra l’altro sanciva la soppressione di quasi tutte le comunità monastiche e religiose di entrambi i sessi, delle Chiese Collegiali e anche dei semplici benefici di diritto e di patronato; i loro beni e le loro rendite dovevano essere sottoposti all’amministrazione e alla volontà del potere civile. Nella stessa Allocuzione non tralasciammo di ammonire gli autori e i fautori di tanti misfatti, in modo che più e più volte riflettessero sulle censure, sulle sanzioni spirituali che le Costituzioni Apostoliche e i decreti dei Concili Ecumenici comminano ipso facto contro gli usurpatori dei Diritti e dei beni della Chiesa. Tuttavia eravamo sorretti dalla speranza che coloro che pur si gloriano del nome di cattolici e vivono in un Regno in cui lo stesso Statuto stabilisce che la religione cattolica deve essere la sola religione di quel Regno, e ad un tempo prescrive che tutte le proprietà siano da tutelare come inviolabili, senza alcuna eccezione, finalmente turbati dalle giustissime recriminazioni dei Venerabili Fratelli eminenti Vescovi dello stesso Regno e dalle reiterate proteste, lagnanze e paterni moniti Nostri, richiamassero le menti e le volontà loro a più miti consigli, rinunciassero a perseguitare la Chiesa e si affrettassero a riparare i gravissimi danni recati ad essa. Facevano balenare tale speranza, in modo particolare, le molte promesse fatte agli stessi Vescovi; quindi pensavamo di poter contare su di esse.




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