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Pius PP. IX
Quanto conficiamur

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VIII.

Ma non possiamo dissimulare che proviamo un dolore amaro nel vedere in Italia non pochi membri dell’uno e dell’altro Clero, tanto dimentichi della loro santa vocazione che non si vergognano di diffondere false dottrine anche con scritti esiziali; di eccitare gli animi dei popoli contro di Noi e contro questa Sede Apostolica; di attaccare il Nostro potere temporale e quello della Santa Sede; di favorire impudentemente, con ardore e con ogni mezzo i perfidi nemici della Chiesa Cattolica e di questa Sede. Questi ecclesiastici, allontanandosi dai Vescovi, da Noi e da questa Santa Sede, facendosi forti della protezione del Governo Subalpino e dei suoi Amministratori, spinsero la temerarietà fino al punto di disprezzare apertamente le censure e le pene ecclesiastiche e di sottovalutare certe Società, del tutto condannabili, che vanno sotto il nome di Clerico-liberali, di Mutuo Soccorso, di Emancipatrice del Clero Italiano (così comunemente chiamate) e altre ancora, animate dallo stesso spirito perverso. Sebbene i Vescovi abbiano giustamente proibito loro di esercitare il sacro ministero, non temono, come intrusi, di esercitare illecitamente le funzioni in diverse Chiese. Per cui riproviamo e condanniamo queste detestabili Società e la condotta colpevole di tali ecclesiastici. Nello stesso tempo avvertiamo ed esortiamo più e più volte questi sventurati ecclesiastici di ravvedersi, di ritornare in se stessi, di vegliare sulla loro salvezza, considerando con serietà il fatto che "Dio non prova dispiaceri maggiori di quando vede dei sacerdoti incaricati di correggere gli altri, dare loro stessi il cattivo esempio" , e infine meditando attentamente sul conto rigoroso che dovremo rendere un giorno al tribunale di Cristo. Piaccia a Dio che accogliendo i Nostri paterni avvertimenti, questi poveri ecclesiastici vogliano darci la consolazione che riceviamo dai membri dei due Cleri allorché, miseramente ingannati ed indotti in errore, ritornano a Noi ogni giorno in veste di penitenti, implorando ardentemente e con voce supplicante il perdono del loro smarrimento e l’assoluzione dalle censure ecclesiastiche.




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