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| Pius PP. IX Ex quo infensissimi IntraText CT - Lettura del testo |
Da quando i funesti nemici del nome cattolico, per cancellarlo del tutto (se fosse possibile) hanno osato far vacillare il principato civile della Santa Sede, cui sottrassero floride province lasciandone a Noi solo alcune perché esercitassimo il potere civile entro angusti confini e non senza difficoltà dell’erario, uomini perfidi non hanno mai rinunciato al proposito di occupare le altre Nostre province e d’invadere perfino questa alma Urbe nella quale, per divina volontà, si è stabilita la Sede Apostolica, fondamento della religione, maestra della fede, rocca e baluardo della verità cattolica. Da qui le macchinazioni e le frodi, da qui l’aperta violenza usata recentemente, quando cioè si accozzarono improvvisate masnade d’infima plebe, prontissime ad ogni misfatto, che si inoltrarono nelle nostre province per alzare la bandiera della ribellione: col terrore, con le rapine e con ogni sacrilega scelleratezza portarono la desolazione nei villaggi, nei paesi, nelle città senza però riuscire ad allontanare le popolazioni dalla debita fede, dall’ossequio verso di Noi e la Sede Apostolica. Orbene, in un così difficile frangente rifulse l’eccezionale valore dei Nostri soldati. Infatti, seguendo i loro comandanti, per nulla atterriti dall’asperità del cammino e neppure affranti dalla lunghezza delle marce né svigoriti dalle fatiche, corsero alacri a rintuzzare l’impeto dei nemici. Dopo aver acceso la zuffa contro di essi, ed averla rinnovata in più luoghi, combatterono con tanto animo e coraggio che sconfissero e dispersero quelle schiere efferate e restituirono quiete e sicurezza ai borghigiani e ai cittadini.