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| Pius PP. IX Non sine gravissimo IntraText CT - Lettura del testo |
È anche più grave abusare dell’autorità della Sede Apostolica per sfuggire alle ammonizioni dei Prelati. Infatti è sacro e rispettato in ogni età e tenuto in onore il diritto di appello al Romano Pontefice, cui appartiene il divino potere di annullare le sentenze di qualsiasi giudice. Ma, invero, non si può affatto tollerare questo pretesto e abusare di esso a sostegno della disobbedienza, quando è evidente che coloro che sono subornati da quel consiglio in termini di ricorso si scagliano ingiustamente contro la disciplina ecclesiastica. Un rimedio contro il ricorso (come ammonì Alessandro III Nostro Predecessore) non è ancora stato trovato in modo che debba costituire difesa nei confronti di chi, dissoluto, devia dal rispetto della religione e dell’ordine. Ed è noto a tutti che occorre tener conto dei ricorsi soltanto in materia di ammonizione e di caduta dei costumi, come si dice. Coloro che oseranno agire diversamente, si convincano che sono non tanto figli devoti della Sede Apostolica quanto perturbatori dell’Ordine ecclesiastico.