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| Rocco Chinnici Il seme del male IntraText CT - Lettura del testo |
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(Scena unica composta di misere cose)
(Alla suocera intenta a rammendare) Ma…, anche il lavoro nei campi, dov’è la terra? Non vede come vive chi lavora la terra? Solo dolori, dolori e sacrifici! Questo è ciò che si raccoglie dopo un anno di duro lavoro!
(Donna all’antica, dal carattere non tanto buono) Non ti preoccupare che ora il progresso, farà cambiare ogni cosa e anche per i contadini tutto sarà diverso.
Ma cosa sta dicendo? Non vede come tutto resta sempre uguale? uguale per noi che quasi per volere divino, come direbbe don Giuseppe, siamo stati scelti per sopportare il peso (animandosi) delle responsabilità altrui!
(Battendo la mano sul tavolo per riprendere Turi) Zitto! Zitto! Non bestemmiare! è la rabbia a farti dire certe cose! vedrai che Dio non abbandona mai la gente come noi.
(Entrando dalla comune. Ha appena dieci anni. Ama tanto suo padre. Tra le mani ha un involto; Turi cerca di nascondere il cattivo umore alla piccola) Nonna, guarda, ho preso tutto: la mortadella, il pane… volevo, volevo prendere un regalino a papà, ma… i soldi erano un po’ pochi…
(Abbassandosi la prende fra le sue braccia) Vieni Lucietta, amore mio, a papà, basta solo il pensiero.
(Gli si stringe al collo) Papà non andare via, ho paura senza di te!
(Trattenendo le lacrime) No piccola mia, non ti preoccupare. Vado via solo per poco tempo; vedrai che al mio ritorno sarà tutto diverso: avrai quello che non hai mai avuto; sarà meglio per tutti, vedrai, pure Andreino, dopo, (tenta di nascondere qualche lacrima) potrà ricominciare a giocare con te.
Si, vedrai; il dottor Ginori ha detto che basterebbero un po’ di soldi per l’intervento e poi tutto andrà bene.
Allora è per andare a trovare i soldi che vai via papà?
Diciamo che è così.
E allora senti, invece di andare lontano, perché non provi a cercarli qua vicino? Povera piccola, non puoi ancora capire quanto sia difficile trovarli!
Ma tanti, nonna, riescono a trovarne molti senza andare lontano; e tu (al padre) non riesci a trovarne quasi niente; io… alle mie amiche compagne di scuola, a quelle che ridono di me, ho sempre detto: il mio papà è intelligente, sa tutto, capisce tutte cose, ma… non posso dire loro che sa fare tutto, se poi…
(Adirato) Basta! Basta! D’ora in poi di loro che sono un fannullone, un ubriacone, un buono a nulla, di se vuoi pure che non sono tuo padre, ma basta! Basta!
Ma papà, io… (Vuole avvicinarsi al padre ma scappa piangendo mentre sta per entrare la mamma) Mamma! Mamma!
(A Lucia) Che c’è? (Poi a Turi) Turi! (Infine alla mamma) Mamma che c’è? Lucia perché piangi?
(Piangendo) Papà non mi vuole più; ha detto di dire alle mie compagne che lui non è mio padre.
Ma che dici, vai nella stanza di Andreino, che ora vengo. (A Turi, afflitta) Perché! Perché Dio! Che abbiamo fatto di tanto grave per meritarci simile tuo castigo? (inginocchiandosi a Turi) Ti prego Turi, te ne prego come mai prima d’ora; va da don Luigi, nutre molta simpatia per te, lo sai ti stima molto.
Lo so, lo so, e so anche perché! Ma non lo vedi? Mi ossequia, mi sorride quasi, s’inchina al mio cospetto! - Vienimi a trovare se hai di bisogno - Mi dice, col falso sorriso di chi tradisce. Come se lui non sapesse, in che condizioni viviamo!
Potrebbe anche non sapere fino a che punto!
Certo che lo sa, e ne è quasi compiaciuto! Anzi si augura di vedermi ai suoi piedi; ma questo per lui rimarrà un sogno, perché io preferisco piuttosto partire, anche se tu non puoi capire quanto male possa farmi.
Cosa spetti a mettere da parte, una volta e per sempre, quello che tu chiami ideale, o coscienza come dici tu! E’ forse coscienza vedere un figlio ammalato e sapendo di poter fare qualcosa per lui ci si nasconde dietro parole assurde! Ideali, principi, orgogli, si orgoglio! Perché di questo si tratta: orgoglio!
Davvero credi che sia solo orgoglio? Allora cosa si dovrebbe dire di quelli, che proprio per questi principi, ideali o belle parole come le chiami tu, soffrono, si sacrificano, marciscono nelle galere e muoiono! E di noi! che stiamo li a guardare, senza porci domanda alcuna, mai! Perché noi… abbiamo paura, paura di quella risposta che potrebbe fotterci! (Ignazia lo guarda indignata) Si proprio così, fotterci.
Ma Turi! No mamma, lascialo dire! Allora, secondo te, basterebbero tutte queste parole come se fosse una ricetta medica da presentare al farmacista per avere la medicina? Ma lo vuoi capire che sono oramai discorsi vecchi, pieni di parole vuote, inconcludenti…
(Interviene trattando male Turi) Giusto! Inconcludenti; ma cosa hai concluso sino ad ora? niente! Solo, miseria sopra miseria, e poi, litigi a mai finire; dici di non essere capito, ma in che cosa dobbiamo capirti! Io, ho invece capito tutto, ed è da tempo che mi prometto di dirtelo, ho la strana impressione che tu sei allergico al lavoro, ma cosa hai fatto per trovarlo? Niente!
Ah! E’ così? Secondo lei, io, non voglio lavorare?
Ma quale mamma! Tu sei troppo buona figlia mia! E’ vero che bisogna amare e capire, ma bisogna anche guardare in faccia la realtà. Proprio tu, poco fa, hai ricordato don Luigi, ebbene, cosa fa lui per andarlo a trovare, niente! Anzi, quando lo vede si gira; poi ci sarebbe il parroco don Giuseppe, e anche in questo lui pare veda il demonio!
Ah! E’ questo che secondo voi io dovrei fare? Andare a chiedere lavoro a loro, a questi signori, andare da loro come se io andassi all’ufficio di collocamento; questo non lo farò mai! Meglio andare al Nord, almeno là, si, sei sotto il padrone, ma sai di vivere con gente che ti capisce, con gente che vive i tuoi stessi problemi, gente che lotta contro le ingiustizie sociali perché crede in una vita migliore.
Invece qua ci vivono quelli che non capiscono niente, quelli che credono solo nella vita peggiore.
Si, proprio così! Là, il padrone lo si combatte! Qua… (annuendo) qua invece, lo si venera come se fosse un Dio; insomma quanti Dio avete!
Non basta ancora; ditemi: cosa fanno quelli che lavorano la vigna dei notabili signori, di quei signori che riescono ad ottenere svariati centinaia di milioni dalla Regione per rimettere a nuovo i loro terreni? Niente, lavorano come muli dall’alba al tramonto, facendo una vita da schiavi. Mentre quei signori si ingrassano alle loro spalle; perché quei soldi che la Regione paga sono soldi di tutti, come vede si paga per essere sfruttati, e si dovrebbe pregare nello stesso tempo quel signore padrone da voi tutti divinizzato.
(Si sente suonare la campana della chiesa; Ignazia si fa il segno della croce) Dio, Dio mio! Fa che questo rientri nella ragione. (A Maria) Senti Maria hai bisogno d’aiuto?
In chiesa, in chiesa vado figlia mia! A più tardi. (Guarda Turi, non parla e si avvia)
(La prende fra le braccia) Maria non essere triste, non dare ascolto a tua madre! il nostro è un periodo difficile! Vedrai che passerà. Al Nord il lavoro non manca e non appena riesco a sistemarmi, vi porterò con me, cureremo Andreino e potremo vivere una vita migliore.
Una vita migliore dici? A noi neanche un miracolo può salvarci.
E vedrai che il miracolo si realizzerà, perché il lavoro lo troverò. (Bussano) Avanti!
Buon giorno signora, mi manda la baronessa Myron…
Madonna! Dimenticavo, oggi scade il sesto mese d’affitto della casa, come faccio? Turi come facciamo? Ha detto che, se non pagavo, mandava gli uscieri. (prendendo dalla tasca i soldi che gli sarebbero serviti per pagarsi il viaggio) Tieni Maria, prendi, paga con questi, vuol dire che ritarderò la partenza.
Ma…
Senza ma, tieni.
(Al servo) Tenete, diteglielo alla vostra padrona che siamo pari con l’affitto.
Mi spiace signora, io… un semplice servo sono e devo ubbidire agli ordini. Buon giorno signora e che Iddio vi benedica. (Esce)
E ora… anche la partenza, la speranza di cambiare vita è finita!
Senti Maria, vuol dire che rimanderò la partenza e che intanto andrò a lavorare al feudo del conte Castagno, per qualche mese; saranno pochi i soldi che prenderò, ma… bisogna che almeno ricominci a trovarli.
E’ distante, come farai a tornare a casa? E poi… non ci sono mezzi che arrivano da quelle parti.
Non preoccuparti, vuol dire che farò finta d’essere già partito; intanto vediamo se riesce a darmi lavoro. (prende la giacca) Vado a parlargliene, sarà sicuramente al castello in cima al paese, torno subito. (Esce)
(entrando s’accorge della mamma che piange davanti una statuina della madonna) Mamma, perché piangi davanti alla Madonna?
(Si alza da ginocchiata e cerca di nascondere il suo stato d’animo) Vieni piccola mia, non è niente, ho pregato la madonna perché ci aiuti; papà è andato a vedere se trova lavoro. (esce per la stanza dove si trova Andreino il figliolo ammalato)
(Dopo avere accompagnato con gli occhi l’uscita della mamma prende una sedia, la mette davanti la statuina della Madonna e vi si inginocchia) Madonnina mia, ti prego aiutaci, fa che il mio papà trovi lavoro, fa che lo trovi pure vicino, così non parte più, perché io…, io non voglio che parte. Ti prego aiutalo; tu, non lo conosci, te lo giuro! (bacia con indice e medio uniti, la statuina) E’ il papà più buono del mondo, forse, forse perché tu lo senti che s’arrabbia? Ma lo fa perché lui dice che non è giusto che c’è gente troppo ricca e c’è invece chi non può neanche mangiare; tu che dici, è giusto questo? (Entra Maria)
Ma che fai, ti metti a tu per tu con la Madonna? Vieni qua, apparecchiamo la tavola che preparo qualcosa da mangiare.
Ah! Senti, prendi l’involto che doveva portarsi papà, mangiamo anche quello per stasera.
(contenta) Allora papà non parte più? Sono contenta. (Si avvicina alla Madonna) Grazie Madonnina, lo sapevo che mi avresti aiutata. (Apparecchiando) Prendi i bicchieri e le posate e finisci di apparec- chiare , io vado a vedere intanto se Andreino mangia a tavola con noi.
Si mamma. (continuando a distribuire le posate) Questa qua, quest’altra qua, io mi voglio sedere qua, accanto a papà, così mi farò perdonare d’averlo fatto arrabbiare.
(Entra sorreggendo Andreino mentre le si avvicina Lucia e gli aggiusta lo scialle sulle spalle) Ecco, fatti trovare seduto qua da papà, tutti e due al suo fianco, contenti? La nonna qua ed io qua. Lucia attenta se Andreino ha di bisogno qualcosa; io vado in cucina. (Ed esce)
Lo sai Andreino, (cantilenando) papà non parte più…ù.
(Entra con don Luigi, mafioso del paese) Lucia. Si accomodi, si accomodi! Lucia, che aspetti! Prendi una sedia a don Luigi! (Lucia, dopo averlo guardato, continua a parlare con Andreino) Lucia! Ma che aspetti! Sei sorda? Aspetti che gliela prendo io. Si sieda. (Va a chiamare Maria) Maria! Maria!
Si mamma, vengo!
Sono già grandi i figlioli; e quello, è Andreino… l’ammalato? Certo che in queste condizioni, (guardandosi attorno) non c’è proprio di che rallegrarsi; vostro genero certo che la mantiene un po’ maluccia la famiglia. E dire che, allora, se Maria avesse voluto…
Ma che ci posso fare, don Luigi, allora ha voluto così; cosa potevo fare; provai pure a non farla uscire di casa ma… niente!
Con me, certo che, quando allora ve ne chiesi la mano, non avrebbe sicuramente fatto questa vita Maria, peccato, ma…, se lei è disposta, io saprei come aiutarla.
Voi siete buono don Luigi, di questo finiremo di parlarne dopo la partenza di Turi, dovrebbe andare, per come vi avevo detto a…
(Entra, e, vedendo Don Luigi, resta imbarazzata, vorrebbe sistemarsi) Scusatemi Don Luigi, non sapevo…
(A Ignazia) Lo vedi, non riesce nemmeno a darmi del tu. (A Maria) Che cosa ho che non va?
Veramente io…
Senti Maria, ho parlato con Don Luigi della tua situazione familiare, gli dissi pure di quei soldi che servirebbero per Andreino… Si, nonna!
No niente, non parlavo con te. Dicevo, e per quei soldi, lui, è disposto ad aiutarti.
Veramente… Turi… sta cercando di provvedere; è andato…
(indisponendosi) E’ andato! E’ andato! Ma lo vuoi capire, figlia mia, che nella vita l’amore non è tutto! (A cantilena) Ci vogliono i soldi! Pure i soldi ci vogliono, figlia mia. Ma lo vuoi o no che tuo figlio si ristabilisca? E poi, anche voi, non lo vedete che vita fate? Cerca di approfittare della bontà di don luigi.
E poi, Maria, niente ti chiedo, solo quello di badare a mia madre e ad accompagnarla, qualche volta al mese, dal professor Giusti, lo sai, quello delle malattie polmonari.
Ma c’è Andreino a cui badare… Lucia…, no, no come faccio; e poi…
E poi? Cosa e poi, dimmi! E’ per via di Turi che non vuoi?
Forse, non lo so mamma. So solo… che non mi sento di fare simile lavoro.
Cooosa? Non ti senti di fare simile lavoro? (Ironica) E che lavoro vorresti fare, dimmelo! La signora, forse? Qua, mi pare che ci stiamo nobilitando tutti! (Misteriosa) O hai paura che venga, poi qualcuno, a sapere di sua moglie che lavora alle dipendenze del suo rivale! (Maria non risponde) E’ a questo che pensi? Parla! E a tuo figlio, non ci pensi a tuo figlio?!
(Esasperata) Basta! Basta! (Piangendo) Non ne posso più!
(Accorrendo dalla mamma) Mamma! che hai mamma?
Perché stai piangendo? Di cosa non ne puoi più, mamma? Lo so, sono io che ti stanco!
(Accorrendo da Andreino) No, figlio mio, non sto piangendo! (Vorrebbe far finta di ridere) Lo vedi? Io rido! Guarda, come ride mamma tua; di cosa dovresti farmi stancare. (A don Luigi) Ditemi, cosa dovrei fare? Cercherò, se occorre, di convincere anche Turi a capire.
Potremmo non fargli capire niente! E poi, non deve partire oggi?
Ma… mio marito…
Senti, (a Maria, sottovoce) oggi stesso vado a parlare col chirurgo, vuol dire che, al più presto, tuo figlio sarà ricoverato e sottoposto all’intervento. Vedrai che nel giro di pochi mesi tutto sarà diverso; ai soldi penserò io. Lucia la mattina è a scuola, e poi c’è tua madre se occorre, come vedi, adesso, sta a te decidere.
E voi, mi garantite di affrontare le spese di ospedale, soltanto perché io badi di mattina a vostra madre? Se non sbaglio, mi pare di ricordare che vostra madre, oltre ad avere altre addette alla sua persona, non versa proprio in condizioni di precaria salute. Ma, allora perché tutto questo interesse verso la mia famiglia?
(Come se ricordasse qualcosa) Tu dimentichi il passato, o fai finta. Ricordo ancora quell’amara risposta che mi hai dato, e quel no secco, ancora suona forte, nelle mie orecchie. Quante volte mi chiesi allora se dopo avessi potuto continuare ad amarti, ora, a distanza, sono messo alla prova col tempo, ma, come vedi, ho perso.
Don Luigi, io l’ho sempre pensato che siete una persona buona, credetemi, anzi, al contrario di come qualcuno avrebbe detto, (alludendo a Turi) voi siete di più, siete una persona santa, (gli prende la mano) lasciate che vi baci la mano.
(Ritirandosi la mano e la pulisce col fazzoletto) Ma no, che fate! (Guarda l’orologio; s’accorge ch’è tardi) E’ già tardi, devo andare, arriva mia madre col treno. (A Ignazia) Senti, ci vediamo domani, vienimi a trovare così finiremo di parlare. (A Maria) Allora, posso interessarmi per tuo figlio?
(Le si inginocchia) Grazie, grazie don Luigi; farò quello che mi avete detto.
A domani allora, e… mi raccomando, senza ripensamenti. (Ed esce)
(Va ad abbracciare Andreino che stava giocando con Lucia) Andreino, figlio mio! Abbraccia la tua mamma.
Mamma, ti voglio tanto bene mamma.
(Avvicinandosi a Lucia) E tu, Lucia, non abbracci la nonna?
Io avrei preferito abbracciare il mio papà, perciò…
A proposito, sentite bambini, la fate una promessa alla mamma?
Lo giuro! (Baciando, con l’indice e il pollice unito, verso l’alto)
Quando viene papà non dite che è stato qua don Luigi, capito?
Perché, mamma?
Niente perché, promesso?
(Si guardano e poi guardando la mamma) Si mamma! (Maria li abbraccia; Ignazia li guarda mentre lentamente va chiudendosi il sipario)
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