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Rocco Chinnici
Il seme del male

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SECONDO ATTO


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VICINA

Buona sera donna Ignazia, ma, vostro genero, non è partito?

 

IGNAZIA

No, mi pare di no ancora, perché? Aspettate che chiedo a mia figlia.

 

VICINA

Veramente io, non vorrei essermi sbagliata, passavo per caso dalla bettola di zio Tano, quando sentii un gran fracasso di gente che rideva, chi a destra, chi a manca, sapete, gente che lavora ai campi di don Luigi e del conte Castagno.

 

IGNAZIA

E parlate, di che ridevano?

 

VICINA

Non so se faccio bene a dirvelo, mi ero avvicinata così, per curiosità, e non ci vedo in mezzo a quella cerchia, Turi!

 

IGNAZIA

Turi?!

 

VICINA

Si Turi, salito sul tavolo, ubriaco, come se stesse per fare un comizio, si, ricordo che gridava: -A basso i ricchi!-. Mentre qualcuno, di nascosto, pagava, pagava per farlo continuare a bere. Poi, ricordo, entrò don Luigi, e…

IGNAZIA

Forza, parlate! Quando arrivò don Luigi…

VICINA

(Parlando sottovoce per non fare sentire ai bambini) …Che vergogna! Se avesse visto, donna Ignazia! Si avvicinò a Turi, che oramai non capiva più nulla, e gli disse: - Balla! Balla buffone! Che


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ora inizierò io finalmente a divertirmi. Non capisco cosa abbia voluto dire. Turi, prima lo ha guardato, pare che stesse per dargli un colpo di sedia… poi niente, anzi, chiedeva sempre vino, che sotto sotto, altri porgevano.

 

IGNAZIA

E ora, pensi che possa essere ancora là?

 

VICINA

Non saprei, ma vedete di riprenderlo voi, è un brav’uomo Turi, chissà, perché avrà bevuto.

 

IGNAZIA

Grazie, grazie, ma… vi prego, non dite niente a mia figlia; io vado a vedere. (bussano) Avanti! (entrano due persone sorreggendo Turi ancora ubriaco; la vicina prende una sedia mentre Ignazia guarda meravigliata la scena, poi ai due) accomodatelo li, (indicando la sedia che ha preso la vicina) grazie. (i due escono salutando; Ignazia verso il pubblico) Vergogna! Pure a don Luigi ha fatto ridere; ma! Vergogna!

 

ANDREINO

Papà! Papà, che cos’hai?

 

LUCIA

Papà che ti sei fatto?

 

TURI

(ancora ubriaco, parla facendosi capire poco) Oh, Lucietta! Vieni qua! Vieni in braccio a papà. (fa per prenderla ma non ci riesce, riprova e cade pure lui, si posa la mano sulla fronte e guarda Lucietta) Ferma! Ferma, non girare!

 

LUCIETTA


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Ma… papà, io… io sono ferma! Mamma! Mamma! (corre dalla mamma)

 

MARIA

(entrando) Vengo! Che… Turi! Turi! Che c’è? che hai? (rivolgendosi alla vicina  e a sua madre) Ch’è successo? Ditemi!

 

VICINA

Niente, Maria, è solo un po’… (facendo come a stare ad indicare che gli gira la testa)

 

MARIA

Parla Turi, dove sei stato? Chi t’ha fatto bere? Perché, perché!

 

VICINA

Calma, Maria, stai calma; dagli un po’ di bicarbonato, (Lucia va a prenderlo) vedrai che a momenti non c’è più niente; io vado, ho lasciato la pentola sul fuoco, se dovreste avere di bisogno chiamatemi. (esce)

 

LUCIA

(ritornando con in mano bicchiere e bicarbonato) Mamma, perché papà s’è bevuto tanto vino?

ANDREINO

T’abbiamo aspettato tanto papà; perché si è ridotto così, mamma?

 

IGNAZIA

(adirata) Lo dicevo io!

 

MARIA

(intenta a far bere l’acqua a Turi) Mamma, zitta! Sicuramente sarà successo qualcosa. (a Turi) Parla, ti prego Turi! Come stai?

 

TURI


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(riprendendosi un po’) Meglio, meglio sto, lasciatemi tranquillo cinque minuti, passerà.

 

ANDREINO

Mamma, ho freddo, ti prego, portami a letto.

 

MARIA

Non hai mangiato niente, aspetta. (si avvia per andare a prendere qualcosa da mangiare)

 

ANDREINO

Mamma, no! T’ho detto che non ho fame, portami a letto.

 

MARIA

(a sua madre) Aiutami a portarlo di la e dopo prepari. (si avviano)

 

ANDREINO

Mamma, un bacino a papà prima! (bacia suo padre ed escono)

LUCIA

(avvicinandosi a suo padre ancora seduto) Papà, (cantilenando) papàà, andiamo, su! (cerca di tirarlo da terra per portarlo a tavola) Vieni a tavola, dobbiamo mangiare!

 

TURI

Io non voglio mangiare, voglio partire, si, partire, partire per non tornare più in questo paese, sto rovinando pure la vostra esistenza.

 

LUCIA

No, papà! Ma che dici? Non dire così alla tua Lucietta, non andare via, la mamma mi disse che restavi, io voglio stare con te, con te voglio stare papà (piangendo)

 

TURI

Dopo, dopo; ora non piangere figlia mia, ora, devo partire solo.

 


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LUCIA

Non mi lasciare papà (stringendosi a suo padre). Ho paura, tanta paura, se te ne vai.

 

IGNAZIA

(entrando con una pentola e dei piatti in mano) Lucia! Lucia! Vieni a mangiare.

 

LUCIA

Non ne ho fame, voglio stare con papà (stretta sempre a papà).

 

IGNAZIA

Ora viene tua madre e vedrai. Vieni ti ho detto!

 

LUCIA

No…o!

 

MARIA

(entrando si dirige verso Turi) Turi, come stai? Vieni che mangiamo, è da tanto che aspettiamo. Sei stato dal conte?

 

TURI

(con un piede in ginocchio e, fissando il vuoto, racconta pensando all’accaduto) - La crisi Turi-, la crisi, m’ha detto; - non ho lavoro da darti -; mentre giù, nel cortile del castello, gridavano, attorno ad un banchetto, gli ospiti, il suo nome. (guarda Maria) Dovevi vedere, era come se stessi a guardare un film, c’erano anche gli orchestrali. – E’ il compleanno di mio figlio – aggiunse, e poi, col falso sorriso, mi accompagnò alla porta.

 

MARIA

Su Turi, lascia stare…

 

TURI


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(guardando Maria) Il compleanno di suo figlio! (alzando gli occhi al cielo come se stesse a parlare con Dio) Guardami! Oh Padre dei peccatori, anch’io, e di anni ne ho fatti tanti, ma, mai, mai io pretesi da te qualcosa, neanche un piccolo regalo; ora voglio, si, voglio che guarda altrove, la, in quei castelli, in quei posti, dove i tuoi figliastri s’ingrassano di carne umana, e brindano nei calici dorati; mentre io, povero figlio tuo diletto, non ho neanche il diritto di raccogliere le briciole.

 

MARIA

Turi spiegati, non capisco, cosa è successo? Chi, t’ha cacciato?

 

TURI

Non hanno cuore, solo noi poveri cristi lo teniamo, e forse neanche colpa hanno, si, ti sorridono, dicono d’averti capito, ma, quando pare che qualcuno di loro sta per aiutarti, ecco che si ritrae la mano, perché non sa, si, non sa cos’è il bisogno! Mai Maria, non fidarti mai dei ricchi, sono pericolosi, non riusciranno mai a capirti.

 

IGNAZIA

Su Maria, su, non stare li anche tu, vieni a mangiare si fa freddo, è il vino a fare dire certe cose, e a molti piace bere, bere per dimenticare! Come se appena riaprono gli occhi non si ritrovano come prima. Ma è inutile stare li a discutere sempre le solite cose, su vieni figlia mia, (alludendo) che questa vita cambiare dovrà.

 

MARIA

Ma… mamma! (poi a Turi) Dai, siedi a tavola

 

TURI

Certo che cambierà! Vedrà, a costo di andare a chiedere l’elemosina, ma troverò i soldi per partire!

 

IGNAZIA


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Ecco, come stanno le cose! Eh no! Adesso basta! Pure i soldi del biglietto ti sei bevuto! (a Maria) Come! Adesso esageriamo figlia mia; ma lo capisci…

 

TURI

(alla suocera, avvilito) Adesso basta! Basta Cristo! Perché prima che esco io da questa casa, sarà lei a precedermi, come osa? Chi si crede di essere? Mia madre forse? Lei si, fu una santa donna, ma voi, voi! Siete solo una vipera e una leccapiedi!

 

IGNAZIA

Ah, è così! Se è per questo, me ne vado subito da questa casa!

 

MARIA

(in lacrime, la trattiene) Mamma ti prego, non andare!

 

TURI

Maria, lo capisci dove siamo arrivati!

 

MARIA

Basta Turi! Questa è mia madre!

 

TURI

E’ tua madre! E allora decidi, o con lei o con me! (Maria s’abbassa gli occhi e non risponde) Parla! (Maria ancora non risponde) Ah, è cosi! Addio allora! (prende la valigia che ancora giaceva all’angolo della stanza e fa per andare)

LUCIA

Papà! (gli corre incontro e lo trattiene) No, ti prego! Non andare, portami con te; ho paura, lo sai perché ho paura?

 

TURI

(abbassandolesi) Ma che dici figlia mia, paura di che! Ciao Lucia, (quasi piangendo) luce degli occhi miei, vedrai, verrò a prenderti; non  dirgli ad Andreino che sono partito, potrebbe soffrire di più; tu


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sei forte, non piangere, vedrai ritornerò (l’abbraccia velocemente e la tiene stretta a se, poi, lasciandola di scatto, esce deciso e senza girarsi).

 

LUCIA

(piangendo, stringe, come se acchiappasse l’ombra di suo padre) Papà, perché sei andato via! Tu, tu… non lo sai; (singhiozzando) ma io, io… non ti rivedrò mai più. Addio papà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FINE SECONDO ATTO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




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