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Rocco Chinnici
Il seme del male

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  • TERZO ATTO
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TERZO ATTO

 

(scena come nei primi due atti; un po’ arricchita per evidenziare il lavoro di Maria e la frequenza, quasi assidua, di don Luigi)

 

 

IGNAZIA

(sola in scena, intenta a leggere una delle tante lettere che turi scrive regolarmente a casa e che Ignazia continua a nascondere per fare apparire Turi, agli occhi della moglie, un buono a nulla e quindi uno da lasciar perdere) Cara Maria, è la terza lettera che ti scrivo e ancora ti porgo le mie scuse per quel giorno della mia partenza, forse perché ancora sotto l’effetto del vino; vedrai, non succederà più. Andreino come sta? E Lucietta? Tu, tu stai bene? (strappa nervosamente la lettera ed ironizza su quanto Turi scrive) Tu stai bene, quello sta bene, l’altro sta bene, tutti bene stanno! Certo, che ora stanno tutti bene; se fosse stato per te! Allora si che… Meno male che c’è qualcuno che ci pensa: E a te, ora, la risposta la do io come al solito (finisce di strappare la lettera), così.

LUCIA


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(entra con carta e penna, va a sedersi al tavolo ed inizia a scrivere una lettera) Caro papà, si, caro papà! Perché non ti sei fatto più sentire? Non vuoi più bene alla tua Lucietta? Io ti voglio tanto bene, ma tu non ci fai sapere nemmeno dove sei. Lo sai, Andreino lo hanno già operato; la mamma lavora dalla madre di don Luigi… (ma, ricordandosi della promessa fatta alla mamma di non dire a papà di don luigi, cancella velocemente) No, questo no, e poi cosa sto scrivendo se non so nemmeno dove sei. (alla nonna) Senti, Milano è grande? Se io metto sulla lettera così: al mio papà Salvatore città di Milano… anzi no, Turi, così lo riconosceranno meglio, tu pensi che non lo troveranno?

 

IGNAZIA

Ma no! E poi, lo vedi che non scrive tuo padre, perché dovresti farlo tu! Sicuramente egli già pensa ad altro, t’avrà dimenticato. (Lucia si commuove) Su, su bambina mia non fare così, vedrai, il tempo cancella tante cose; quello che conta è cercare di migliorare, e tua madre lo vedi, sta riuscendoci.

 

LUCIA

(si scosta dalla nonna che cercava di accarezzarla) Anche papà sa riuscirci, si, perché papà  non è quello che pensi tu e che cerchi anche di far pensare alla mamma. (piangendo) Papà, di nuovo quel sogno ho fatto. (guarda la madonna e vi si avvicina) Madonnina, perché m’hai detto una bugia, ti prego aiutami, (inginocchiandosi) fa che venga subito a prendermi (la risposta non arriva), ah, che dici, mi aiuti? (bussano)

 

IGNAZIA

(aveva ripreso a lavorare con la lana) Avanti, avanti!

VICINA

Buon giorno Ignazia. (s’accorge di Lucia e le si avvicina) Ciao Lucia, sei già uscita dalla scuola? Ma che fai sulla sedia?

 

IGNAZIA


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No, oggi non c’è andata, s’è sentita un po’ male.

 

VICINA

Ed è per questo, che piangi?

 

IGNAZIA

No, è per via di un sogno.

 

VICINA

Un sogno! E che sogno?

LUCIA

(aggrappandosi alla vicina) Ho sognato che non avrei più rivisto il mio papà!

 

VICINA

Che dici! Non bisogna dar credito ai sogni bambina mia.

 

LUCIA

A questo si invece, perché iniziò proprio così. Non dovevo farlo partire papà!

 

VICINA

Ma no! Papà è andato per lavoro! Lo sai, qua è difficile poter lavorare; e poi, su non piangere. Tutti i bambini sognano, e sognano anche sogni brutti, però non piangono.

 

LUCIA

Si vede che non vogliono bene ai loro papà; io invece…

 

VICINA

E va bene, ma nessuno sta dicendoti che non vuoi bene al tuo papà, anzi, come sta? Ha trovato lavoro? Sicuramente ti avrà scritto, no?

 

IGNAZIA


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Veramente ancora no! Ma starà sicuramente bene. La posta, a volte, si sa com’è, un po’ lo sciopero, un po’ il ritardo…

 

VICINA

Eh si, oramai non si capisce più niente, con tutti questi scioperi e ritardi va a finire che questo paese verrà dimenticato da tutti, come se non esistesse sulla carta geografica; se non fosse per i giornali che ne parlano… l’avete sentito il giornale di ieri? Pure la radio ne parlò!

 

IGNAZIA

Di che cosa?

VICINA

Donna Ignazia! Come! Non lo sapete? La droga! Dicono, che adesso anche nella scuola è arrivata! E molti ragazzi che hanno voluto provarla gli è toccato il ricovero in ospedale, e di qualcheduno si dice che è grave!

 

IGNAZIA

Si, qualcosa l’ho sentita. Veramente a me queste cose non interessano, dovrebbero interessare invece a quelle mamme che permettono ai loro figli di fare quello che vogliono, anziché poi piangere lacrime di coccodrillo.

 

VICINA

Voi, parlate così perché non sapete. La droga è un nemico invisibile, sta sempre all’agguato, è anche pericolosa ed ignorante, ignorante perché non conosce ne ricchi e ne poveri; pericolosa perché si muore. Quindi, come vedete…

 

IGNAZIA

In casa, i figli si devono tenere, in casa! Oppure, mandarli a lavorare, è la bella vita che li porta a questo.

 

VICINA


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Voi, continuate a parlare così perché non leggete, e quindi non sapete quello che succede fuori da queste mura, lo sapevate, per esempio, che hanno arrestata la zà Rosina? Persona insospettabile, eppure l’hanno trovata con la borsa piena di droga.

IGNAZIA

Zà Rosina! Siete sicura?

 

VICINA

Sicura! Certo che lo sono, vi sembra strano vero? Quello che è strano invece è quello che si nasconde sotto; chissà come stanno veramente le cose in paese. Ma, staremo a vedere.

 

LUCIA

(affacciata alla finestra, s’accorge della mamma che sta arrivando e grida) La mamma c’è! Mamma! Mamma!

 

IGNAZIA

Su, vieni, non può sentirti.

 

LUCIA

(va ad aprire la porta ed entrano Maria, con in mano una ventiquattr’ore, e don Luigi) Ciao mamma! (buttandole le braccia al collo)

 

MARIA

Tieni, ti ho portato questa spilla; ora su, dai un bacio a don Luigi, ha accompagnato la mamma.

 

DON LUIGI

S, dammi un bacio! (abbassandosi)

 

LUCIA

No, a voi no! (don luigi si abbassa per baciarla) E non mi toccate!

 

IGNAZIA


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(le da uno schiaffo) Come ti permetti? Vai nella tua stanza, e dammi quella spilla!

 

LUCIA

(facendo resistenza) Dammela, la voglio! Me l’ha regalata la mamma. Papà, papà! (piangendo)

 

DON LUIGI

Ignazia, potevate evitare.

 

MARIA

E’ una bambina ancora, mamma! (le porge la valigetta) Su, tieni, mettila di la.

 

IGNAZIA

Ed è appunto perché una bambina che gliel’ho data. Da piccoli, da piccoli devono imparare ad avere rispetto verso i grandi! (guarda la valigetta) Che cos’è?

 

DON LUIGI

(precede a rispondere Maria) Oh, niente! Il Professor Giusti ha pregato Maria (imbarazzato, guarda la vicina) che gliela facesse recapitare ad un certo indirizzo…

 

VICINA

(un po’ meravigliata per quel don Luigi) Io… vado, tolgo il disturbo. E… scusate ancora, Andreino… come sta Andreino? Sta bene? Ho saputo che l’hanno operato.

 

MARIA

(imbarazzata) Ma, io… veramente, devo ancora andare da Andreino; sono stata…

 

VICINA


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Non è a me, Maria, che devi rendere conto. Se ti trovi ad andare da quelle parti salutamelo; vedrò, se posso, di avvicinarci in questi giorni. Arrivederci. (esce)

DON LUIGI

Be, anch’io tolgo il disturbo…

 

IGNAZIA

(molto dolce, a don Luigi) Ma quale disturbo! Che dite, don Luigi. Per noi è un piacere avervi a casa; anzi sapete cosa ho pensato! Perché non rimanete, ho preparato del capretto al forno, e, se mi potete concedere questo onore, vi renderete conto di persona, quanto brava sia (alludendo) a fare anche la cuoca.

 

DON LUIGI

Se sapessi di fare piacere a Maria, ben volentieri!

 

IGNAZIA

Ma certo! Maria, rispondi, diglielo che non ti dispiace se rimane.

 

MARIA

Perché mi deve dispiacere! Sta facendo tanto per mio figlio. Come potrei dire di no.

 

IGNAZIA

(ironica) Per tuo figlio, per tuo figlio! Certo, anche per lui.

 

DON LUIGI

Se le cose stanno così, vuol dire che rimango (si toglie la giacca mentre bussano alla porta).

 

MARIA

(a Ignazia) Chi può essere? (bussano ancora) Avanti! (entrano due loschi individui, pieni di premura, chiamano con un dito don Luigi e gli parlano all’orecchio. Don Luigi rimane


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meravigliato; i due vanno via, e si appresta a riprendere la giacca che aveva da poco posato)

 

DON LUIGI

Arrivederci Ignazia, ciao Maria, sarà per la prossima volta, ho una cosa urgente da fare (ed esce).

 

MARIA

Cosa pensi abbiano potuto avere?

 

IGNAZIA

Niente, vedrai, sicuramente problemi di lavoro, magari qualche suo operaio… chi lo sa. E poi… senti Maria devi cercare di essere più alla mano con don Luigi; non vedi quello che sta facendo per te!

 

MARIA

(triste, Lucia, entra per andare a prendere la cartella) Lucia, vieni dalla mamma, su, cosa ti è preso?

 

LUCIA

Mamma, se è vero che mi vuoi bene, devi dirmi la verità, giuralo davanti la Madonna!

 

MARIA

(verso la Madonna) Lo giuro! Ma, la verità di cosa?

 

LUCIA

Perché non mi chiedi più se papà ha scritto? Forse… forse non gli vuoi più bene?

 

MARIA

Cosa vai a pensare, Lucia!

 

LUCIA


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Avrei voluto che fosse stato papà a portarti mano nella mano, e no quello la.

 

MARIA

Lucia! Mi ha solo accompagnato a casa. Del resto, non è la prima volta.

 

LUCIA

Si, ma come oggi mai. Quando… quando allora mi dicesti di non dire niente a papà, di quel don Luigi, io lo feci ma non sapevo che doveva finire così; ma non appena papà scriverà, vedrai, gli risponderò anch’io una bella letterina.

 

IGNAZIA

Ma perché, cosa è successo?

 

LUCIA

Zitta! Che di te potrei fargli sapere di quello schiaffo!

 

IGNAZIA

(adirata) Piccola vipera! Ora ricatti pure!

 

MARIA

Su, mamma, lasciala stare! Anzi senti, domani, a causa di un imprevisto, devo accompagnare di nuovo la signora da quel professore Giusti e farò tardi, quindi, dopo che prendi Lucia a scuola, vedi se puoi anche avvicinare all’ospedale.

 

IGNAZIA

Va bene non preoccuparti. Tu piuttosto, domani cerca di entrare più in confidenza con la signora; ieri l’altro si complimentò, dicendo, che sei una ragazza in gamba e che lei ti ammira; mi confidò pure che sarebbe contenta se suo figlio riuscisse a trovare una ragazza come te.

 

MARIA


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Ma… mamma! Che stai dicendo! Tu lo sai che per me esiste solo Turi, e che io…

 

IGNAZIA

Che tu… cosa? Figlia mia, la bocca parla, ma non dice ciò che sente il cuore; io lo vedo, quando camminate assieme, quando gli dai la mano… quando vi guardate poi, sembrate due innamorati.

 

MARIA

Smettila mamma!

 

IGNAZIA

Rispondi, è vero, o no che, da un po’ di tempo, sei su di morale, più allegra?

 

MARIA

Si, è vero. Ma tu lo sai: Andreino sta quasi ristabilendosi, noi possiamo permetterci  di più… mi dispiace solo che Turi non scrive; avrei voluto fargli sapere subito tutte cose.

 

IGNAZIA

Come! Di don Luigi?

 

MARIA

Certo! Fargli capire che non è quello che lui ha sempre pensato che fosse, si, è ricco, vero è, ma allora cosa vuol dire.

 

LUCIA

(che stava osservando la mamma) Vuol dire, che non ti devi fidare mai dei ricchi; ti ricordi cosa disse papà, e io ho sempre creduto a quello che ha detto lui.

 

MARIA

Don Luigi sta aiutandoci! Non vedi come tutto sembra diverso.

 


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LUCIA

Ecco, lo vedi! Ora lo difendi pure, mamma; per me era meglio quando prima c’era papà, almeno avevo qualcuno accanto, ora sono invece sola (Ignazia esce dalla stanza)

 

MARIA

Sola? Ma c’è la nonna! E poi ci sono pure io.

 

LUCIA

La nonna, dici? Lasciamo stare! Poi, ci saresti tu poi? Prima, forse, quando venivi a trovarmi a letto e mi raccontavi qualcosa, ricordi? Mi dicevi sempre: angioletto di mamma (piangendo), e mi baciavi; io… quasi piangevo dalla gioia! Ora, è solo il ricordo di papà a darmi la buona notte.

 

MARIA

(risentita) Su, non piangere, vedrai, ancora per poco, come scrive papà gli risponderemo di venire subito, o forse… chissà ci manderà a chiamare tutti. Lo sai, Andreino fra poco esce, ed io non andrò più dalla signora, dedicherò tutto il mio tempo a voi due (abbracciando- la), sei contenta?

 

LUCIA

(entra Ignazia) Si, mamma!

 

IGNAZIA

Oggi non si mangia? Dai se devi andare da tuo figlio.

MARIA

(guarda l’orologio) Madonna mia! Tardi è. No, no mangiate voi, io vado all’ospedale (si avvia nell’altra stanza , Lucia le va dietro parlando ad alta voce).

 

LUCIA


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(tutto il discorso fuori scena) mamma, mi porti con te? (Ignazia sola in scena; bussano) Su, dai, voglio vedere Andreino, e poi non ne ho fame!

 

MARIA

(Ignazia scorre velocemente una lettera consegnatale dal postino) Come non hai fame! E poi devi fare i compiti.

 

LUCIA

Ho capito, non mi vuoi portare.

 

MARIA

Dai, su, non capire male; vieni qua metti questo che andiamo.

 

LUCIA

(seccata) No, oramai non più, mamma.

 

MARIA

(Ignazia, sentendo gli altri che stanno per entrare in scena, caccia in tasca velocemente la lettera) Dai, vieni, su ch’è tardi (entrano inscena).

 

LUCIA

No…o!

 

IGNAZIA

Su, ti faccio compagnia io, lasciala stare lei, vuol dire che resterà dentro, e poi, non bisogna pregarla così! (si toglie la giacchetta da camera, dimenticandosi della lettera in tasca, e l’appende all’attaccapanni, prendendosi il giaccone per uscire).

 

MARIA

Davvero non vuoi più venire?

 

LUCIA


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(tanto orgogliosa) No. Saluta e bacia, Andreino, per me.

 

IGNAZIA

(ironica, a Lucia) Mi raccomando, fai i compiti allora. (escono)

 

LUCIA

(pensa, rifacendo il verso della nonna, poi fissa il quadro della Madonna) Mi raccomando! Fai i compiti allora! Come se a lei, di me, gli e ne importasse qualcosa. (si avvicina, parlando al quadro della Madonna) Non è vero? Mai! Tu guardi e non parli; dovresti intervenire quando mi trattano male, ora anche le boffe arrivano, e tu niente, me li fai dare come se niente fosse. (come a volerla rimproverare) Oh, madonnina! Guarda che io una bambina sono, non un tappeto da spolverare! (cade la giacca da camera della nonna, va per alzarla, s’accorge della lettera, la apre e la legge. Sarà la voce di Turi che si sentirà durante la lettura). “Cara Maria”, (Lucia meravigliata) Ma… è la lettera di papà! “E’ da molto tempo che aspetto tue notizie. Nella prima lettera che ti mandai, “come, nella prima lettera!” mi scusai tanto per quel giorno che partii, forse la colpa fu del vino; ti scrissi, ma, dopo quel lungo silenzio, ho da pensare solo a quello che ho sempre temuto: tua madre, si, avrebbe preferito darti a una persona ricca. Ricordi, insisteva tanto allora per quel don Luigi, tanto che ora quasi mi odia. Dopo, convinta che io fossi geloso di lui, provò a farmi tanti dispetti, perfino quello di farci litigare, e pare ci sia riuscita. E’ per questo ch’io voglio tu sappia chi è realmente colui che tua madre ammira. Vero è, ha i soldi, e allora? Ma sono soldi sporchi! Quel signore, che agli occhi di tutti appare onesto, ossequioso, gentile, è invece un assassino, un pazzo! Si, un pazzo che si serve della gente onesta per fare entrare in paese “quella roba” . Si è arricchito facendo morire tanta gente, grande e piccola. Io l’ho sempre pensato, anche sua madre con quei finti viaggetti, ma non ho mai avuto le prove; chi invece ce li ha tace, o per paura, o perché coinvolti anch’essi in quel commercio di morte: la droga. Si, la droga. Il nostro è oramai un paese famoso, sta sempre sulle prime pagine dei giornali;


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ma, un giorno o l’altro, vedrai, anche il suo nome sarà su quelle pagine; allora si che vorrei vedere il volto di tua madre! Scusami tanto Maria, avrei dovuto scriverti solo di noi, che vuoi, a volte mi lascio prendere facilmente dalla rabbia e la mano, come vedi, va per i fatti suoi. Tu, dimmi, come stai? Ti prego, scrivimi presto, ho tanto bisogno di avere tue notizie. Andreino come sta? Sai, ancora per poco, ho già parlato con un dottore in gamba, sarà lui ad operarlo, abbiamo fissato la data, e fra un mese verrò a prenderlo. E dimmi, Lucietta come sta? Sta bene? (Lucia si tocca la faccia con gioiosa espressione, nascondendo, per un attimo, il pianto pieno di singhiozzi) “Io sono, Lucietta! Sto leggendo la tua lettera, si,  si sto bene papà mio!” Dalle tanti bacioni; ti prego scrivimi, anche se pensi di dovermi dire che non mi vuoi più bene, ma fallo. Ti abbraccio, tuo per sempre Turi. L’indirizzo è questo sotto: Via Giosuè Carducci N° 10, Porta Ticinese Milano”. Papà, (asciugandosi le lacrime) papà mio! Allora non ci hai dimenticato; se tu sapessi, è davvero lei, la nonna, a volere che ci dimenticassimo per sempre di te. Ha sempre detto a me e alla mamma che tu non hai mai scritto, e che sicuramente non lo avresti più fatto. Ma ora le faccio vedere io, ti scriverò una lettera e dovrai venire subito, perché, qua, le cose si mettono male. (sulla soglia, intanto, è don luigi)

 

DON LUIGI

Ciao Lucia, fai i compiti! Non c’è la mamma?

 

LUCIA

(spaventata, cerca di chiudere la lettera e nasconderla in tasca senza pensare che avrebbe potuto attirare la curiosità di don Luigi) No! È andata… con la nonna, da Andreino!

 

DON LUIGI

(s’accorge che qualcosa non va) Che fai con quel foglio? Fai vedere.

 

LUCIA


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(scappando dall’altra parte del tavolo) Niente! Sono cose di una mia compagna, non puoi vedere!

 

DON LUIGI

(riesce a prendere Lucia, la quale, districandosi, le cade a terra la busta. Don Luigi la prende e ne legge l’indirizzo) Ah, è una cosa della tua compagna! Ora vediamo, allora! (le riesce a prendere la lettera)

 

LUCIA

No! no! non leggerla! Sono cose che non ti interessano.

 

DON LUIGI

(inizia a scorrere la lettera) E bravo il tuo papà! Bravo Turi! Sicché hai capito tutto?

 

LUCIA

E, appena viene, farai i conti con lui.

 

DON LUIGI

(adirato) Zitta tu! Che intanto sarai lui a fare i conti con me, vieni andiamo! Tu verrai con me!

 

LUCIA

(tenta di scappare ma viene fermata) No, lasciami! Non voglio venire, voglio la mia mamma. Papà, papà!

 

DON LUIGI

(tappandole la bocca riesce a prendere un morso) Ahi! piccola gatta. (escono, mentre Lucia cerca, inutilmente, di divincolarsi)

 

ANDREINO

(dopo un attimo di scena vuota, sulla soglia, sorretto dalla mamma e la nonna, entra Andreino) Lucia, Lucia! Guarda,


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cammino! (alla mamma) Lasciami mamma! mi voglio far vedere che cammino solo.

 

MARIA

Stai attento, ricordi che ha detto il professore: lo faccio uscire ora, a condizione che non faccia sforzi.

 

ANDREINO

(rassegnato, si siede) Va bene mamma.

 

MARIA

(preoccupata) Ma, Lucia dov’è? (inizia a cercare nelle stanze chiamando) Lucia, Lucia! Dai, su, rispondi. C’è Andreino!

 

IGNAZIA

(cerca, nella tasca della giacca, la lettera; preoccupata, continua a vuotare le tasche, niente) Dio, Dio mio! E ora?

 

MARIA

(rientra preoccupata) Mamma, dove può essere andata la bambina? (s’accorge che nel posacenere sul tavolo c’è un sigaro di don Luigi) Mamma, questo non è un sigaro di don Luigi?

 

IGNAZIA

(molto imbarazzata) E già… si certo! Prima, avremmo dovuto capirlo, c’è un odore di sigaro. Sicuramente sarà venuto, e, visto che ritardavamo, avrà portato Lucia fuori a comprarle qualcosa.

 

MARIA

Ma lei… no, non credo, conosco bene Lucia, e, dopo quello che è successo fra loro due, non penso si sia lasciata commuovere da qualche regalino, perciò…

 

IGNAZIA


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Tu dici? Aspettiamo un po’ e vedrai; entrerà ridendo, con qualche regalo in mano. (bussano) Lo senti? Che ti dicevo?

 

MARIA

(convinta che fosse veramente Lucia) Vieni Andreino, mettiti davanti la porta, così come apre le farai una sorpresa. Avanti!

 

DON LUIGI

(fingendo di essere all’oscuro di tutto) Ciao, Andreino! Tu, qua? Ciao Ignazia, Maria!

 

MARIA

(guardando fuori dalla porta) E Lucia! Dov’è Lucia?

 

DON LUIGI

Lucia! Stavo appunto per chiedervelo io. Non lo so!

 

MARIA

(non riesce a capire, poi, guarda il sigaro) Ma, questo sigaro non è vostro? Noi pensavamo che fosse con voi.

 

DON LUIGI

(imbarazzato) Si… sono venuto io poco fa; ho bussato, non rispose nessuno, la porta era aperta e sono entrato, ma… visto che non c’era nessuno… ho aspettato un po’, dopo, stancatomi, sono andato via… sicuramente avrò dimenticato il sigaro acceso.

 

MARIA

E dove sarà adesso Lucia? (piangendo) Sicuramente oggi si sarà arrabbiata con me ed è andata via, povera figlia mia, forse mi odia.

 

ANDREINO

(abbracciando la mamma) Mamma! Mamma che dici!

 

IGNAZIA


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Su, figlia mia, avvertiremo i carabinieri, la polizia, chiederemo ai vicini; non allarmarti, vedrai, io l’ho davanti agli occhi.

 

MARIA

Tu! tu l’hai davanti agli occhi? Mai! Mai nessuno l’ha capita la mia Lucietta, solo suo padre, (piangendo) si, solo lui!

IGNAZIA

(a don Luigi) Vedete se potete trovarla.

 

MARIA

(volendo rincuorare Maria, le appoggia una mano sulla spalla ed ella si accorge di una macchia di sangue sulla manica) Ma… voi! voi siete sporco di sangue!

 

DON LUIGI

(messo in difficoltà, cerca di coprirsi) Oh, un agnello! Si, un agnello. Andai poco fa a casa, e trovai il mio mezzadro che stava sgozzandolo e… sicuramente uno schizzo è finito sulla camicia; tutto qui, ma ora vado a cambiarla subito, anzi, se permettete; così, nell’occasione cercherò  di vostra figlia. (ed esce)

 

MARIA

(preoccupata) Mamma! Cos’è quel sangue? Dimmi! (si avvia, piangendo, sotto il quadro della Madonna facendosi il segno della croce) Madonna, aiutami! ti prego, dimmi cosa sta succedendo; tu lo sai, parla! (si siede, piangendo, appoggiandosi sul tavolo e continuando a torturarsi i capelli)

 

IGNAZIA

(capisce che è successo qualcosa di grave, si fa il segno della croce rivolta alla madonna) Fa che niente sia accaduto. (ed esce)

 

ANDREINO

(va lentamente verso sua madre e l’abbraccia piangendo) Mamma, su non fare così. (in quel silenzio, come se venisse


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dell’aldilà, si leva una voce, un lamento, è quella di Lucietta; a sentirla è solo la mamma. E’ il suo triste presentimento che la spinge a fargliela sentire)

 

VOCE

Maaama…

 

MARIA

(fuori di se) Lucia! Lucia!

 

VOCE

Mamma, io sono, la tua Lucietta. (come se stesse per morire) Aiu…tami.

 

MARIA

Dove sei figlia mia?

 

VOCE

Soffoco! papà, papà il sogno! (lentamente) il sogno. Mamma, non avere fiducia ai ri…

 

MARIA

(sempre fuori di se, esplode) E’ morta! Si lo sento, è morta! Ma perché, perché l’ha uccisa!

 

ANDREINO

Mamma, chi l’ha uccisa? Non è vero mamma, non dire così!

 

MARIA

Sì, l’ha uccisa lui, lo sento; ma perché? Perché?

 

ANDREINO

(gridando) Papà! papà! (bussano)

 

VICINA


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(entrando, preoccupata) Maria, che c’è? Andreino (lo bacia), tu qua? Cosa è successo? Mi pare d’aver visto troppo movimento. Maria, rispondi! (scuotendola) Rispondi! (va a prendere dell’acqua e gliela da) Maria, parla! Oh Dio mio! Cosa è successo? Per carità, parla! Dov’è tua madre, e Lucia dov’è?

 

MARIA

(abbracciandola) E’ morta la mia piccola!

 

VICINA

Oh mio Dio, no! (entra Ignazia con l’aria cadaverica, Maria le va incontro)

 

MARIA

Mamma, dov’è, dov’è Lucietta?

 

IGNAZIA

(afflitta, fissa in alto, con lo sguardo assente) Lassù è Lucietta, (piangendo) è lassù figlia mia.

 

MARIA

(con rabbia contenuta) Chi è stato? Dimmelo!

 

IGNAZIA

Poco fa, vedendo quel sangue, pensai subito alla lettera che mi sparì dalla tasca, capii tutto e andai da don Luigi; stava già parlando, come se nulla fosse, con dei suoi amici: “assassino!” gli gridai. “Pazza!” lui rispose, mentre gli altri guardavano. “Si, assassino; guardate è la manica che lo dimostra!” Lui girò il braccio e quelli in coro ridevano; tutto (alludendo all’intoccabile potere mafioso) era già stato pulito! tutto.

MARIA

Turi,  Turi! dove sei?

 

VICINA


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Maria, Turi arriverà in breve, perdonami ma gli scrissi io quel giorno, quando capii che quel tuo volere giustificare nascondeva qualcosa che non andava. Io ho sempre stimato Turi, e quindi ho ritenuto doveroso avvertirlo in tempo; peccato, avrei potuto farlo prima. (bussano, la vicina va ad aprire; entrano due carabinieri)

 

CARABINIERI

Abita qui Maria Prizzi, moglie di Turi La Quidara?

 

MARIA

(ancora piangendo) Si, sono io.

 

CARABINIERI

Ci risulta che voi avete in casa una valiggetta. Abbiamo il mandato di perquisizione, scusateci.

 

IGNAZIA

Voi non perquisite niente, ve la prendo io, so dov’è. (va a prenderla) Eccola.

 

CARABINIERE

(uno dei due la apre, mentre l’altro ne controlla il contenuto; odora qualcosa e annuisce) Si, è proprio questa. Indubbiamente, ora negherete del suo contenuto, ma, ugualmente io vi dichiaro in arresto per detenzione e spaccio di droga.

 

MARIA

Io…

 

IGNAZIA

Si, lei non sa niente, in tutto questo non c’entra; io l’ho portata in casa quella roba, è me che dovete arrestare.

 

CARABINIERE


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Comunque, questo dopo si vedrà. Intanto verrete entrambe in caserma con noi perché dovete riconoscere il corpo di un piccolo cadavere; su, andiamo!

 

MARIA

(ad Andreino, abbracciandolo) Addio, Andreino, non credo che la Madonna ci abbandonerà così. Ora, se dovesse venire papà… digli che io… niente, non dirgli niente, cerca solo di stargli vicino. Addio figlio mio.

 

ANDREINO

No! Mamma! Vi prego, lasciatela! (riesce solo ad abbracciare l’ombra della mamma) Mamma, mamma! (afflitto) Anche la mamma mi ha lasciato.

 

VICINA

Andreino, figlio mio, su, (lo abbraccia accarezzandogli i capelli) vedrai la tua mamma è innocente, verrà subito lo sento, e poi, ora arriva tuo papà.

 

ANDREINO

Papà, papà mio! Tu non lo sai quello che ti aspetta. (sempre piangendo) La tua Lucietta non c’è più. Io! io dovevo morire! Che cosa sto a vivere su questa sedia!

 

VICINA

No! Basta, basta Andreino! Vedrai, stai già guarendo, la Madonna ti aiuterà, non parlare così. E tuo padre, quando viene, pover’uomo… ma, aspetta, vado a prenderti gli abiti del dolore. (esce a prenderli)

 

ANDREINO

Ma donna, ascolta, è un pianto di poveri il mio; sei lassù in alto (additando in alto) guarda, lo vedi? E’ un angioletto sperduto che vaga nei cieli, ti prego guidalo tu, non sa dove andare. Aiuta pure papà e la mamma.


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VICINA

(entra portando con se degli indumenti scuri) Su, metti questi abiti. Alza il piede, ora l’altro, alziamo i pantaloni; ora il maglioncino, ecco, ora aspetta che porto di la questi e ritorno. (riesce)

 

ANDREINO

(seduto, piange sottovoce) Mamma, perché tutto questo! Lucietta, pure tu! Perché, perché?

 

TURI

(entra Turi, ha in mano la valigia; guarda un po’, poi…) Andreino! Andreino mio!

 

ANDREINO

(apre le braccia rimanendo seduto) Papà, papà!

 

TURI

(dopo averlo abbracciato. In ginocchio) Andreino, perché piangi? Ché successo? Perché sei vestito così?

 

ANDREINO

Papà, (piangendo) papà mio!

TURI

Dov’è la mamma? E Lucia! Dove sono?

 

ANDREINO

La mamma… la mamma… in galera è la mamma, papà!

 

TURI

(sbalordito) In galera? Ma che dici!

 

ANDREINO

Si papà, l’hanno arrestata!

 


- 49 -


TURI

(sconvolto) Cristo! Cristo! E perché?

 

ANDREINO

Dicono la droga

 

TURI

(meravigliato e sempre adirato) La droga? Ma… sicuramente l’avranno scambiata per un’altra persona, ora andrò io e cercherò di chiarire tutto.

 

ANDREINO

No, papà! L’hanno trovata (piangendo) in casa nostra la droga.

 

TURI

Ma, allora… tua nonna… don Luigi…

 

ANDREINO

Si, papà!

 

TURI

Vigliacchi! Anche la mia famiglia hanno rovinato; perché! perché! (rabbia contenuta) E le mie lettere, allora, le mie lettere?

 

ANDREINO

Si, papà, la nonna! E’ stata lei a progettare tutto; la mamma non ha mai visto le tue lettere, ed è forse stato per la tua ultima lettera… che Lucietta…

 

TURI

Parla! Dov’è  Lucietta?

 

ANDREINO

Lucietta… Lucietta… (scoppia in pianto) è morta, l’hanno uccisa. Si, don Luigi!


- 50 -


TURI

(preso da una terribile ira) Basta! Basta! Ora basta! (guardando verso l’alto come se stesse a parlare con Dio) Con te parlo, mio autore, con te che firmasti questo mio dramma, un copione pieno di falsa morale, pieno di assurde sopportazioni, una vita… fatta solo di dolori, dove i valori si perdono in queste situazioni assurde, una vita da porci, una vita senza scopo alcuno; ed è per questo che ora non recito più, si, d’ora in poi ruberò, ucciderò, violenterò, morirò se occorre! Ma basta! Basta! Io sono, oramai un attore debole, un burattino dai fili rotti; ed è per questo che ora ti lascio. (inizia a scendere la scaletta al centro del palco, davanti il boccascena, mentre la voce di Andreino lo blocca. Turi sentirà suo figlio senza girarsi a guardarlo)

 

ANDREINO

Papà! papà! (a stento e con dolore si alza dalla sedia avviandosi dolorosamente verso il padre; si ferma verso metà e invoca suo padre a salire) Su, risali! Che fai, mi lasci solo? (sempre piangendo) Su, papà, fallo per me. Aspetteremo la mamma insieme, vedrai… noi abbiamo bisogno di te, perché tu… sarai il nostro suggeritore. (Turi, si gira a guardarlo, poi, si rigira di scatto e continua a scendere lentamente i gradini; è stanco di continuare a recitare. Lentamente si chiude il sipario.

 

fine




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