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| Rocco Chinnici Processo al processato IntraText CT - Lettura del testo |
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PRIMO ATTO
(stanza addobbata di misere cose, una delle tante che si trovano nelle povere famiglie. Da fuori, si sentirà uno scacciapensieri e la voce di uno che sorteggia numeri)
(cammina, con un libro in mano, intento a studiare) La differenza fra l’essere e l’avere cos’è? Forse l’irraggiungibile soglia dell’inesistenza, oppure… il dire, come nel proverbio caro al potere che dice: che l’essere sta nell’avere.
(fratello di Gaspare che, contrariamente allo studiare del fratello, si diverte a prendere la vita, così, come gli si presenta. Entra cantando una canzone napoletana) Riscitincillu a sta cumpagna vostra, c’aggiu pirdutu u sonnu e a fantasia…
E’ possibile che non riesci a capire se tu possa, come in questo caso, disturbare o no?
(incurante del richiamo di Gaspare, gli fa cenno di stare zitto e di continuare a sentire la sua voce) C’avogghiu bene, chiossà ra vita mia… Che cosa ne pensi? Dici che va bene come provino? Ah, se riesco a superare la prova ti prometto che non rubbò più, lo giuro! Rubare io? Nemmeno se diventassi pazzo! (facendo il verso di giurare. Gaspare continua a guardarlo) Tu, sei convinto, invece, che studiando diventerai famoso; broccolo! Davvero broccolo! Pensi, allora, che senza studiare non si è nessuno, non esisti? Rispondi!
Veramente il vero broccolo sei tu, e a te questo devono dare: cantare! E poi... lasciami studiare! (si siede al tavolo)
Ah, quindi non lo sai? E studia, studia! (da il tempo a Gaspare di sedersi, gli gira alle spalle e gli grida all’orecchio) Gasparino!
(spaventato, s’arrabbia) Che c’è? Sono qui, perché gridi?
Perché grido? Come perché grido? Per farti capire che tu esisti, che sei qualcuno, anche senza avere studiato.
C’entra, c’entra! Allora pensi che io… giacché non studio, non possa essere importante. E’ questo che vuoi dire, vero? Guarda e ammira (ricomincia a cantare): e scinni, scinni, scinni ra muntagna… te lo immagini (verso il pubblico), trovarsi davanti, una piazza piena di persone: due mila, tre mila… ma cosa dico tre mila, di-e-ci-mi-la! Che dopo averti ascoltato gridano: Ignazio! Ignazio! Ignazio! Madonna che robba! Tu, sei convinto che studiando, un giorno, ti troverai tutte queste persone davanti che urlano: (ironico) Gasperino! Gasperino! Gasperino! Quando mai! Tu devi fare come ho fatto io; ci penso io a persuadere papà. Con me non hai visto com’è finita? C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine si è reso conto, ha capito che io ho un grandissimo talento, l’ugola d’oro! Ascolta, ascolta! Che libbra sutta ’o vrazzu e a cammicetta a fiore blu… (di fuori si sentono arrivare delle voci di gente che ne vuole conto e ragione; Ignazio capisce di chi si tratta e ha quasi paura) Mi raccomando, non dirgli che sono in casa!
(Entra assieme a don Vincenzo che ha l’aria di chi difficilmente riesce a perdonare) E va bene don Vincenzo; sono ragazzi, cosa vuole che le dica? Si accomodi, si accomodi intanto! (si rivolge a Gaspare) Gaspare prendi una sedia a don Vincenzo. (Gaspare ubbidisce) Sieda… (rivolgendosi a Gaspare) Ma, tua madre non è ancora venuta?
No, ancora no, e poi la mamma ha detto che oggi dalla signora Teresa, avrebbe avuto molto da fare, (don Vincenzo rimane sbalordito da linguaggio di Gaspare) quindi…
Ma guarda un pò! (a Peppi) E questo come parla? Usa un accento molto corretto. Di un po’, è anche tuo figlio?
A dire il vero alcune volte di come parla e per come si esprime, capita che in famiglia lo confondiamo per un estraneo… ah, senti Gaspare; tuo fratello dov’è?
La dentro. (poi a don Vincenzo) Nell’altra stanza! Va bene?
(Peppi era andato ad aprire la porta per chiamarlo) Gran porco e senza segreti!
(fraintendendo) A chi? A me porco e senza segreti? (entra per acchiapparlo, si sente un gran rumore di cose cadute; Ignazio grida)
(ancora fuori scena) Ahi! ahi! ahi! Mi fai male, lasciami l’orecchioi! (entra con Peppi che lo tiene per l’orecchio)
(Ignazio, vedendo don Vincenzo, si svincola e scappa; Don Vincenzo lo riprende tirandogli l’orecchio) Che cosa fai, il galletto, fai?
(grida per il dolore all’orecchio) No, no! L’orecchio no! Mi lasci, mi lasci l’orecchio!
(Alza la mano come a volergli dare un ceffone) Giuro che ti darei una gran manata su questo tuo testone e farlo rotolare li sotto. Ancora non hai visto niente. (a Peppe) E’ possibile mai che a questo, educazione non gliene insegni proprio? Allora, lo fai cantare si o no? Quanto sentiamo!
Lo lasci, che ora canta. (don Vincenzo lo lascia) Che cosa aspetti a cantare, si può sapere?
(Gaspare si alza, e, uscendo per l’altra stanza, si rivolge a Ignazio con un sottile filo d’ironia) Questo è il provino che dovevi fare? Ignazio! Ignazio! Ignazio!
(vorrebbe andarlo a prendere ma s’accorge che non può) Promesse le hai, non ti preoccupare!
Allora, Peppe! Lo faccio cantare io?
Che cosa aspetti, la musica? Canta!
(lo riprende per l’orecchio e se lo porta in disparte) Senti, cosa buona, questavolta non ho idea di quello che hai combinato, (guardando ogni tanto don Vincenzo con la coda dell’occhio) una cosa è certa però che con don Vincenzo o canti o canti! (Ignazio fa segno di no) Ah, no! (tirandogli l’orecchio) Vuoi fartela uscire questa voce, benedetto Iddio!
No, no! L’orecchio no! Lasciami, lasciami che canto. (Peppi lo lascia, Ignazio si aggiusta come se dovesse davvero cantare e, giocando sul frainteso, inizia a cantare veramente). Che bella cosa, ‘na jurnata ‘e sole, l’aria serena comu ‘na tempesta…
(stancatosi lo prende tenendolo per i capelli) Hai detto bene come una tempesta! E questo per il motivo della canzone (dandogli uno schiaffo). E ora, mi raccomando, ti concedo solo venti quattro ore di tempo, rimetti tutte cose al suo posto per come stavano, e guai, dico guai se torno a trovare cose che non sono state rimesse al posto giusto, hai capito? (Fa per andarsene) Ah, dimenticavo! L’agnellino nero, mi raccomando, sua madre è da stanotte che piange mééé! Penso d’essermi spiegato, e la prossima volta, augurandomi che quanto hai combinato non si ripeta, questo motivo non lo cantare più! Ti saluto, Peppe! (esce).
(Rientrando) Com’è finita col tuo impresario, gli sei piaciuto o no? Si può sapere, questa volta, che cosa hai combinato? (Ignazio fa cenno di no) Ah no! Non rispondi? Perché devi procurarmi un cattivo giorno? Guarda che questa gente non scherza! Hai capito? Per questa volta l’orecchio te lo ha lasciato, non pensare che possa andarti sempre bene. Vuoi spiegarmi cos’è questo discorso dell’agnellino e di sua madre che sicuramente sarà una pecora… eih, non dirmi che… a don Vincenzo… (facendo segno con la mano di rubare)
Papà, l’agnellino piangeva… mi ha fatto tenerezza, e io…
E tu! E tu cosa? Si può sapere da chi hai preso il sangue?
Dal nonno Calogero? Se neanche lo ha conosciuto… pace all’anima sua! Come fai a mettere in mezzo tuo nonno.
Ho sentito parlare tanto del nonno Calogero! La mamma, mi ha pure raccontato che era una persona sensibilissima, e quando sentiva piangere dice che il cuore gli si commuoveva tanto; poverina quella peocora, sicuramente il nonno non l’avrebbe lasciata da sola.
(Alza la mano per dargli un ceffone, mentre quello scappa alla parte opposta del tavolo) Non dovrei romperti, come minimo, le ossa delle gambe! A questo pensi? No a come fare per riportarci le cose, prima che ritorna don Vincenzo! Ma da chi ha preso il sangue!
Papà, ancora!
Vai via! Togliti di qua, prima che…
Oramai non ho dove andare, perché l’agnello…
Non dirmi che…
Si, al signor Girolamo, l’abbiamo venduta.
A chi! Al romano… quello che abita un po’ fuori paese?
Si, proprio a lui! L’altro giorno ho sentito per caso che cercava un agnellino e glielo venduto di corsa.
E sel’è comprato? Ma come! Lui non lo sa, che non abbiamo ne pecore e ne capre, perché l’ha comprato? E da uno come te! Che da dove passa non cresce ne erba e ne frumento.
Papà…!
Hai il coraggio di dire papà! Ora santa pazienza, il signor Girolamo non ha il terreno a confinare quello di don Vincenzo?
Si, perché?
Come perché? Dio liberi! Se quello si porta l’agnello in campagna e lo vede don Vincenzo, non scoppia una rissa! Loro due le risse se le tramandano d’eredità… Senti vai dal signor Girolamo, e di corsa pure, gli porti quei soldi e ti fai ritornare l’agnello, e glielo vai a posare con tutte le altre cose al casolare di don Vincenzo. Lo hai capito? Che cosa aspetti?
Papà, ho l’impressione che tu non abbia capito niente. Per prima cosa, l’agnello, zio Girolamo, l’ha spellato e lo ha regalato a un dottore di Paermo, e chissà se già non l’ha messo in tegame. Come secondo, devo dirti che le altre cose le ha prese Virrinella, (Peppe non capisce) il figlio di massaro ‘Ntoni, e sicuramente li avrà già belli e svenduti e… (fa con a mano segno di mangiare) Virrinella ah! E che sei tranquillo! Come, dopo quello che avete combinato avreste dovuto essere… latitanti.
Latitanti? Eh, quante storie per un agnellino! Che cosa vuoi che ci rimane dalla vita, niente! Proprio niente!
Questo dovrebbe dirlo don Vincenzo, che se mai trovasse due come voi, non gli rimarrebbero nemmeno gli occhi per piangere.
Pure! Avresti anche il coraggio di parlare! (Lo insegue, Ignazio si mette dall’altro lato del tavolo) Giuro che se ti prendo te ne do tante da ricordartele sino a che campi. (riprende ad inseguirlo).
(Stanca, con i capelli scombinati e le maniche rimboccate, entra con Rosalia, la figlia di sette anni circa, anch’essa stanca per avere aiutato la mamma a lavorare) E smettela voi due! Qui dentro è sempre una storia!
Lasciali stare mamma, ho fame. Come siamo rimasti dalla signora Teresa: “leste le mani che andiamo a mangiare!”
Ragione hai figlia mia, ragione! (Esce per andare a preparare, e, da fuori scena, da disposizioni a Rosalia su cosa fare) Rosalia, incomincia ad apparecchiare la tavola che io friggo queste cose. Si mamma! (Prende la tovaglia e la stende sul tavolo, Ignazio, che vi si trovava appoggiato, rimane sotto la tovaglia e indispone la sorella,) Togliti! Non lo hai capito che devo apparecchiare la tavola? (Continua a indisporla) Ora l’appaarecchi la tavola; bih, bih, bih, bih, bih!
(Chiama in aiuto suo padre) Papà, lo sgridi Ignazio? Lo fai togliere che devo apparecchiare, si o no? (Non si muove nessuno) Non ne avete fame?
A dire il vero, la fame mi è passata già da un pezzo, (allusivo) sono le mani ora che mi prudono tanto. (Riprova ad acchiapparlo)
(Entra portando dei piatti e delle posate) Ma, Gaspare dov’è? E lascialo andare per questa volta!
Gaspare? Era qui un momento fa! (A Ignazio) Togliti, e vai a vedere per tuo fratello, prima che ci ripenso. (Ignazio, cercando sempre di non farsi prendere, esce a cercare il fratello)
Che cosa ha combinato ancora?
Questo, ci darà un brutto giorno che tu nemmeno lo immagini.
Ah, io non lo immagino! Come, sei stato tu a dirgli di non andare più a scuola, e ora ti lamenti?
Ah, secondo te, io non volevo più che andasse a scuola?
Certo!
Lo immaginavo che uno di questi giorni si doveva suonare questo tasto, ma che proprio tu dovevi accusarmi di questo no! Eh no, mia cara moglie! Le hai dimenticate tutte quelle volte che la scuola ci scriveva? Un po’ per il professore d’Italiano, un po’ per quello di matematica un po’ per quell’altro… di quella cosa la… come si chiama? Quella che studia quanti abbinanti ci sono nei paesi, dove si trova Milano… insomma mi hai capito!
Ho capito, si. Io non riesco a capire invece perché gli hai detto che se non fosse andato a scuola lo avresti mandato a lavorare o “cammina con me in campagna, te lo insegno io di che erba si fa la scopa!” Ora, che cosa gli hai insegnato me lo vuoi dire?
Ah, perché secondo te, io non gli ho parlato? Non abbiamo mai tenuto discorsi? O credi che dovrei restarmene seduto con lui dalla mattina alla sera?
(Adirato) Insomma, ed io? Io, per essere un buon padre cosa devo fare, lavorare o perdere tutto il tempo con lui?
(Dispiaciuta per quella risposta dura verso il proprio figlio) Perdere tempo con lui. Io credo che a parlare sia stato l’esempio della tua stanchezza, no la bocca di un padre. Padre, oh, Peppe! Quanto duro è il tuo dire, quanto misero è il nostro fare. E’ proprio vero, la nostra è una famiglia che se ne va come una barca a mare aperto, perdendo terreno, amore e sentimento. E la gente… anche quella che di nuotare se ne intende sta a guardare aspettando che lenta questa barca lontano scompare.
(Abbracciandosi stretta alla mamma) Mamma no! Non dire così! (piangendo)
(Va per avvicinarsi a Rosalia) Vieni, tua madre sicuramente…
No, lasciami! (Corre per la stanza da letto piangendo)
(Guarda uscire la figlia) Si può sapere perché ogni giorno è sempre una storia! Un po’ perché non riesco a trovare lavoro, un po’ perché tuo figlio ne combina una delle sue, un’altra volta perché tua figlia piange che non ha amici (come se gli amici dovrei trovarglieli io!) Insomma, si può sapere cosa ho fatto per meritarmi questa vita contorta? (Entra Ignazio e Gaspare)
Qua è! L’ho trovato, vi sembrava che si fosse smarrito il dottorino?
(Si rende conto che qualcosa non va) Mamma, ché successo? Ero solo andato a farmi prestare il libro di storia da Andrea.
(A Gaspare) No, non è per questo. Siedi, chiamo Rosalia e mangiamo. (A Ignazio) Finisci di apparecchiare la tavola. (Esce per andare a prendere le altre cose da mangiare)
(A Gaspare) Si è seduto! Vai a prendere i bicchieri!
(Distratto) Cosa?
I bicchieri, cosa! (Verso il pubblico) Certo, lui studia, lo può capire i bicchieri? Troppo comodo è far finta di non capire.
(Indaffarato, Peppi guarda stizzito Ignazio) Dico ti viene difficile guardare le cose per il loro giusto verso? Ti viene difficile capire che nessuno ti è contro?
Ci risiamo! Dico iu ti viene difficile parlare come usiamo noi? Ti viene difficile capire che a momenti qui dentro non ci si capisce più? Oh, solo i bicchieri gli ho detto! E lui… (ironizzando) Cosa?
Io… io stavo pensando!
Tu, con questa scusa del pensare non mi convinci proprio; quando dobbiamo fare qualche cosa, o ti svegli, o pensiamo un po’ per uno.
Pet te, forse; per me c’entra molto.
(Stava finendo di sistemarsi una scarpa e interviene cercando di capirci qualcosa) Allora, com’è finita? Vi siete messi d’accordo?
(Stava attento ad Ignazio) Come?
(A Peppe, ironico) Dice: “come?”
Ah, allora vero dici! (cerca di sfilarsi la cinghia dai pantaloni e Ignazio scappa in cucina)
(Entra con dei piatti in mano) Com’è finita con la tavola?
Chiediglielo a tuo figlio Ignazio. (Entra Ignazio con due bottiglie in mano)
(Indifferente) A me? Se io sto venendo da li dentro! (Posa le bottiglie e riesce di corsa. Bussano)
Avanti. (Entra Laura, una compagna di scuola di Gaspare, vestita elegante)
(Entrando, guarda e rimane meravigliata per il misero ambiente in cui vive Gaspare) Buon giorno, io… veramente…
(Cerca, premuroso, di toglierla dall’imbarazzo) Laura, questi sono i miei genitori, ma… accomodati.
(Impacciata) Piacere… no, no… devo andare; a casa mi aspettano. Sono venuto, per come ti avevo detto, se puoi darmi una mano in matematica, lo sai, sono indietro con questa materia. A scuola, si sa com’è, si parla e si sanno poi chi sono i migliori, ed eccomi qua. Te la sentiresti di aiutarmi?
Certo, perché no! E… da quando vorresti iniziare?
Gaspare, perché non la fai sedere a tavola con noi?
No, la ringrazio signora, io… al più presto possibile.
Ci vediamo domani pomeriggio qui a casa mia
No! Veramnete mio pa… (Peppi e Mummina continuano a guardarsi meravigliati) no niente, volevo dirti che mio padre non sarebbe contento se venisse a sapere… che vado male a scuola; quindi…
Se vieni qui da me, nessuno glielo farà sapere!
Si capisce!
No, no! Ci vediamo da Monica domani alle sedici; arrivederci e… a domani allora. (esce)
(Guardava ancora Mummina meravigliato) Di, che cosa aveva le smanie?
Le smanie l’han presa quando si è resa conto a quale famiglia appartiene tuo figlio Gaspare. L’ho conosciuta chi è quella ragazza.
Chi è?
La figlia del maresciallo.
(Indisposto) Come! La figlia del maresciallo? Eh no, caro Gaspare! Proprio questo no!
Ma, papà…
Niente papà! e poi, lei non lo sa, tu, a chi appartieni?
Penso che lo ha capito a chi appartengo, e poi, cosa dovevo dirle che non l’aiutavo?
Ma no! (entrano Ignazio e Rosalia con in mano altri piatti) Tuo padre non voleva dire qesto.
E allora! Com’è finita?
No, niente, che ci vediamo da Monica.
(Rosalia e Ignazio non capiscono) Dove ci vediamo?
Da Monica! E… (alla mamma) di chi sta parlando?
Ci risiamo! Mi sembra il discorso dei tre sordi; vogliamo mangiare piuttosto che dopo ne parliamo
Si, si mangiamo! E’ forse la fame a farci dire certe cose.
(cerca di spiegare l’equivoco) Quale fame, è venu…
Gasparino, siediti che mangiamo, non ci pensare più. (Iniziano a mangiare mentre si sentono arrivare da fuori dialoghi animati di gente che ne vuole conto e ragione)
(Tutto il discorso fuori scena) No! T’ho detto che non può essere più. Adesso basta! (si guardano meravigliati, solo Ignazio capisce)
(Spaventato e girato in modo che gli altri non lo sentano bisbigliare) Ih! Don Gaetano? E chi mi ha visto? Come, era buio notte! (alla mamma) Mamma, non dirgli che sono dentro! (Esce di corsa per l’altra stanza, tutti si guardano meravigliati, mentre fuori continua quell’animato dialogo)
(Sempre fuori scena) I congli, e lasciamo stare, le galline e sono ragazzi! Ma che devono fregarsi il motore della’acqua no! (bussano)
Avanti, avanti! (fuori ancora gridano e non sentono. Poi a Gaspare) Vai ad aprire.
(Entrano in due, uno è balbuziente. Età sui cinquant’anni, vestiti da contadini) Salutiamo!
(Sentendo quel tono adirato, li invita ad accomodarsi) Sedetevi, volete pranzare con noi?
(Adirato, balbetta maledettamente) N-n-no no no! La-la-sciate st-t-t-tare! No-non vi-vista-te-te a inco-ncomodare! (guarda in giro) Vo-vo-vovostro fi-figglio…
(Cerca di sfuggire la domanda, mette del vino in un bicchiere) Tenete, almeno un bicchiere di vino potete assaggiarlo.
(a FrancEscO) Lo senti? Te ne accorgi? Trova pure il coraggio di cambiar discorso!
Di che cosa state parlando? Spiegatevi meglio. E poi, cosa volete di nostro figlio? Sono venuti a chiamarlo amici suoi e sicuramente… ritarda; potete parlare con noi.
Co-con loro!
Per poi magari sentirsi dire che loro non ne sanno niente! No, no caro Peppe! Adesso ne voglio conto e ragione, o credi forse che sono un pupo?
(Non potendo parlare bene, cerca di andare dietro a quanto dice Tanu) Uuuuun pu-pupo!
Questa storia deve finire! (batte la mano sul tavolo e Rosalia si spaventa)
(Rassicurando la bambina) Signori! Almeno per questa creatura! Gaspare andate un po’ di la, dopo vi chiamo.
(A Franciscu che cercava di calmare Tanu) Quale scusare e scusare! Per vostro figlio un bastone ci vuole, altroché. (A Peppi) Insomma, quando deve finire questo rubare? Quando si può avere un po’ di tranquillità, mai? Stai attento Peppe, che questa è strada che non esce! E… (guardando verso la stanza dove è uscita la piccola) mi scusi lei… per la piccola. (Si avvia, poi, accorgendosi che Franciscu sta salutando Peppi, lo va a tirare per le spalle) Cammina tu! Che ci stai a salutare? (escono borbottando)
(Guarda Peppi e quasi piange) Perché, perché! Che cosa ho fatto al signore per meritarmi questa vita di miserie… (a Peppi, sconvolta) Ma, tu… tu… non c’entri? (Peppi non risponde) Parla! O devo pensare che pure tu…
(La guarda e non parla, poi abbassa la testa rievocando il passato) C’è stato un tempo; poi è passato, forse perché… capii, o forse smettendo chissà se ho voluto dire basta. Ma… (alludendo al figlio Ignazio) a quello io non dirò niente, non voglio ne condannarlo e ne giustificarlo. Vorrei solo, credimi, gridare, gridare forte! Dicendo, ora, a tempo scordato, d’essere stato un padre che ho sbagliato! Un padre a capo di una famiglia mal vista, agli occhi di tutti processata, si processata! E la cosa peggiore è che chi processa non sa, si non sa; ma io che fui capisco, e soffro in silenzio questa vita aggrovigliata.
(Sulla soglia, Rosalia e Gaspare) Mamma, abbiamo finito di mangiare? Io… Vieni, figlia mia. (Le si aggrappa al fianco) Mamma.
(Con sofferenza e rabbia) Papà, ti prego! Io… io voglio uscire da questa realtà. Io non voglio più essere guardato dai miei compagni come se fossi un’animale raro, un essere da tenere lontano. Quando…, quando la mattina entro in classe subito è silenzio, e sulla soglia, mentre tutti mi stanno a guardare, mi pervade l’angoscia. Vorrei scappare, correre, andare via lontano da tutti, in un paese diverso, in un paese dove la gente ama la vita, in un paese dove i valori umani non sono misurati a scala; è la che voglio andare! E’ la che la gente vive!
Gasparino, figlio mio, tu parli così perché ancora sei ragazzo e non conosci le trappole e le ingiustizie che questa vita, ad ognuno a preparato. .
Non è vero, mamma! Tu, parli a nome delle brutte esperienze vissute! La vita, non è rassegnazione, è creatività!
E’ realtà! E la nostra, purtroppo è questa.
Ma, papà! Io… io ho vissuto in questa che tu dici realtà; è allora? Allora, dimmi, sono forse un rassegnato?
(Sulla soglia) Tu, sei solo uno che fa parte di questa famiglia e non lo vuole quasi accettare.
Sentitelo, l’Archimede! Proprio tu non dovresti dire niente!
Ah, si! E perchè?
Perché tu, col tuo modo di essere non fai altro che aggravare la nostra già imbarazzante posizione sociale
(Che sembra non aver capito niente) Che cosa? Sempre (alla mamma) più difficile questo va parlando? Mamma, cosa vuole questo da me? Perché non mi lasci in pace per tu! Cosa ne sai della vita. Tu, ti sei ubriacato di queste parole difficili e ti vai allontanando sempre più dalle cose più semplici.
Sentitelo! E quali sarebbero queste cose più semplici dalle quali io sto sempre più allontanandomi?
Sono quelle che ti permettono di avere tutte cose: rispetto, amicizie, benessere, potere, tutto!… I soldi sono.
Con i soldi, non puoi comprare tutto!
Giusto, hai detto bene! Solo che io non ho parlato di comprare; io ho detto soldi, e soldi vuol dire benessere. Tu lo sai cosa vuol dire benessere? Certo, stando in questa casa ti viene difficile capirlo; prova ad immaginare di stare in una grossa villa, dove tutta la giornata i camerieri non fanno altro che ripetere: “voscenza di qua, voscenza di la!” Incominci a capire soldi?
(A Ignazio) Gaspare non voleva dire questo.
Ah, no! E perché non si spiega meglio?
Tuo fratello vuole dire che se tu fossi andato a scuola come lui, non avresti certamente avuto questo cervello… diciamo vuoto, avresti studiato, frequentato amicizie diverse e non queste tue compagnie che cercano di trascinarti in una brutta strada! (Cerca di acchiapparlo) E quello che sarebbe stato sicuramente più importante è che avremmo incominciato a cambiare finalmente volto a questa famiglia disprezzata.
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