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| Rocco Chinnici Processo al processato IntraText CT - Lettura del testo |
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(scena medesima)
(Intento a lucidarsi le scarpe, mentre la mamma rammenda un paio di pantaloni) Mamma, posta oggi nemmeno ne è arrivata? (Mummina lo guarda e non capisce di cosa sta parlando. Ignazio si tura il naso) Certo che il letame che c’è al nord…; la senti che puzza? Arriva sino qua! E poi dicono: La Sicilia, Palermu, Catania… (sputa sulla spazzola e continua a lucidare) Splut! cornuti! Ancora aspetto!
Ancora quella risposta! Che cosa credi che aspettavo l’autobus?
Ah, quella dei libri sotto braccio… diciticcillu vui…
‘Ncillu, ‘ncillu! Ascolta! (si sistema un po’ come a volere esibirsi al pubblico) Discitincillu a sta cumpagna vostra, c’aggiu pirdutu u suonnu e a fantasia, (si avvicina alla mamma e le accarezza, con la mano il mento) e a vogghiu bene, chiossà da vita mia…
Levati, levati cosa buona. E a te questo si deve dare, andare perdendo tempo così!
Mamma, non incominciamo! Anzi, sai che ti dico, me ne vado. (si avvia)
Vieni qua! Dove vai? Com’è finita con don Vincenzo, gliele hai tornato indietro le cose?
Ci risiamo! Come glieli porto? Girolamo il romano, l’agnellino lo ha re-ga-la-to! Lo hai capito, o ancora no? E poi le altre cose, dice Virrinella che quello che se le comprate non gliele torna più in dietro, quindi…
Come, quindi! E allora? Dicu io cosa aspetti ad uscirtene da questa via? Che cosa aspetti a cambiare amicizie? Come se in paese ragazzi non ce ne fossero più!
Mamma, stai dicendo per davvero? Per prima cosa, anzi per primissima cosa i miei amici sono i miei amici; in quanto aglialtri, di quelli che tu pensi e dici che ce ne sono tanti, sono quelli che pensano di appartenere ad un altro mondo, neanche ti salutano, e quando qualcuno di noi cerca di avvicinarsi, con una battuta qualsiasi ad uno di loro, fa la figura di un broccolo! Perché rimani da solo a parlare, quegli altri son già lontano! La nostra realtà, come dice papà, è diversa; è come se fossimo… ammalati contagiosi!
Tuo fratello, allora? Non appartiene a noialtri? Eppure, gli amici, quei pochi che ha, son figli di famiglie diverse!
A proposito! Come la figlia del maresciallo! Lo hai sentito anche tu perché è venuta a cercare mio fratello! Perché ha bisogno, no per il piacere di stare insieme a lui, anzi quasi era dispiaciuta d’essere entrata in questa casa. Certo, sicuramente ci saranno quelli ai quali non importa nemmeno della famiglia del maresciallo, e così sempre a salire più in alto. Mentre noialtri siamo quelli che si devono tenere lontano, lontano se no contaggiamo! Mamma, vorrei dirti tante di quelle cose che nemmeno immagini, è come se mi salissero di qua… (indicando lo stomaco), tante di quelle cose da dire… e poi… niente. Forse perché non trovo le parole adatte a spiegarle, o chissà; però lo sento che dentro di me bolle ribolle e quando tutto sembra venir fuori, scoppiare… rimando giù.
Ignazio, ascolta tua madre, trovati un lavoro, giacché la scuola ti è impossibile. Tuo fratello parla difficile per un conto, tu incominci a non farti capire per l’altro; tra non molto, qua dentro, sarà sicuramente difficile capirci. (Esce per la cucina borbottando)
(Solo in scena) Già non c’intendiamo più! Non si può tenere un discorso serio che subito non si è più capiti. Qua dentro si deve solo parlare di lavoro, lavoro e frequentare amicizie diverse. (Entra in scena la coscienza, una figura dalla stessa taglia d’Ignazio, vestito con gli stessi indumenti; e, ragionando con molta calma, cerca di fare capire a Ignazio quello che è giusto e quello che non lo è. Si metterà, ogni volta, di spalle con Ignazio, in modo che prima di parlare è come se uscisse da dentro di lui) Come se gli amici giri l’angolo e li trovi; gli amici, amici e guardati!
(Gli si mette davanti) Eh no, Ignazio! Lamentarti, a questo punto, credimi non serve. Gli amici non te li ha dati ne tuo padre, ne tua madre, tu li hai voluti!
(Meravigliato, parla con la figura) E tu, chi sei?
Io sono quello che tu dovresti essere.
Come, come? Sinte quest’altro! E tu, da quale cavolo vieni fuori?
Dal tuo interiore! Ma… lasciamo stare; stavi dicendo…?
No, no! Lasciamo stare niente! Ora, voglio sapere chi sei!
Io? Ma Ignazio! Chi vuoi che sia.
(Più confuso che persuaso) Tu… (indicandolo) sei io? Dico… tu, sei proprio io?
Certo! Allora guarda te ne vuoi ritornare da dove sei venuto. Ci mancavi proprio tu in mezzo ai piedi. Poi tutte a me succedono. Egli è Ignazio! Dunque quello sarei io? (Alla coscienza) E me? Dico… lo hai capito, (quasi confuso) me Ignazio, chi è?
Sempre io!
E allora me lo fai un piacere? Lasciami in pace. (Si gira borbottando mentre la figura esce incontrandosi con Mummina che, prima guarda Ignazio e poi guarda meravigliata la figura che sta per uscire)
Ignazio! Ignazio! E’ diventato sordo? (Va a scuoterlo ed egli si spaventa) Con te parlo!
Madonna! M’hai fatto prendere paura!
(Riguarda, meravigliata e confusa, dov’è uscita la figura) Ma… dimmi, parlavi da solo?
No, niente, parlavo con… (si gira, non vede più nessuno, chiude gli occhi e scuote la testa) con me, con me parlavo!
Senti Ignazio, da ascolto a tua madre; io vorrei che tu fossi diverso… uno come tanti altri, un ragazzo che non tiene sua madre sulle spine, dovresti essere… un ragazzo tranquillo, si ecco! Mamma, io sono tranquillo; sei tu piuttosto che sei agitata, confusa; di che ti preoccupi? Non ci sono problemi
Eh, per te mai niente c’è! (Prende da un cassetto della vetrinetta dei soldi) Toh, prendi. Va da un pecoraio, compri un agnellino e glielo porti a don Vincenzo, ricordati di chiedergli scusa; per le altre cose glielo spieghi che li ha presi Virrinella e che quindi tu non c’entri…
Che cosa? Io devo andare da don Vincenzo a riferire… insomma a fare lo spione! Mamma, dico! Dovrei tradire il mio amico? Ma quando mai! Io è meglio… (bussano)
Vedi chi è! (Va ad aprire rimanendo sulla soglia a parlare con Virrinella) Ti farei vedere io cosa è meglio, ti farei vedere! (Ignazio continua a parlare con Virrinella) E allora! Chi è? Virrinella! (Lo invita ad entrare. E’ un suo coetaneo, vestito con indumenti sporchi, qualche tatuaggio, un orecchino, capelli malandati, una sigaretta accesa; insomma un’aria di quelli che, a guardarli, dicono tutto) Entra Virrinella nessuno c’è, solo mia madre.
(Il tono del linguaggio e l’atteggiamento che assume, invita a farsi dare qualche ceffone da Mommina che, a vederlo, resta meravigliata) Salutiamo, signora Mommina. (fuma, indifferente di Mummina che lo osserva da testa ai piedi).
Salutiamo, salutiamo! Di, ma di dove vieni, combinato così? Sembri uno scaricatore di porto. Vorrei sapere a chi (facendo segno di rubare) sta volta! Non è vero? (Virrinedda guarda Ignazio, e stizzito continua a fumare del tutto indifferente di quanto Mummina gli dice) Rispondi! Con te parlo! Ch’è, non trovi il coraggio? Tua madre niente ti dice?
(Stancatosi, esplode) Oh, ma sa che sembra un carabinierere! (Poi a Ignazio) Minchia, nessuno c’è! “Entra, solo mia madre c’è!” E meno male! E se c’era tutta la famiglia? Era un tribunale al completo: giudice, cancelliere, pubblico ministero… e il mio avvocato? Lo sapevo, come sempre! Per me avvocato mai. Non ho mai avuto un avvocato che mi tirasse le difese, mai! Pure! Vorresti pure chi ti difendesse! Bello sarebbe! Ma riesci a capire quanto hai detto? Ora io ti do uno schiaffo, e tu, tu cosa fai, mi domandi scusa?
(Quasi in tono di sfida) E lei, signora Mommina, (le butta il fumo in faccia) mi da… lo schiaffo?
(Si avvicina adirata ai due come a volerglieli dare per davvero, tanto che sono costretti a mettersi con le spalle al muro per paura di prenderli) Io, a dire il vero, a tutti e due vi darei tante di quelle di bastonate da lasciarvele per ricordo, ma… lasciamo stare!
Su, mamma! Quel ragazzo neanche il tempo d’entrare, e tu è come se…
(A Ignazio) Senti, io me ne vado. Ci vediam al solito posto. (A Mommina, con tono di sfida) Arrivederci, signoraa Mommina! (esce di corsa)
(Andandogli dietro sino alla porta) Si, si; ci vediamo la!
Dov’è che vi dovete incontrare? Ah, non rispondi? Dico io, che cos’è che ti manca? Ancora, mamma! Con questo “cos’è che ti manca”! Mamma, dici vero? Lo hai dimenticato quanti anni ho? Quasi diciassette. Io, Ignazio Profazio, ho diciassette anni e non mi manca niente, proprio niente! Ho una bella moto rossa fiammante (facendo finta di salire sul motore e accenderlo), una bella tuta per giocare a calcio, un grosso numero di tifosi che gridano: “Ignazio! Ignazio! Ignazio!” Ah, tu guarda cosa mi stavo dimenticando! (Mummina lo guarda meravigliata) L’abbonamento al cinema e al teatro! Al teatro, ma che cos’è il teatro? Dicono che la, le persone son vere! Mamma, mamma! (Mummina si gira a guardarlo) E quando… come si dice? Recitano! Non sbagliano mai?
(Stizzita) Ho capito, è l’ora della follia! Quanto mi sistemo un po’ la casa, tanto ho capito che con te per ora… parlare è inutile. (ed esce)
(Incurante d’essere rimasto solo continua a parlare) Porca l’oca! Non sbagliano mai! Mi piacerebbe sapere come diamine fanno.
(Sempre come la prima volta) Se un autore ti sentisse, anche tu saresti un personaggio da teatro, perché tu, non stai sbagliando, stai solo facendo la tua parte, una parte vera, insita della tua persona, certo, per altri non condivisibile, sotto certi aspetti, ma… per lui, credimi, no!
Ancora qua è! Dico io, non ne hai da fare? Non hai nessun posto dove andare? E non prendermi con le buone, tanto io non voglio essere nessuno.
Quanto sei sciocco! Tu non puoi non essere, perché tu sei!
Ci risiamo! Io non voglio essere, e io non voglio sono! Ora vattene e lasciami in pace per una volta e per sempre, oh! Una, dico una persona a favore non l’ho, dico, vi siete messi tutti d’accordo?
Sei tu che vuoi, senza magari renderti conto, essere questo personaggio; pensa un po’ a tuo fratello Gaspare (indicando il tavolo dove egli studia), egli, lo vedi: studia, è premuroso, gentile, diligente, e quello che più conta è che vuole cambiare, essere diverso, uscire, da questa che lui chiama vita assurda, e che poi, detto tra noi credimi non è che ha tanto torto.
Intanto fammi il piacere di non familiarizzare tanto con me, perché io non sono te, quindi…
(Ridendo) Ah! Ah! Ah! Io non sono te! Oh, Ignazio quanto sei sciocco! Continui a non capire, o… fai finta. Io, sono il tuo io, diciamo, per capirci meglio, il tuo essere; quindi ora tu verrai con me a sistemare il discorso di don Vincenzo.
Che cosa!? Io non vengo in nessun posto!
Tu invece vieni, e lo farai per tua madre, dai su! (Lentamente si avvia ad uscire)
(Come se fosse trascinato. Si oppone) No, lasciami! Vieni qua, da don Vincenzo no!
(Deciso) Vieni, ti ho detto! (a questo punto, Ignazio, si avvia ed escono)
(Rientrando, chiama Ignazio) Ignazio! Ignazio! Che se ne sia andato? Madonna, illuminaci la mente. (Inizia a sistemare qualcosa; da fuori si sentono arrivare voci animate, va ad aprire). Che c’è, che cos’è successo?
(Entra con Lucia che piange. Lucia ha in mano qualcosa che non vuole mollare) E successo che hai suoi figli avreste dovuto insegnare più educazione! M’è caduta una cosa dal balcone, e appena il tempo d’arrivare a terra che subito l’ha fatta sua.
(Piangendo) non è vero, mamma! A lei è caduta un’altra cosa; questa l’ho trovata prima, era davanti la casa di donna Lucia.
Padre, figlio e spirito santo, guardatela! Che sta crescendo santa pure lei! Certo, la gente quando mormora ne ha torto?
Ih, e ora basta! Intanto avete fatto una grandissima vastasata, siete entrata senza salutare e senza nemmeno domandare il permesso, cosa credete d’essere entrata in una taverna?
Ah, se è per questo, (guardandosi in giro) magari peggio!
Lo sa che ha una gran faccia di bronzo e senza educazione.
Mi faccia il piacere! In paese ci conosciamo tutti, quindi… (Rosalia stava andandosene nell’altra stanza ed ella interviene) Eh no!
E poi è sicura che è stata mia figlia a prenderle… la… che cos’è? Non può essere che mentre lei scendeva le scale, qualche bambino passò prima di mia figlia, prendendosi quanto le è caduto, perché crede che possa essere stata lei?
(Ironica) Ih, se fosse passata la figlia del farmacista, o che so… del sindaco, del cavaliere, allora stia certa che tutto questo non lo avrei pensato; ma passando giusto vostra figlia ho capito subito.
(Alla figlia, che teneva stretta qualcosa nella mano) Allora, dammi qua, pure tu! (Cercando di districarsi per non farsi prendere ciò che ha nella mano. Piange) No! Non è suo!
Tutte cose vostre sono!
Sentite, me lo volete dire quello che vi è caduto dal balcone, di tutto s’è parlato tranne dell’oggetto che vi manca.
(Non sa cosa rispondere, del resto a lei non era proprio caduto niente, aveva solo visto raccogliere furtivamente qualcosa da terra alla bambina) …Un cucchiaino d’argento! Si proprio così! Un cucchiaino d’argento che ci giocava mio nipotino al balcone.
E lei col cucchiaino d’argento lo fa giocare il suo nipotino? (Finalmente riesce a prendere a Rosalia ciò che teneva in mano, e, alla vista di un orologio d’oro, si meraviglia) Ih! Ma questo è un orologio! E d’oro anche!
E vedi la santerella! Lo sai che hai iniziato bene la carriera, e troppo presto!
Io a terra l’ho trovato! (Piange)
A terra, si!
Che cosa volete dire? O credete che casa mia e un immondezzaio e tutti quelli che passano hanno diritto di buttare rifiuti!
Comunque, immondezzaio o no, io vado vado a fare la denuncia in caserma che sua figlia le ha portato un orologio d’oro incasa; poi si vedrà se l’ha trovato o pure… Facendo il gesto di rubare). La saluto! (esce)
(Cerca di persuadere Rosalia a farsi dire dove ha trovato l’orologio) Allora, dimmi la verità, lo hai sentito cos’ha detto quella signora? Dimmi di chi è che glielo porto io con una scusa qualsiasi. (Rosala piange) Parla!
Mamma, tu non mi credi. Era li per terra, davanti la porta della signora Lucia. (Piangendo) te l’ho detto poco fa; tu credi a quella signora.
Io veramenti non so più a cosa credere. E basta, su non piangere che ora vediamo come sistemare tutto.
(Entra, ha un libro in mano, mentre con l’altra ne tiene un altro che andava leggendo) Mamma! cos’è successo?
Niente, non preoccuparti, tua sorella ha trovato un orologio per strada e sta succedendo un caos. In che senso?
Una signora se ne accorta ed è andata a far la denunzia…
La denunzia… di che se l’orologio e qui; anzi senti che facciamo, dammelo che glielo porto con le mie mani in caserma, così spiego loro come stanno le cose e chiariamo tutto (lo prende, lo guarda e guarda anche Rosalia). Ma… è sicuro che lo hai trovato?
(Sempre piangendo) Se pensavo a tutto questo lo lasciavo li, a terra! Si, ti ho detto!
Anche tu non mi credi.
Io ti credo, anzi sai che facciamo, portiamoglielo assieme in caserma e glielo racconti tu stessa com’è accaduto.
E alla mamma?
(Prima guarda la mamma, poi Gaspare) Si, pure alla mamma, anche se non vuol credermi.
(Stringendola a se) Ti credo. Cerca di non confonderti nel raccontare le cose. (Escono. Mommina inizia a stirare).
(Dalla stanza da letto si sente gridare Peppi che non riesce a trovare degli indumenti da mettere) E ne ho da tirare! Mommina! Cosa ci fanno le calze di tua figlia (Si vedono entrare in scena, dalla stanza da letto, oggetti che Peppe non ritiene siano suoi) nel mio comodino?!
Ah, lui qua è! Lo avevo dimenticato! Lentiamo d’impastare e andiamo a toccare il culo alla gallina! Ma poi, dico io, sempre una cosa! Non lo vede che sono piccole, no! Se non le strappa tutte si queta!
(Sempre fuori scena e adirato) Uno cerca una cosa, e invece ne trova un’altra; qua dentro per trovare la cosa giusta si deve sempre cercare quella sbagliata! (Entrano spesso oggetti in scena) Ma poi, dico io, cosa aspetta a muoversi che passa l’autobus, o che prima finisco di provarmele tutte queste cose!
Per carità, non ti infilare più niente che sto arrivando!
E queste altre scarpe? (Entrano in scena anche le scarpe) No! In questa stanza o cambio serratura, o andrà a finire che mi corico con tutti i vestiti. (Avvilito) Ma poi dico perché non entrano!? Mommina! Ma porca della miseria! Guarda, guarda ma va fa… (Si sente un rumore di qualcosa lanciata sopra un mobile)
(Lascia quanto stava facendo e si appresta ad andare a vedere ciò che sta succedendo) Per carità stai fermo e non ti muovere più! (Arrivata sulla soglia si mette le mano ai capelli) Ih, come sei combinato!? I cassetti sottosopra vuol dire per infilarsi due cose! (Esce)
(Fuori scena) Ai cassetti pensa, neanche al cervello che mi si sta agitando tutto e a quanto devo sudare ogni volta che devo levarmi dal letto, no! A questo non ci pensa!
Lo vedi come trovo un po’ di tempo, devo scriverci il nome in questi tuoi indumenti, così è sicuro che non li confondi più!
La serratura! La serratura! Che c’è il miele in questa stanza? Chi entra si cambia e butta! Comu se la stanza non l’avessero. Guardate!
Guardate, lui lo dice, oh!
(Entra in scena cercando di sistemarsi un pò; è tutto mal vestito) Ora dico io, se Dio, che ce ne scansi e liberi, si svegliasse un po’ seccatello e desse un piccolo strattone a questa terra… (alludendo al terremoto) vai a vestirti in quel fuggi fuggi! Da questa casa è sicuro usciremmo tutti nudi! (Alza la testa in alto come a volere parlare con Dio) Meno male, ah! Che siamo tutti bravi (facendo con la mano come a volere significare che non siamo per niente bravi). E dagliela! Ancora parla! Vuol dire un dramma sta ideando per due soldi di pantaloni che doveva infilarsi! E dacci un taglio adesso!
Si, si, cambiamo discorso. Dimmi una cosa, poco fa mentre ero in dormiveglia, mi è sembrato di sentire trambusto, o sbaglio?
Trambusto, trambusto c’è stato! Tanto lui dorme, e dopo… quello che succede, succede!
E torna a zoppicar la notte! Ah, allora è proprio la giornata! Uno le chiede per sapere cos’è successo e lei prende a finir di condire l’inzalata! Sarebbe solo bastato che mi avessi detto: (ironico) “quale trambusto! Sicuramente avrai sognato!” e basta, no!
(Molto seria) Sappi che i tuoi figli si trovano in caserma.
(Che stava aggiustandosi ancora i pantaloni, nel sentire ciò, si preoccupa e i pantaloni gli scivolano lentamente giù lasciandolo in mutandoni) Che cosa! In caserma? Cos’è successo? Parla!
Oooh!!! Finalmente si è svegliato! (Additandogli i pantaloni ancora abbassati) Intanto incomincia a vestirti.
(Si alza velocemente i pantaloni; Mommina perde tempo a spiegargli l’accaduto) Porco di un demonio, parla! Col cavatappi devo tirargliele le parole di bocca!
E zitto! Una tarantola sembra! Niente, tua figlia ha trovato per strada un orologio d’oro e sta per succedere un quarant’otto (Mummina cammina e Peppi gli va dietro); era meglio se trovava un cucchiaino d’argento! Certo! Se con l’orologio d’oro un quarant’otto, col cucchiaino d’argento sarebbe successo… diciamo un… venti nove. Si può invece sapere cos’è successo, anziché farmi fare i conti?
(Si sente un principio di temporale: tuoni e lampi) Anche il tempo, adesso! Senti prendi l’ombrello e va dai tuoi figli che sicuramente in caserma avranno già finito; strada facendo telo fai spiegare da Gaspare che sa tutto (Ed esce. Mummina è preoccupata per Ignazio che ancora non rincasa). Sarei curiosa invece di sapere dov’è andato a finire quello! Auguriamoci che si sia persuaso a sistemare il discorso di don Vincenzo. (Si rivolge al quadro del Cuore Gesù) Gesù fatemela una grazia, non vi chiedo grosse cose, solamente quella d’illuminare il cervello al padre e al figlio. (Si sente, oltre ai tuoni, lo sbattere di una finestra) LA finestra aperta! E’ meglio chiuderla. (Ed esce).
(Entra tremando, battendo i denti dal freddo, è tutto bagnato.) Mamma, mamma! (Si toglie le scarpe bagnate e piene di fango e si siede; ha molto freddo. Rientra Mummina).
Da dove arrivi con queste scarpe? Dammi, dammi qua! (Gli prende una tovaglia) Tieni, asciugati la testa e corri a cambiarti questi indumenti inzuppati. Di un po’, non è che… ti saresti per caso persuaso a sistemare quel discorso?
(Col battere dei denti non riesce a far capire bene ciò che dice) Si, è la che sono stato…
Che cosa dici? E parla più forte!
Ti ho appena detto che sto venendo da li! Di campagna; non vedi le scarpe come sono infangate?
Dunque… tutto apposto?
Ora, mi raccomando, non farti venire qualche altra delle tue idee. Domani vado a parlare con padre Francesco perché possa spendere una buona parola per te al municipio…
Al Comune hai detto? Mamma, come si capisce che tu sei troppo… come dire…
Che m’interesso di te? Certo, tu mio figlio sei, quindi…
Non c’entra questo, anzi voglio proprio dire che tu sei così tanto presa dalla bontà altrui che quasi non ti rendi conto dell’impossibilità della cosa. Mamma, svegliati! Tutto lottizzato è! Tu pensi che mi possano…
Che Francesco e Francesco, ancora!
Io non volevo dire che avrebbero dovuto assumerti da impiegato, che so… con questi cantieri scuola… si così mi pare che si chiamino…
Sicuramente s’inventeranno una scusa: ci vuole questo, ci vuole quell’altro… Senti, lascia andare. A Ignazio nessuno lo vuole! Qualcuno dirà che son picccolo, altri diranno che sono grande! Che abbiano il coraggio di dirlo in faccia: “non fai per noi!” No! Ci girano, ci rigirano; non c’è peggior cosa di quando si è sotto processo. Eh, vita, vita! Chi sei? Come sei combinata? A chi vedi, a chi no! Poi arriva quell’altro: “io sono tu, tu sei io…” neanche tu, sai chi sei!
Dai su, non prendertela, non dire così.
Tu credi che io stia dando i numeri, vero, mamma? Ma come faccio a spiegarti che ho un amico che appare e scompare, come si fa! (Si sente sempre il temporale)
(Preoccupata nel pensare che quest’altro amico possa essere un cattivo compagno) Un amico? E chi è? Non facciamo che anch’egli… (fa il verso di chi ruba) ha la manìa…? (Se ne va via la luce) Pure il tempo ci voleva! Aspetta che prendo i fiammiferi; e dove sono messi? (Esce per l’altra stanza)
(Ignazio cammina lasciandosi la coscienza a destra del boccascena; poi, giratosi, si avvicinano parlandosi al centro del palco) Ora dico ti rendi conto che vita lavorata ha tua madre? Che cosa aspetti a cambiare il tuo modo di essere?
(Sempre a luci bassissime) Di nuovo qui è! Pure al buio vieni a trovarmi? Come siamo rimasti? Dovevo sistemare il discorso di don Vincenzo e dopo di che ognuno per la sua strada? E’ vero o no? E allora? Continui a far finta di non capire, io, sono il vero Ignazio! Tu, sei solo un insieme di brutte abitudini da correggere, lo hai capito, o ancora no?
(Si avvicinano come se si guardassero allo specchio, la coscienza, con una panciata, lo butta a terra facendo cadere anche il tappeto da tavola) Ahi! Ahi! Ahi! Il ginocchio, ho battuto il ginocchio!
(Esce ridendo mentre torna la luce e si vede Mummina che stava rientrando con una candela accesa) Ah! Ah! Ah!
Che cosa fai li per terra? Pure il tappeto? (Guardando verso dove è uscita la coscienza) <promessei ce l’hai! Non preoccuparti!
(Meravigliata, guarda Ignazio e la porta dove egli volge lo sguardo; mentre si chiude il sipario)
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