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| Rocco Chinnici Processo al processato IntraText CT - Lettura del testo |
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(Scena medesima)
(Cammina ripassandosi una materia) Allora, in base alla paletnologia, le dimore arcaiche altro non erano che delle grotte, medie, o grandi, a secondo del numero dei componenti della famiglia. Esse erano ricavate, mediante scavi fatti a mano, con degli attrezzi...
(Entra, contento e cantando, con una lettera in mano) Gasparino, qua sono! E’ arrivata l’ora! (Additando la lettera) Tieni, leggila tu! (Gaspare intento a leggere la lettera, mentre Ignazio, rivolto verso il pubblico, canta come se si stesse esibendo) Munasteru e santa Chiara… (Gaspare lo chiama mentre egli fa segno con la mano di aspettare) Ma picchè, picchè picché, torna a Napuli cun me! E vai, il pubblico! “ Ignazio! Ignazio! Ignazio!”
Adesso tu…, Ignazio! Non senti che stona? Ascolta: Ignazio, Ignazio… la i si deve sentire e non si deve sentire, capito?
Senti Ignazio, a me dispiace disturbare la tua gioia, ma…
Senti, dimmelo con parole semplici ciò che devi dirmi, così capisco meglio e può anche darsi che mi dispiace ancora meno. Insomma, (indicando la lettera) hanno risposto che…
Che… cosa?
Dicono che il provino è per coloro che cantano in lingua.
Come, come! Perché io come canto senza lingua?
Tu, canti… diciamo in napoletano, la canzone partenopea insomma!
E allora? Vol dire due mesi d’aspettare per poi sentirsi dire: canzoni napoletane niente! Italiani, questi italiani sono?
Cosa c’entra! E poi scusa tu non lo hai letto il bando di concorso? Perché ti lamenti ora? Ah! Non devo essere nemmeno padrone di lamentarmi! Dico, dove siamo arrivati con l’asino! Poi, tutte a me succedono?
La colpa non è tua, è dell’ignoranza! Prova ad aggiornarti un po’ su quello che ti circonda. I tempi non sono più quelli di una volta! Ora, se non stai dietro a tutte le novità dell’attuale vita, sei fritto! Non hai spazio, altro che cantare, caro il mio fratello “munasteru i santa Chiara!” Tu, hai scelto la strada sbagliata, ecco dove sta l’errore! Così facendo tu, e con le cattive tue amicizie, finirai la, un giorno! (facendo segno con le mani come se avesse le manette ai polsi).
(Meravigliato, indietreggia di due passi) Chi, io!?
Si, proprio così! Tu, non ti rendi conto, ma il tuo stare con gli altri, e per gli altri io intendo anche il loro ambiente in primo luogo, non fa altro che accrescere in te le brutte abitudini, perché… credimi, tu sei solo un insieme di cattive abitudini.
E siete due.
Che cosa, due?
No…, niente.
L’ambiente, l’ambiente caro Ignazio! E’ quello che forma l’uomo.
E io dovrei dire no a quei pochi amici che ho, per queste belle parole? Quando mai!
E allora, perché non cercate di cambiare il vostro modo d’essere? Che so… frequentare ragazzi nuovi, socializzare con quelli dalle idee più sane, diverse!
Troppo comodo è fare questo discorso; sono i fatti che poi non corrispondono più. Sei tu il primo che non appena noi ci avviciniamo alla tua comitiva, allunghi il passo per evitarci.
Tu lo sai… non è per me…: la figlia del maresciallo, il figlio del sindaco, il figlio del cavaliere, poi, che quando se ne accorge suo padre: “Andrea, ma dico!”
Ah! E meno male che lo riconosci! L’abbiamo sentito, l’abbiamo sentito il signor “barbetta”, con questo pizzo che tiene, vorrei proprio sapere chi vuole somigliare, magari a Vittorio Emanuele, e senza accorgersi che lui è più lungo. Vedi quest’altro… “Andrea mi raccomando!” Pure essendo uomo importante, avrà sicuramente anch’egli la sua croce. Io almeno rappresento solo Ignazio; qua, lo vedi? (indicandosi) Questo sono!
Certo, ognuno ha il suo essere.
A dir la verità, ognuno ha il suo e quello degli altri!
Si vive anche di questo, purtroppo: megalomania.
Ognuno, caro Gasparino, continuando a portare gente sulle spalle, stanca! E poi, non si ha voglia di fare più niente, però si è importanti. Ora dico io, barbetta può mai volere che suo figlio frequenti me, Ignazio Profazio!
Non è questo, perché io non credo di rappresentare qualcuno, e pure a me non dice mai nulla.
Tu dormi caro mio! O pensi forse che non ti conosce, lo sa, lo sa a chi appartieni, stai tranquillo, è solo… che so, ma dev’esserci un motivo non t’illudere. Forse… la scuola, si certo
La scuola, che cosa?
Suo figlio, suo figlio! Quest’altro bel signorino, che tra le altre cose, quando cammina, devi capire bene se è maschio o femmina. Chissà lui a chi vuole rappresentare (facendo l’effeminato), sicuramente a… di, come se la cava questo con gli studi?
Ho capito cosa vuoi dire, certo, può essere questo il motivo per cui non mi dice niente, e allora?
Allora?! Ah, ma questo vero dice! Insomma, dico io che, se tu a scuola eri un somaro, di certo non potevi frequentare quel gran fino… di suo figlio! Quindi, egli non è a te che ha rispetto, ma… hai capito?
A me personalmente, dei suoi apprezzamenti, non interessa proprio, se davvero ci tieni a saperlo, quindi…
Io, a dire la verità, della gente ne sono già bello e sazio. Ignazio, Ignazio è sazio! La, butti un po’ di fave nello staccio e separi, quelle che rimangono sono le migliori; oh, Gasparino! Diciamo per davvero? L’uomo considerato merce, che schifo!
(Entra assieme a Rosalia, è molto preoccupata) Vieni qua! (a Ignazio) Senti una cosa; ti ricorda niente donna Peppina?
(Guarda Gaspare) Donna Peppina! E chi è?
Quella vecchietta che abita all’inizio del paese.
(A sua madre) La madre di Ninni? Quella che ha il marito invalido?
Si, proprio lei! Vergogna! Ah, ma questa volta non voglio sentire ragioni, per ti possono condurre persino al confine.
(a Gaspare che, sottovoce, le aveva chiesto cos’era successo) Poveretta! Quattro ragazzi, davanti la posta, le hanno rubato quei pochi soldi di pensione; tre li hanno presi e il quarto, siccome c’era Virrinella, hanno detto che può essere Ignazio.
(Ripete, evidenziando quanto ha detto Rosalia) Dicono che può essere lui.
Tu sei andato alla posta quest’oggi! Hai portato la lettera del concorso. Parla! E cosa devo dirvi che sono stato io? Ah, ma allora la gente a ragione a pensare male di me, lo pensate anche voi! Virrinella, la lettera… cosa vuol dire? (Bussano)
(Gaspare va ad aprire) Buon giorno, è questa la famiglia profazio? Cerchiamo Ignazio, chi è di voi due?
Sono io!
Tu… non sei l’amico di Laura? No, non può essere!
Io sono Ignazio, cosa volete?
In caserma? E perché?
Questo te lo dirà il comandante! Su, andiamo.
Sicuramente state sbagliando, mio figlio qui è stato, con noi!
Stia tranquilla signora che, se è cosi, a momenti torna a casa.
Posso venire anch’io con voi?
(Guarda il collega e quello da l’assenso) Si, certo, andiamo! Buon giorno signora.
(Mentre la mamma, avvicinatasi la mano in bocca trattiene il pianto, Rosalia le si aggrappa al fianco piangendo) Mamma!
(Si lascia andare su una sedia tenendo stretta a se la figlia) Figlia mia…! (Il temporale riprende facendo sussultare Rosalia) Aspetta, aspetta! Prima che va via la corrente. (prepara il lume a petrolio e, appena preso, va via la luce) Oh, madonna!!
Qua, qua sono! Aspetta che accendo il lume. (Accende il lume. Intanto si sente parlare fuori) Chi è ora? (Bussano) Chi è?
Io sono, apri, apri che ci stiamo bagnando!
(Con la fioca luce del lume perde tempo. Entra con don Vincenzo che ha un agnellino nero sulle spalle) Apro, apro! (Ed apre) Entrate, su! Con questa corrente che manca.
Salutiamo, (poi a Peppe) allora, cosa dobbiamo fare?
(Additando l’agnello) Cosa c’è? Non vedi cosa c’è!
Non capisco, parlate per amore di Dio!
Donna Mommina, vostro figlio continua a prendersi gioco di me; l’agnello, questo, la pecora non lo vuole allattare, lo credo, non è suo figlio! E allora, a testate, l’ha spinto fuori la stalla, e meno male perché solo così ho potuto non bastonare più la pecora; fuori, che pioveva a dirotto, l’agnello è diventato bianco, lo vedete?
Veramente è da vostro figlio che vorrei saperlo. Chissà questo, sta volta, dov’è andato a rubarlo, al buio ne afferrò uno, e quando si accorse d’averlo preso bianco, pensò di tingerlo, ma… l’acqua che cadeva dal cielo era così tanta che d’un colpo diventò bianco, e…
Questa volta non ha rubato niente! L’ha comprato, non so dove, ma la’ha comprato. Certo, può anche darsi che nero non l’ha trovato e…
E… cosa, donna Mommina! Non crederà sia giusto. Lei lo avrebbe preso?
Va bene, don Vincenzo, dovete capire, non vi stiamo dando del torto, si sta cercando di trovare la soluzione.
Io, l’agnello volevo allevarlo giacché la razza è buona; ma di questo cosa me ne devo fare?
Sentite, quale valore pensate che abbia potuto avere quello nero?
Sicuramente mi sono spiegato male, io voglio il mio agnello! E comu facciamo?
Lo chiedi a me? E’ a tuo figlio che devi dirlo!
Ascoltatemi, don Vincenzo, purtroppo devo dirvi che di quello nero non dovete tenerne più speranza, credetemi, purtroppo è così. (Si sente tanta gente in strada) Che cos’è successo? Questa non è la voce di Gaspare? Apri!
Entri si accomodi? (Entrano il maresciallo, due carabinieri, un’assistente sociale, Ignazio e un tizio che funge da giudice popolare. Gaspare davanti la porta cerca di non fare entrare nessuno) Ma dico! Volete andarvene a casa? Che cosa volete? (Nella confusione si capisce che vogliono sentire il giudizio che daranno al fratello)
(A Gaspare) Chi sono tutte queste persone? Cosa vogliono?
Niente, non stare a preoccuparti mamma, vorrebbero solamente capire un po’ come stanno le cose.
(A don Vincenzo) E voi? (A Mummina) E’ un vostro parente?
Io veramente… (cercando di mostrare l’agnello che ha sulle spalle)
Si, si, è nostro parente!
Allora, può rimanere se vuole.
(Alla moglie indisparte) Che cos’è questo tribunale? Chè successo?
Tu… (guarda se è osservata e s’accorge che sono poche le sedie) Rosalia, prendi altre due sedie. (In coro dicono di non voler sedersi. Poi a Peppi) Tu niente sai?
Io? Di che cosa?
Del fatto che hanno rubato davanti l’ufficio postale. Io…… io di campagna sto venendo. E che cosa c’entra la posta con questa assemblea?
Prego, siedano che iniziamo. Signorina, a lei la parola.
Mi scusi signor maresciallo, ma… questa creatura… non pensa lei… (A Gaspare) Gasparino, leggile qualcosa di la. (Facendo segno verso l’altra stanza. Escono. Poi al maresciallo) Comodo, comodo eccellenza. (Agli altri) Se vuole possiamo incominciare. (A don Vincenzo fa segno di stare zitto).
Allora, intanto pregherei chi mi sta ascoltando di tenere in considerazione l’età del ragazzo. Dunque, in base a quello che sta mane è accaduto, io credo che non siano da tenere in considerazione i fatti per i quali si accusa il qui presente Ignazio Profazio. Il primo indizio per il quale lo si crede colpevole è quello, e mi pare d’aver capito bene, che l’Ignazio ha per amico il Virrinella!
Se i due non si fossero conosciuti, non avrebbero certamente accuasato l’Ignazio ma l’eventuale amico tizio o caio che avrebbe, come in questo caso, avuto la sfortuna dess’ergli stato amico.
Senta signorina, intanto nei confronti di questo suo angioletto, pendono alcune grosse marachelle, e in caserma abbiamo un fascicolo che non perdona, poi…
Mi scusi maresciallo, riguardo al fatto che non sia un angelo questo è scontato, non è la prima volta che lo assisto, ma che lo si debba condannare in questo caso…
Veramente io parlo a nome della gente che è qui fuori e che aspetta il parere di voi giurì.
(All’assistente sociale) Signorina bella glielo dica che mio figlio non c’entra con questo discorso.
Lei, signora, si faccia i fatti suoi, (guardando l’agnello) e non influenzi la corte.
Lei stia zitto, e non occorre che evidezia niente, noi sappiamo quello che dobbiamo fare. Anche lei signora, non occorre che esprima i suoi pareri, e cerchiamo soprattutto di non perderci in chiacchiere.
Mi sento prigioniero dei turchi!
(Entra mentre fuori vorrebbero trattenerla) Salutiamo! (Guarda subito Ignazio) Lui, lui è stato a rubarmi i soldi davanti la posta. Mi potessero accecare gli occhi, maresciallo, arrestatelo! (Vorrebbe prendere Ignazio ma la tengono) Se t’acchiappo… lasciatemi, lasciatemi! Datelo a me per un po’ di giorni; dovrei insegnartela in quattro e quattr’otto l’educazione, cornutello che sei!
Moderiamo! (Entra Rosalia con un pezzo di pane duro in mano e va ad appoggiarsi sulle ginocchia della mamma)
(Da fuori arriva un gran frastuono) Voi (Ai carabinieri) mettetevi fuori e fate fare silenzio. Allora, cerchiamo di concludere. Tu (A Ignazio) Continui a dire di non saperne nulla di questo discorso, ma non riesci nemmeno a darci risposte chiare riguardo a dove ti trovavi nel momento della rapina.
Maresciallo, come faccio a ricordare dove mi trovavo in quell’istante. Questa mattina sono stato. Da mastro Pietro il calzolaio, da Lillo il biciclettista, in piazza a parlare con Giacomo il bottaio… ora che ricordo, mi ha visto Andrea il postino e mi consegnò una busta; poi… però la posta credo che a quell’ora doveva già essere chiusa, quindi…
Quindi… che cosa? Potresti averlo inventato tutto questo, a me chi lo dice che è la verità. Le prove, le prove dove sono?
Lo si può chiedere a Virrinella o agli altri.
Oh! Tanto ci voleva?
Lei, per favore stia zitto! So io quello che si deve fare o no! (Al giudice popolare) L’ho chiesto insistentemente, ma quello non apre per niente bocca.
Ma bisogna vedere quale amico, perché intanto, col suo silenzio, sta facendo condannare questo. (A Ignazio) Dico, ti stai rendendo conto? (Ignazio tiene la testa bassa)
(Dal pubblico si leva una voce) Tanto ci vuole per dargli una condanna? Non lo vedete che nemmeno ha il coraggio di alzarsi la testa?
Voi, voi! Chi siete per aizzare tanto? Come osate? Si vero è, la realtà di questi (indicando uno per uno i componenti della famiglia) non è delle migliori, ma noi, noi cosa facciamo per capire loro? Niente! Ci sono comodi, e se non fossero esistiti li avremmo di certo inventati questi personaggi. Tu sali, vieni in questa realtà che non conosci e che tanto disprezzi.
Ah, certo che arrivo, o che vi pare! (Sale girando per la comune. Fuori fa fatica a passare tutti. Molti le chiedono chi fosse per entrare) E toglietevi di qua! Chi sono io? Perché ti ho chiesto a chi appartieni? E tornatevene a casa! Hai! Gran pezzo di porco, tieni, prendi questa! (Non riesce ancora a farsi varco) Volete farmi passare? Ah, e meno male che ci siete (alludendo ai carabinierei) pure voi! (Ai carabinieri che la invitano ad entrare. Appena dentro ha davanti Mummina con la bambina anch’essa da poco entrata).
(Le da un pezzo di pane duro) Tieni figlia mia.
Allora, ditemi, quale condanna voi proponete a costoro? A questi che solo di fame e miseria vivono e che non hanno cultura!
Iu, credetemi, sono più confusa che persuasa.
(Entrando) Scusate… Maresciallo! (In disparte parlando all’orecchio)
Vi comunico che hanno preso il quarto complice, e che intanto i sospetti e le accuse che sono state fatte su vostro figlio Ignazio sono prive di fondamento. Perciò Ignazio è innocente! (Escono maresciallo e carabiniere)
Avete sentito? Avete capito? Tutti siamo in grado di condannare loro, ci liberiamo dei nostri pesi, scarichiamo le nostre colpe, ci innalziamo al di sopra di noi stessi, è questo che vogliamo, salire! Poi, stanchi, ci riposiamo sul gradino dell’ipocrisia, aspettando che passi l’attimo d’affanno. Ma loro, loro no! Guardateli, aspettano. E’ altrove che bisogna cercare il motivo: mancanza di strutture sociali, centri di aggregazione, migliorare la qualità della vita per rendere più vivibile la comunità. Questa… è una delle tante farse alla quale noi, senza ormai rendercene più conto, pure essendone i protagonisti, fungiamo da spettatori. Voi! Cosa avete da rimproverare a costoro che avete già processato e non avete concesso loro neanche il diritto di essere creduti? Andate quindi, e tornate la, con gli altri a cercare i perché della mancanza di quanto vi ho accennato.
Mi creda ho sempre pensato e parlato s’intende, come del resto tutti abbiamo fatto, con la bocca nostra certo, ma con la voce dei pensieri che tanto mi creda rodono la mente. Ora, invece, qua dentro, con tanto rispetto per i signori presenti, forse lo sguardo dato alla creatura… o forse… chissà.
(Entrando) Mamma io… com’è finita? (Guarda i suoi, poi all’assistente sociale) Allora, signorina, com’è finita?
Gaspare il maresciallo ha comunicato che, essendo stato preso il quarto, tutte le accuse su tuo fratello Ignazio non hanno alcun fondamento e che perciò egli è innocente. (Gaspare va ad abbracciare il fratello, poi, staccatisi, entra la coscienza mettendosi di fronte a Ignazio, i due si guardano e si incontrano abbracciandosi. Dopo un attimo si tengono per mano ed escono mentre gli altri guardano Ignazio.) (Rendendosi conto della situazione che è venuta a crearsi…) Sentite che cosa ho pensato: il tempo insegna a tutti tante cose; a Ignazio ad incominciare a capire, e a noi di scendere da cavallo e di aiutare, come dice la signorina, a quelli che disprezziamo, perché… il disprezzo che sembra non avere valore ci priva invece di tanto amore. In quanto a questo agnello, visto che non è mio e non è neanche di razza, forse è meglio che ce lo mangiamo. (Tutti si guardano; poi all’assistente sociale) Allora, signorina, cosa ne pensa, lo mangiamo?
Certo! E’ questa la risposta alla filosofia della vita, e voi credetemi, con la vostra semplicità, date esempio di quello che dovrebbe essere grande amore di fratellanza.
Mommina! Che cosa aspetti a prendere una bottiglia di quello vecchio che brindiamo! Brindiamo, brindiamo e facciamo festa. Alla salute di don Vincenzo! (In coro battono le mani. Don Vincenzu comincia a cantare una canzone popolare, mentre lento si chide il sipario.)
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