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Introduzione(1)
Sin da quando siamo stati
elevati non per Nostro merito alla cattedra di san Pietro, sempre Ci torna di
ammaestramento e di conforto il ricordo del cordoglio generale che si è
manifestato nel mondo, in occasione della scomparsa del Nostro immediato
predecessore. Altrettanto Ci accade, se ripensiamo allo spettacolo che Ci si è
offerto dopo la Nostra ascesa al supremo pontificato, quando, con l’animo pieno
di fiduciosa attesa, le moltitudini si sono rivolte verso la Nostra persona,
non distolte da altri avvenimenti, né dalle loro gravi difficoltà e angustie.
La chiesa cattolica non muore: è il vessillo innalzato sulle nazioni (cf. Is
11,12). Essa è sorgente di viva luce e di soave amore per tutti i popoli.
A ciò si aggiungono altri motivi
di consolazione. Intendiamo riferirci sia ai vasti consensi con cui è stato
accolto l’annuncio del concilio ecumenico, del sinodo diocesano di Roma,
dell’aggiornamento del Codice di diritto canonico e della prossima
promulgazione del Codice per la chiesa di rito orientale; sia ancora alla
speranza ovunque diffusa che questi avvenimenti possano felicemente condurre a
una maggiore e più profonda conoscenza della verità, a un salutare incremento
del costume cristiano e alla restaurazione dell’unità, della concordia, della
pace.
Questi tre beni - la verità,
l’unità e la pace - da conseguire e promuovere secondo lo spirito della carità
cristiana, formeranno l’argomento di questa Nostra prima enciclica, sembrandoCi
che, nel momento presente, questo sia particolarmente richiesto dal Nostro
apostolico mandato. Lo Spirito Santo assista dall’alto Noi mentre scriviamo e
voi quando leggerete. Docili agli impulsi della divina grazia, possano tutti
conseguire il fine desiderato, nonostante i pregiudizi e le non poche
difficoltà e ostacoli che vi si oppongono.
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