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III
E ora veniamo a trattare di
quell’unità che Ci sta a cuore in modo particolarissimo, e che ha intima
relazione con l’ufficio pastorale a Noi affidato da Dio, cioè dell’unità della
chiesa.
Tutti sanno che il divino
Redentore ha fondato una società che dovrà conservare la sua unità fino alla
fine dei secoli: «Ecco, io sono con voi fino alla consumazione dei secoli» (Mt
28,20). Per questo egli ha rivolto al Padre celeste una fervida preghiera, che,
senza dubbio, è stata accettata ed esaudita per la sua deferenza alla volontà
del Padre (cf. Eb 5,7) e che è questa: «Che tutti siano una sola cosa, come tu,
Padre, sei in me e io in te, così essi siano una sola cosa in noi» (Gv 17,21).
Questa preghiera infonde in Noi e conferma la dolce speranza che finalmente
tutte quelle pecorelle che non sono di questo ovile sentano il desiderio di
farvi ritorno; di modo che, secondo la parola del divin Redentore, «si farà un
solo ovile e un solo pastore» (Gv 10,16).
Vivamente animati da questa
soave fiducia, abbiamo annunziato pubblicamente il proposito di convocare un
concilio ecumenico, al quale parteciperanno sacri pastori da tutto l’orbe
cattolico, per trattare gravi problemi riguardanti la religione. Scopo principale
del concilio stesso sarà di promuovere l’incremento della fede cattolica, e un
salutare rinnovamento dei costumi del popolo cristiano e di aggiornare la
disciplina ecclesiastica secondo le necessità dei nostri tempi. Ciò senza
dubbio costituirà un meraviglioso spettacolo di verità, di unità e di carità
che, visto anche da coloro i quali sono separati da questa sede apostolica,
sarà per essi un soave invito - lo speriamo - a cercare e a raggiungere
quell’unità per la quale Gesù Cristo rivolse al Padre celeste così ardente
preghiera.
Sappiamo bene che in questi
ultimi tempi si è delineato presso non poche comunità, divise dalla sede
apostolica, un qualche movimento di simpatia verso la fede e gli ordinamenti
della chiesa cattolica e una crescente stima verso questa apostolica sede.
L’amore della verità va finalmente dissipando talune opinioni e diffidenze.
Sappiamo altresì che quasi tutti coloro, i quali, pur da Noi e tra di essi
separati, si chiamano cristiani, hanno tenuto più volte congressi allo scopo di
stringere relazioni tra loro, e a tal fine hanno anche creato appositi
organismi. Ciò mostra che essi pure sono mossi dal desiderio di giungere a
qualche forma di unione.
È fuori dubbio che il divin
Redentore ha costituito la sua chiesa dotandola e corroborandola di solidissima
unità; che se, per assurdo, non l’avesse fatto, avrebbe istituito qualcosa di
caduco e mutevole nel tempo, a quella guisa che i vari sistemi filosofici
abbandonati all’arbitrio delle varie opinioni degli uomini, con l’andar del
tempo uno dopo l’altro sorgono, si trasformano e scompaiono. Non vi può quindi
essere alcuno che non veda come tutto questo sia contrario al divino
insegnamento di Gesù Cristo, che è «via, verità e vita» (Gv 14,6).
Siffatta unità, venerabili
fratelli e diletti figli, che, come abbiamo detto, non deve essere qualcosa di
evanescente, incerto e labile, ma di solido, stabile e sicuro, (13) se
manca alle altre comunità di cristiani, non manca certo alla chiesa cattolica,
come può facilmente vedere chi attentamente la osservi. Infatti questa unità si
fregia di tre note distintive: l’unità di dottrina, di regime e di culto. Essa
è tale da risultare visibile a tutti, sicché tutti la possono riconoscere e
seguire. È tale inoltre che, secondo la volontà stessa del suo divin Fondatore,
tutte le pecorelle ivi realmente possono riunirsi in un solo ovile sotto la
guida di un solo pastore. E così all’unica casa paterna, stabilita sul
fondamento di Pietro, sono chiamati tutti i figli, e in essa bisogna cercare di
radunare fraternamente tutti i popoli come nell’unico regno di Dio, i cui
cittadini, congiunti tra loro in terra nella concordia di mente e di animo,
abbiano un giorno a godere l’eterna beatitudine in cielo.
La chiesa cattolica comanda di
credere fedelmente e fermamente tutto ciò che è stato rivelato da Dio; quanto
cioè si contiene nella sacra Scrittura e nella tradizione orale e scritta, e,
nel decorso dei secoli, a cominciare dall’età apostolica, è stato sancito e
definito dai sommi pontefici e dai legittimi concili ecumenici. Ogni volta che
qualcuno si è allontanato da questo sentiero, la chiesa con la sua materna
autorità non ha mai cessato di richiamarlo sulla retta via. Sa bene, infatti, e
sostiene che vi è una sola verità e che non possono ammettersi «verità» in
contrasto tra di loro. Fa sua quindi l’affermazione dell’apostolo delle genti:
«Non abbiamo alcun potere contro la verità, ma solo a favore di essa» (2Cor
13,8).
Vi sono tuttavia non pochi punti
sui quali la chiesa cattolica lascia libertà di disputa ai teologi, in quanto
si tratta di cose non del tutto certe e in quanto anche, come notava il celebre
scrittore inglese cardinale John Henry Newman, tali dispute non rompono l’unità
della chiesa. Esse servono anzi a una più profonda e migliore intelligenza dei
dogmi, poiché preparano e rendono più sicura la via a questa conoscenza.
Infatti dal contrasto delle varie sentenze scaturisce sempre nuova luce.
(14) Ad ogni modo è sempre da tener presente quella bella e ben nota
sentenza attribuita in diverse forme a diversi autori: nelle cose necessarie ci
vuole l’unità, in quelle dubbie la libertà, in tutte la carità.
Che ci sia poi nella chiesa
cattolica l’unità di regime, ognuno lo vede. Come infatti i fedeli sono
soggetti ai sacerdoti, e i sacerdoti ai vescovi «posti dallo Spirito Santo a
reggere la chiesa di Dio» (At 20,28); così tutti e singoli i sacri pastori sono
sottomessi al romano pontefice. Questi, infatti, deve essere ritenuto legittimo
successore di quel Pietro, che Cristo Signore ha posto come pietra e fondamento
della sua chiesa (cf. Mt 16,18) e al quale singolarmente diede la potestà di
sciogliere e di legare in terra (cf. Mt 16,19), di confermare i suoi fratelli
(cf. Lc 22,32) e di pascere l’intero gregge (cf. Gv 21,15-17).
Nessuno ignora poi che la chiesa
cattolica, fin dal tempo degli apostoli, ha anche conservato una mirabile unità
di culto, amministrando in tutto l’orbe cattolico, a nutrimento della vita
spirituale dei fedeli, i sette sacramenti ricevuti in sacra eredità da Gesù Cristo.
E neppure ignora che in essa si celebra un solo sacrificio, quello eucaristico,
in cui Cristo stesso, nostro salvatore e redentore, in modo incruento ma reale,
si immola ogni giorno per noi tutti ed effonde misericordiosamente su di noi
gli infiniti tesori della sua grazia. Perciò ben a ragione san Cipriano
affermava: «Non è lecito stabilire un altro altare e un nuovo sacerdozio
all’infuori dell’unico altare e dell’unico sacerdozio». (15) Ciò non
toglie, come ognuno sa, che nella chiesa cattolica esistano e siano approvati
diversi riti, per i quali essa splende più bella, a guisa di figlia del sommo
Re nella varietà dei suoi ornamenti (cf. Sal 44,15).
Ed è proprio durante la
celebrazione del sacrificio eucaristico che il sacerdote cattolico prega
fervidamente perché tutti arrivino a questa unità vera e concorde e offre
l’ostia immacolata a Dio clementissimo supplicando anzitutto per la santa
chiesa cattolica, e chiedendogli di «pacificarla, custodirla, adunarla e
reggerla su tutta la terra: insieme con il nostro papa tuo servo e tutti coloro
che, fedeli alla vera dottrina, sono i custodi della purezza della fede
cattolica e apostolica». (16)
Questo meraviglioso spettacolo
di unità che contraddistingue la chiesa cattolica e che è di esempio luminoso
per tutti, le sue suppliche e preghiere onde ottenere da Dio per tutti la
medesima unità, possano commuovere e scuotere salutarmente anche l’animo
vostro, di voi, diciamo, che siete separati da questa sede apostolica.
Permettete che con ardente
desiderio vi chiamiamo fratelli e figli. Lasciateci nutrire la speranza del
vostro ritorno che coltiviamo con paterno affetto. A voi Ci rivolgiamo con la
stessa sollecitudine pastorale e con le stesse parole con cui il vescovo di
Alessandria Teofilo, mentre un doloroso scisma lacerava la veste inconsutile
della chiesa, si rivolgeva ai suoi fratelli e figli: «Imitiamo, carissimi,
partecipi tutti di una medesima vocazione celeste, ognuno secondo le proprie
possibilità, imitiamo Gesù, guida e autore della nostra salvezza! Abbracciamo
quell’unità che eleva l’animo e quella carità che ci congiunge a Dio, e
crediamo fermamente nei divini misteri! Fuggite ogni divisione, evitate la
discordia... sostenetevi con vicendevole carità... ascoltate la parola di
Cristo: da ciò conosceranno che siete miei discepoli, se vi amerete l’un
l’altro». (17)
Considerate che il Nostro
amoroso invito all’unità della chiesa non vi chiama in casa forestiera, ma
nella propria e comune casa paterna. Permetteteci perciò questa esortazione,
fatta a voi tutti «con la tenerezza di Gesù Cristo» (Fil 1,8). Ricordatevi dei
vostri padri, «che vi hanno detta la parola di Dio; e considerando quale fu il
termine della loro vita, imitatene la fede» (Eb 13,7). La gloriosa schiera dei
santi che ognuna delle vostre genti ha inviato al cielo, quelli specialmente
che con i loro scritti hanno luminosamente trasmessa e spiegata la dottrina di
Gesù Cristo, sembrano anch’essi invitarvi, con l’esempio della loro vita,
all’unione con questa sede apostolica, con la quale la vostra comunità
cristiana è stata per tanti secoli salutarmente congiunta.
Ci rivolgiamo quindi a tutti
coloro che sono da Noi separati, come a fratelli, usando le parole di
sant’Agostino che dice: «Volere o no, sono nostri fratelli. Allora soltanto non
saranno più nostri fratelli, quando avranno smesso di dire: "Padre
nostro"». (18) «Amiamo il Signore Dio nostro, amiamo la sua
chiesa; l’uno come padre, l’altra come madre; l’uno come signore, l’altra come
sua ancella; poiché siamo figli della sua ancella. Questo matrimonio però trova
la sua coesione in una grande carità; nessuno può offendere uno e acquistare la
benevolenza dell’altro... Che ti giova che non venga offeso il padre, se questi
vendica le offese fatte alla madre?... Perciò, carissimi, teniamoci stretti
unanimemente a Dio padre e alla madre chiesa». (19)
Noi perciò a tutela dell’unità
della chiesa e ad incremento dell’ovile di Cristo e del suo regno, eleviamo
supplici preghiere a Dio benigno, largitore dei celesti lumi e di ogni bene, ed
esortiamo a pregare con perseveranza anche tutti i Nostri fratelli e figli in
Cristo. Il buon esito del futuro concilio ecumenico, infatti, più che
dall’umana attività e diligenza, dipende dalle ardenti preghiere innalzate a
gara da tutti. Ad elevare queste suppliche a Dio, Noi invitiamo con affetto
anche coloro che, pur non essendo di questo ovile, rendono a Dio il dovuto
onore e sinceramente cercano di obbedire ai suoi precetti.
Accresca e coroni questa
speranza, questi Nostri voti, la preghiera sacerdotale di Cristo: «Padre santo,
custodisci nel nome tuo coloro che mi hai dato, affinché siano una cosa sola,
come noi... Santificali nella verità: la tua parola è verità... Non prego per
essi soltanto, ma anche per coloro che per la loro parola crederanno in me...
affinché siano perfetti nell’unità...» (Gv 17,11.17.20.21.23).
Questa preghiera la rinnoviamo
insieme con il mondo cattolico a Noi congiunto; e lo facciamo non solo animati
da viva fiamma di amore verso tutti i popoli, ma ancora con spirito di sincera
umiltà evangelica. Conosciamo infatti la pochezza della Nostra persona, che
Dio, non per i Nostri meriti ma nell’arcano suo consiglio, si è degnato elevare
alla dignità di sommo pontefice. Perciò a tutti i Nostri fratelli e figli
separati da questa cattedra di Pietro, ripetiamo le parole: «Io sono Giuseppe,
vostro fratello» (Gn 45,4). Venite; «comprendeteci» (2Cor 7,2); nient’altro
vogliamo, nient’altro desideriamo, nient’altro domandiamo a Dio se non la
vostra salute, la vostra eterna felicità. Venite; da questa sospirata unità e
concordia, che deve essere alimentata dalla carità fraterna, sgorgherà una
grande pace: quella pace «che sorpassa ogni intelligenza» (Fil 4,7), poiché
scende dal cielo; quella pace che Cristo, per mezzo del concerto angelico al di
sopra della sua culla, ha annunziato agli uomini di buona volontà (cf. Lc
2,14), e che, dopo l’istituzione dell’eucaristia come sacramento e come
sacrificio ha donato con queste parole: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace;
ve la do, non come la dà il mondo» (Gv 14,27). Pace e gioia; sì, anche la
gioia, perché coloro che appartengono realmente ed efficacemente al corpo
mistico di Cristo, che è la chiesa cattolica, sono fatti partecipi di quella
vita che dal capo divino si trasfonde nelle singole membra. E perciò coloro che
osservano fedelmente i precetti e i mandati del nostro Redentore, anche in
questa vita terrena possono godere di quella gioia che è auspicio e preannunzio
dell’eterna felicità.
Ma questa pace, questa felicità,
mentre compiamo il faticoso cammino in questa terra di esilio, è ancora
imperfetta. Non è pace del tutto tranquilla, del tutto serena. È pace operosa,
non oziosa, non inerte. Soprattutto è pace militante contro ogni errore, benché
simulato sotto falsa apparenza di vero, contro gli allettamenti del vizio,
contro ogni sorta di nemici dell’anima, che cercano di affievolire, macchiare,
rovinare l’innocenza e la fede cattolica. È pace militante contro gli odi, le
contese, le divisioni che possono infrangere o lacerare la fede stessa. Perciò
il divin Redentore ci ha dato e raccomandato la sua pace.
La pace dunque, che dobbiamo
cercare e sforzarci di raggiungere, è tale pace che non cede all’errore, che
non scende a compromessi in nessun modo coi fautori dell’errore stesso, che non
si abbandona ai vizi e che evita ogni discordia. È tale pace da esigere, da
parte di coloro che vogliono esserne seguaci, la pronta rinunzia al proprio
utile e al proprio vantaggio per la causa della verità e della giustizia,
secondo il detto evangelico: «Cercate prima il regno di Dio e la sua
giustizia...» (Mt 6,33).
La beata vergine Maria, regina
della pace, al cui cuore immacolato il Nostro predecessore Pio XII di f.m. ha
consacrato il genere umano, ci impetri da Dio - La preghiamo caldamente - unità
concorde, pace vera, operosa e militante. Questa concordia e questa pace
arridano sia ai Nostri figli in Cristo, sia a tutti quelli che pur da Noi
separati, sentono il bisogno di amare la verità e l’unione fraterna!
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