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3.2. La definizione e i fondamenti perenni della
missione.
Secondo
una delle concezioni ortodosse degli anni’80, la missione è tutta l’azione della Chiesa di Cristo sulla
terra. Questa missione mira alla salvezza eterna dell’uomo, è rivolta
sia al singolo come alle società intere. La missione riguarda non tutti
gli aspetti della vita umana ma le sue fondamenta spirituali, morali e
culturali. Invece, la missionarietá
significa il processo del primo annuncio dell’insegnamento di Cristo e della
vita in Cristo alle persone e ai popoli138. Questa concezione distingue
bene l’attività missionaria da tutto ciò che è il ruolo
della Chiesa, il senso della sua esistenza.
Negli
anni’90 incontriamo più spesso la concezione secondo la quale
l’esistenza stessa della Chiesa si identifica con il suo ruolo di
evangelizzatrice, cioè, ritornando alla definizione riportata sopra, la
missionarietà è il contenuto della missione, il senso della vita
della Chiesa. Il Metropolita di Smolensk e Kaliningrad Kirill, presidente della
Sezione per le relazioni ecclesiastiche esterne del patriarcato di Mosca,
afferma che “la Chiesa ... non può esistere senza predicare la Parola di
Dio, senza portarla a tutti i popoli e in tutti i paesi. In verità, si
può dire che l’annuncio della Verità Divina è un processo
così naturale e così necessario come il respiro per un organismo
vivente” 139. La missione quindi si trova nella natura stessa della
Chiesa e ha una dimensione universale. Partendo da questo concetto, la missione
russa si è formata pienamente quando ha varcato i confini dell’Impero
Russo, realizzando in questo modo la sua cattolicità.
I
fondamenti perenni della missione furono definiti in modo completo nel
Documento finale della Conferenza interconfessionale di Minsk sul tema
“Chiamati a una sola speranza nel vincolo della pace”, accettato dalle
autorità ecclesiali partecipanti. In esso si afferma che la missione
è inerente alla natura stessa della Chiesa e ha il suo primo fondamento nel comando di Cristo di
predicare il Vangelo a tutto il creato (Mc 16,15). La fonte della missione si trova nella santissima Trinità, che
si è rivelata sulla terra attraverso l’invio da parte del Padre di
Gesù Cristo e, attraverso Lui, dello Spirito Santo. La missione come
invio fa parte del piano della nostra salvezza140.
Nelle
altre fonti ortodosse notiamo concezioni sempre in questa linea, secondo le
quali praticamente le parole “Chiesa” e “missione” diventano sinonimi.
Negli
ultimi anni si ritorna sempre più, e con maggiore profondità, ad
affermare che la sorgente della missione si trova soprattutto nell’amore.
Questo pensiero lo ritroviamo infatti sia nelle opere degli scorsi secoli
e dell’inizio del secolo XX dedicate
all’attività missionaria, sia nelle riflessioni storiche sulla missione
pubblicate decenni fa nella diaspora ortodossa. Questo pensiero riapparso
recentemente mostra che l’importanza prevalente nelle considerazioni
missiologiche è accordata all’aspetto spirituale più che a quello
ecclesiologico, e questo fatto si può spiegare con il desiderio di molti
ortodossi di suscitare una maggiore sensibilità all’attività
missionaria, svegliare la coscienza apostolica nei fedeli per lungo tempo
isolati dal pensiero teologico genuino, che non può fare a meno di
questo lato della vita ecclesiale. La missione è una grazia
dell’amore divino condiviso: “La
missione comincia perché, come scrive l’Apostolo Paolo in 2 Cor 5, 14,
“l’amore di Cristo ci spinge”. Quando noi veniamo per la prima volta alla fede,
siamo colpiti dal fatto che Dio ci ama. Pian-piano entriamo nel rapporto di
amore con Dio e cominciamo condividere le Sue preoccupazioni e amare le cose
che Egli ama. Le persone diventano missionarie perché hanno cominciato a
condividere l’amore di Dio verso il Suo mondo. Sarebbe sufficiente dare
un’occhiata alla storia della Chiesa, per vedere il legame diretto tra
l’attività missionaria e la situazione generale della vita spirituale
della Chiesa141. Di nuovo qui
si tratta dell’esperienza che
è all’inizio della missione (Cf. A. Schmemann, I. Meyendorff, N.
Lossky).
La
missione è nell’essenza della Chiesa perché essa è il
lievito per il mondo, per mezzo del quale crescono l’uomo e il mondo, è
una forza capace di trasformare tutto in Terra nuova e Cieli nuovi proprio
perché conserva e testimonia la Verità di Dio sull’uomo e su
tutto il creato142.
I
presupposti della missione sono stati formulati sistematicamente e
ufficialmente da Ioann, Vescovo di Belgorod e Starooskol, presidente della
Sezione missionaria del Santissimo Sinodo della Chiesa Ortodossa Russa. Secondo
questa dottrina, la missione è tutta la vita della Chiesa, e questa vita
si fonda sui rapporti “Chiesa - mondo”. In questo senso, ogni membro della
Chiesa è chiamato a testimoniare Cristo, cioè essere cristiano
significa essere missionario143. È interessante notare che Ioann
confronta la concezione ortodossa della missione non con quella della Chiesa
cattolica romana ma con la Chiesa Episcopale Americana, trovando somiglianza
nell’approccio all’argomentazione teologica della missione. La Chiesa
Episcopale Americana nel suo Libro delle preghiere comuni definisce la
missione come ristabilimento dell’unità di tutti gli uomini con Dio e
tra di loro in Cristo attraverso le tre azioni: la preghiera, l’annuncio del
Vangelo e la promozione della giustizia, della pace e dell’amore144.
Questo riferimento non è condizionato dai rapporti più pacifici
con le Chiese protestanti in Russia, rispetto all’atteggiamento più
problematico verso la presenza cattolica, ma piuttosto è nell’essenza
della riflessione: mentre nei documenti del Concilio Vaticano II e successivi
si afferma la priorità della proclamazione della Parola, nell’ambito
ortodosso questo aspetto non potrebbe precedere la prospettiva della preghiera
(nella sua espressione più alta, cioè la preghiera liturgica); al
secondo posto si mette la proclamazione e al terzo l’attività legata
alla promozione dei valori sociali. Certamente, con questa “gerarchia degli
aspetti” non si diminuisce l’importanza della predicazione, come vedremo
successivamente.
La
sorgente della missione, secondo la concezione ortodossa, è nella
Santissima Trinità, che si esprime attraverso l’invio. Questo invio
è incluso nel piano dell’edificazione della nostra salvezza e si fonda
sull’amore di Dio verso il mondo nel quale Egli inviò il Suo Figlio
unigenito. Il senso della missione consiste nella trasmissione dell’esperienza della comunione dentro la
Trinità, nella proiezione dei rapporti tra le Persone divine sui
rapporti umani.
La
missione ha il suo fondamento nella Risurrezione di Cristo e deve testimoniare
il Signore Risorto e introdurre nel mondo il Regno di Dio, per mezzo della
celebrazione eucaristica. Attraverso la Liturgia
e la vita secondo i comandamenti la Chiesa rivela Cristo, nella forza dello
Spirito Santo. La missione quindi è un evento escatologico e realizza la
predicazione del Vangelo “fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) 145.
I
presupposti ecclesiologici della
missione sono quattro e coincidono con le quattro note della Chiesa: Una,
Santa, Cattolica e Apostolica.
L’unità della Chiesa è il
primo presupposto della missione intesa come realizzazione del piano divino di
salvezza. Questa salvezza è una salvezza nella comunità, e
la missione ortodossa mira alla fondazione delle comunità eucaristiche.
L’unità della Chiesa si manifesta nell’identificazione spirituale del
singolo, a cui ci si rivolge con l’annuncio del Vangelo, con gli altri membri
del Corpo di Cristo.
La
Chiesa è santa, e la sua
missione consiste nel far conoscere
agli uomini Cristo e farli raggiungere la deificazione, cioè la
comunione con Dio. In questo senso, la santificazione personale fa parte della
missione: “La Chiesa, come vita nuova in Cristo, guidata dallo Spirito Santo,
come la comunità dei santi, attua l’opera missionaria in questo mondo
con la sola sua presenza. I fedeli si perfezionano spiritualmente nella Chiesa
e con questo compiono la loro missione divina nel mondo. Se manca la perfezione
spirituale, manca la missione. La comprensione ortodossa della missione parte
dalla convinzione che la deificazione personale presenta l’estensione della
missione della Chiesa nel mondo ... La comunità locale diventa centro
dell’opera missionaria” 146. Senza difficoltà scorgiamo qui la
linea di Schmemann, con la differenza che Ioann vi aggiunge la dimensione
gerarchica. È nella persona del Vescovo che la Chiesa è coinvolta
nella missione. La Chiesa però si realizza nella sua pienezza e nella
sua unità nell’assemblea eucaristica. L’ecclesiologia eucaristica
dà la possibilità di valorizzare il ruolo dei laici nella Chiesa.
Nella missione partecipa tutta la pienezza della Chiesa, tutti i fedeli secondo
i doni distribuiti da Dio.
L’altro
presupposto della missione si trova nella cattolicità
della Chiesa. Tenendosi alla definizione di San Cirillo di Gerusalemme, “la
Chiesa si chiama cattolica: a) perché essa esiste nel mondo da un
confine all’altro; b) perché essa insegna integralmente e pienamente
tutti i dogmi che devono essere conosciuti da tutti gli uomini; c)
perché essa assoggetta ogni associazione degli uomini pii
indipendentemente dalla loro posizione sociale e dall’istruzione ... ; d)
perché essa cura e guarisce ogni genere di peccato; e) perché
essa possiede dentro di sé tutto ciò che si chiama virtù
nelle opere, parole e valori spirituali” 147. Nell’ecclesiologia
ortodossa si distinguono la dimensione
locale e la dimensione universale
della cattolicità. Nella prima dimensione, ogni Chiesa locale che
celebra l’Eucaristia e viene guidata da un Vescovo, è una “Chiesa
cattolica”, il Corpo di Cristo in tutta la Sua pienezza. La Chiesa
è cattolica non per causa dei suoi membri ma grazie a Cristo. È
importante notare che la comunità locale viene considerata non come parte del Corpo ma come tutto il Corpo
di Cristo. Di qua la missione si concentra nella Chiesa locale come
comunità eucaristica, e di qua pure la dimensione universale della
missione che crea le comunità con la diversità culturale,
liturgica e teologica.
L’apostolicità della Chiesa viene
intesa nel senso più largo, cioè come l’invio della Chiesa nel
mondo dove essa è chiamata a dare testimonianza con la predicazione,
l’esempio della vita, coi segni, per
suscitare la fede nei non credenti148. Questa concezione
dell’apostolicità converge con la catechesi di Alexander Men’ (una delle
figure sacerdotali più attive e più contestate nel periodo
sovietico): “La Chiesa si chiama “apostolica”... perchè dall’inizio ha
ricevuto l’ordine di essere la testimone del Vangelo nel mondo. (...) ... senza
di essa non può esserci una chiesa autentica” 149.
Come
all’inizio del secolo, ora persiste la distinzione tra la missione “interna” e
la missione “esterna”. L’esponente della concezione missionaria ortodossa nota
qui due possibilità di questa suddivisione, portando una novità
rispetto alle definizioni della Società missionaria. Secondo la prima
divisione, la missione esterna viene rivolta ai gruppi etnici dentro o
fuori lo Stato ortodosso, che non sono ortodossi, mentre la missione interna si
indirizza ai singoli non cristiani, ai pagani e scismatici che compongono la
“minoranza non ortodossa” dello Stato ortodosso. Notiamo subito i limiti di
tale divisione che non soltanto è carente di fondamento teologico ma
suppone pure l’esistenza di uno “Stato ortodosso” (che praticamente non può
più comparire). La seconda possibilità della divisione appare al
Vescovo Ioann più accettabile e più applicabile al contesto
moderno: la missione esterna viene definita come la diffusione e l’affermazione
dello spirito cristiano fuori dei confini formali della Chiesa, che porta al
Battesimo per mezzo del catecumenato; la missione interna invece si identifica
con la catechesi dei battezzati ma “non ancora illuminati” 150. Questa
divisione è attuale per il contesto russo. Pur rilevando nel concetto
della missione il suo aspetto di essere destinata ad gentes, questa definizione tiene conto delle migliaia di
persone che furono battezzate durante gli anni sovietici ma non hanno mai
ascoltato l’annuncio del Vangelo.
Prima ancora di mirare al Battesimo, la
missione ecclesiale semina lo spirito cristiano, la mentalità nuova nel
mondo secolarizzato. E questo è il senso della missione esterna che
trasforma il mondo e chiama gli uomini a condividere la nuova vita in Cristo.
Un’altra
riflessione sistematica che incontriamo nelle fonti da noi utilizzate risponde
alle domande: chi fa la missione? a chi è rivolta? con quale scopo? Come
vedremo, il modo di trattare questi aspetti ha molto in comune con la
missiologia occidentale che noi conosciamo.
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