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3.3. Il fine, gli obiettivi, il soggetto, i destinatari
della missione.
a) Il fine della missione, nella comprensione ortodossa, non è
quello dell’estendersi geograficamente della Chiesa o di far conoscere Cristo a
un numero di persone più grande possibile. Piuttosto si mira ad una
trasformazione del mondo con lo scopo di portarlo all’unione con Dio e
soprattutto a unire tutti gli uomini in una sola famiglia: “La Chiesa è
chiamata ad unire tutti i popoli e ricreare
di loro un’unico popolo di Dio. Ma dipende dai popoli del mondo se essi
accoglieranno questa vocazione divina, se udiranno la voce di Dio, il Suo
appello, se accetteranno la salvezza” 151. La salvezza annunciata
suppone la libera adesione, e, una volta aderiti alla fede, gli uomini si uniscono
in comunità per attuare l’Eucaristia.
K.
Gordon presenta il procedimento per raggiungere questo scopo ultimo: dalla
predicazione alla conversione (aspetto individuale) al Battesimo e alla Chiesa
(aspetto ecclesiale), cioè lo scopo della predicazione missionaria
sarebbe la spinta di passare dalla vita per se stesso alla vita in
Cristo152.
b) Gli obiettivi della missione sono applicati concretamente alla
situazione odierna nella società russa. Come abbiamo detto sopra, il
problema scottante per la Chiesa russa è lo smarrimento spirituale della
gente che subito viene utilizzato dagli esponenti di diverse idee religiose,
comprese quelle delle numerose sètte totalitarie sia straniere che
native. Allora, la missione cristiana di oggi ha lo scopo di liberare l’uomo da
tutto il falso, lo pseudoreligioso, tutto ciò che rende l’uomo russo di
nuovo schiavo. Ciò che la Chiesa deve compiere prossimamente nel campo
della missione è soprattutto rispondere a questi fenomeni: “Alcune sètte
totalitarie semplicemente soffocano la persona umana ... È necessario
contrapporre la nostra missione ortodossa all’attività di simili
missionari. Addirittura ci si chiede se l’idea stessa della missione non sia
stata compromessa, perché la parola “missionari” viene ormai associata
con i predicatori stranieri che hanno riempito la Russia. Ma nelle tradizioni
della Chiesa Russa c’è sempre stato il servizio missionario. A questo
oggi stiamo facendo ritorno. Nella rinascita della missione restituiamo alla
Chiesa Russa quel ruolo che le è sempre stato proprio” 153. Nel
programma missionario si fa attenzione a tre obiettivi: la costruzione delle
chiese, la riabilitazione sociale e antisettaria e l’apostolato in Siberia. Il
primo obiettivo, oltre ad essere una necessità materiale, è
indubbiamente conseguenza di una comprensione particolare della missione, in
cui si sottolinea l’aspetto della comunità e della Liturgia molto
più rispetto a quello del ministero della Parola. Inoltre, la parrocchia
si considera il primo centro della missione. Infatti, è alle chiese che
affluisce la gente per sentire l’annuncio; questa forma della missione rimane
prevalente.
Questo
aspetto è stato messo in rilievo durante la Conferenza teologica
internazionale “La missione della Chiesa e la missionarietà
dell’ortodossia contemporanea” svolta a Mosca in data 9-11 ottobre 1996 (la
Conferenza è stata organizzata dall’Istituto Superiore
ortodosso-cristiano di San Filaret in occasione del sesto centenario della
morte di Stefan di Perm’). Il Rettore dell’Istituto Georgij Kocetkov nella sua
relazione ha sottolineato i limiti del concetto di “parrocchia”, nel quale
domina l’aspetto “regionale” invece dell’aspetto eucaristico che è
essenziale. Collegando questo fatto con l’eredità dell’epoca
costantiniana, il relatore ha descritto la concezione della “comunità
ortodossa” che si autodefinisce come una comunità missionaria.
Catechesi, istruzione e diaconia sono le tre colonne sulle quali si basa la
missione parrocchiale, realizzando la propria essenza eucaristica154.
La missione crea comunità che a sua volta diventano missionarie; quindi,
lo scopo della missione è il coinvolgimento nella missione.
Uno
degli obiettivi importanti della missione è la partecipazione alla
problematica sociale e culturale, attraverso la quale si deve affermare sempre
più la verità dell’Ortodossia nella realtà che si trova in
un mutamento continuo. Il Patriarca Alessio considera come “missionariamente
attuali” le questioni riguardanti il ruolo del cristianesimo nella politica
statale155.
c) Il soggetto della missione è la Chiesa in ognuno dei suoi
membri. La visione di questa Chiesa deve essere onnicomprensiva, universalista.
La missione non è un’opera che viene compiuta da una struttura
“specializzata” esistente dentro la Chiesa, il suo successo non dipende
dall’organizzazione eccellente o meno di questa struttura. La missione tocca
alla piena responsabilità di ogni cristiano, altrimenti essa “rimane
qualcosa nel campo dei piacevoli sogni che non hanno nulla in comune con la
realtà” 156. Questa visione è armonicamente posta accanto
alla necessità di una organizzazione visibile e specifica
dell’attività missionaria, come vediamo dai fatti concreti:
l’istituzione della Fondazione missionaria, la scuola ecclesiastica di
indirizzo missionario ecc.
Ogni
comunità locale deve essere centro missionario, attraverso la crescita
nella vita cristiana e la testimonianza di questa vita a coloro che sono fuori
della Chiesa.
d) I destinatari della missione ortodossa sono tutti coloro che non sono
battezzati oppure che sono “battezzati, ma non ancora istruiti” 157.
Però, oggi si fa attenzione alle diverse categorie delle persone e delle
realtà tra le quali si deve svolgere l’attività di evangelizzazione in primo luogo: “La missione della Chiesa
Ortodossa Russa oggi deve essere quanto mai multiforme e accompagnata
dall’accostamento particolare ad ogni categoria di uomini ai quali rivolgiamo
la nostra parola. Così, la missione della Chiesa nelle grandi città
e centri industriali rappresenta, fra l’altro, un modo specifico del servizio e
della testimonianza nel movimento operaio e professionale, come pure tra le
povere vittime dell’urbanizzazione e della civiltà tecnica moderna. Il
campo speciale dell’azione missionaria è il lavoro della Chiesa con la
gioventù, compresa l’organizzazione delle celebrazioni e delle
conversazioni religiose per i bambini e adolescenti. Un metodo specifico esige
l’azione missionaria della Chiesa nella sfera della cultura, nelle condizioni
del dominio di correnti secolariste e agnosticiste della società
postsovietica e del radicamento delle mentalità estranee e avverse
all’Ortodossia, arrivate dall’estero” 158. Come vediamo, i destinatari
non vengono più classificati secondo il criterio territoriale ma secondo
quello sociale. Anche le ampie realtà come quella della cultura sono
considerate ambienti da evangelizzare, e questo è una grande
novità nella riflessione della Chiesa russa sulla missione.
Le
fonti trattano più spesso di un destinatario collettivo: “La teoria
ortodossa della missione non esclude l’evangelizzazione dell’individuo.
È vero, la fede è un dono della libertà. La fede rivela il
significato della personalità -- “l’immagine di Dio” -- a ciascun
singolo. Ma la vita nuova del credente è una vita in comunione con gli
altri. La Chiesa non è un’associazione volontaria dei singoli convertiti
al cristianesimo, ma è una comunione di persone libere che vivono la
loro fede comune. Il cristiano è liberato dalla schiavitù del suo
egoismo attraverso l’entrata in comunione con Dio. La fede conduce ad una nuova
visione: la comunione dei membri della Chiesa” 159. Questa spiegazione
teologica fa luce su tutta la storia delle missioni ortodosse russe, i
destinatari delle quali venivano sempre considerati in relazione alla
nazionalità e all’appartenenza statale; questo fatto, senza escludere
altre motivazioni a cui abbiamo già accennato sopra, poteva avere come
fondamento anche la comprensione collettiva-comunitaria del destinatario dell’evangelizzazione.
Il
problema del destinatario della missione è strettamento legato con
quello del rapporto tra l’evangelizzazione e la cultura, e delle vie che la
missione deve percorrere incontrandosi con le realtà di oggi.
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