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3.4. Rapporto evangelizzazione - cultura. La metodologia
missionaria.
Nella
definizione della Conferenza di Minsk si fa un’attenzione speciale alla
necessità del dialogo con la cultura, in quanto la missione consiste
nell’ “andare per il mondo a santificarlo e rinnovarlo” 160. La Chiesa
russa è cosciente che la missione attuale non è uno “sradicare”
tutto ciò che è stato creato dal genio umano. Questa visione
è legata alla mentalità universalista sempre presente in questa
Chiesa come pure alla tradizione missionaria dei secoli precedenti, una
tradizione che sempre ha tenuto conto di questo problema.
Attraverso la missione che porta al
Battesimo, l’uomo viene rinnovato in tutti i suoi aspetti, lavato con l’acqua
della salvezza, e ritrova il suo essere e la sua vocazione che lo fa sentire in
unione con Dio e con tutto il creato. Così trasformato, con la forza
dello Spirito, l’uomo trasforma anche tutto ciò che lo circonda. La
Parola divina dà senso alla nostra parola, alla nostra logica. Il mondo,
la cultura trovano nella Parola la via, verità e vita e vengono portati
alla pienezza e alla bellezza. Nella responsabilità della Chiesa
missionaria per il mondo “si rivela la cattolicità -- sobornost’ della Chiesa, la sua
appartenenza alla pienezza della creazione, il Capo della quale è il
Creatore stesso. La responsabilità cristiana non è limitata
soltanto alle cose spirituali, alla comprensione intellettuale della fede
ortodossa, perché la Parola divina è nello stesso tempo vita. Per annunciare la Parola la Chiesa
si serve della santità dei suoi membri, della poesia, dell’arte,
dell’icona, manifestando così l’armonia, l’ordine, la verità e la
bellezza della creazione ... attraverso la contemplazione (sozercanije) della Parola che presenta l’eterno modello della
bellezza del mondo celeste e del nostro mondo...” 161. Il mondo creato
non viene “sostituito” ma trasformato e rinnovato, tutto intero, con tutto
ciò che è stato frutto dell’attività e del pensiero umano,
-- nella misura in cui la Parola irrompe in questo mondo mediante la
predicazione missionaria.
Il
cristiano farebbe uno sbaglio spirituale se accettasse il “dualismo” della
grazia e della natura, del sacro e del secolare, riconoscendo l’esistenza di
una sfera autonoma che possiede una propria bellezza, una propria armonia. Il
cristiano invece sperimenta che Dio è il Creatore di ogni vera bellezza
e nulla di quello che è stato creato può “secolarizzarsi”. Tutto
questo non significa però che ogni forma, ogni stile artistico è
capace di rivelare la creazione nuova e il mistero dell’Incarnazione della
Parola. Lo scopo della missione cristiana è quello di trasformare ogni
forma culturale perché ritorni alla sua bellezza originale che riflette
il Mistero di Dio Creatore e Salvatore.
Questi
presupposti teologici danno una base al comportamento concreto della Chiesa
missionaria davanti alla cultura -- sia nel senso etnologico, sia in quello
sociologico. La Chiesa ortodossa sostiene il principio del pluralismo culturale
nel suo interno: come ogni fiore della natura si sente parte di un’unico
giardino, pur essendo diverso, così ogni Chiesa locale con la sua
diversità fa parte di una composizione unica, e la bellezza del
“giardino” è costituita proprio da queste diversità. La Chiesa
che annuncia è responsabile di ogni cultura locale: “Nella Chiesa
di Dio non c’è posto per l’uniformismo liturgico, per il predominio
culturale, per il colonialismo e il grossolano
confessionalismo. L’armonizzazione dei colori diversi fa il mosaico ... Bisogna
cercare una forma della pietà che in modo perfetto incarni le tradizioni
della cultura locale. I santi fratelli (Cirillo
e Metodio -- a.n.) hanno insegnato al nostro secolo che si chiama
tecnologico, elettronico, nucleare, rivoluzionario, l’eterno modello
dell’evangelizzazione. Il messaggio centrale rimane intatto, mentre la lingua,
la forma, la semantica e la terminologia si distinguono e creano così la
diversità” 162.
Il
problema più attuale per la Chiesa russa di oggi consiste nel dialogo
con la cultura “secolarizzata”, ed esistono punti di vista divergenti
sull’atteggiamento che la Chiesa deve avere verso questa realtà.
Nell’ambiente dei credenti è presente una valutazione completamente
negativa della modernità secolarizzata che viene giudicata come una
“lenta Apocalisse”. Per molti il criterio della verità si trova
solamente nel passato, e allora “scontrandosi con la nuova realtà, molti
cristiani si innervosiscono e perdono la dignità” 163.
Conseguentemente, come modello della vita della Chiesa viene preso qualche
periodo del passato (della Chiesa dei primi secoli, del medioevo russo, di
Bisanzio o del periodo sinodale), e questo si spiega con la tendenza a legare
la Chiesa ortodossa con la patria distrutta; essa si considera depositaria dei
valori culturali e della memoria storica, custodia del tipo antropologico
russo. Questa idea genera un concetto ristretto della Chiesa e della cultura, e
su tali basi sarebbe difficile dare
soluzione ai problemi del rapporto tra l’evangelizzazione e la cultura negli
ambienti non russi. Inoltre, questa visione blocca il processo
dell’evangelizzazione della Russia stessa nell’epoca moderna: “La conservazione
della memoria storica, della successione nelle tradizioni culturali, degli
archetipi del comportamento sociale e individuale costituisce una funzione
della Chiesa importante ma non essenziale. Se l’equilibrio tra la
creatività e la conservazione delle tradizioni si sposta sull’ultima
delle due, allora il conservatorismo diventa decadenza” 164. La
necessità di un’attenzione ai valori culturali non viene mai posta in
discussione, ma la tendenza di assolutizzare un modello non viene accettata da
tutti. Il motivo è la coscienza acuta della novità del contesto
dell’evangelizzazione; la Chiesa si deve mettere di fronte alle nuove
realtà, ai nuovi modi di vedere delle persone, che non permettono
più di imporre le tradizioni del passato a coloro che accettano il
Battesimo. Purtroppo, l’uomo che entra nella Chiesa spesso viene messo davanti
a una scelta che non è pensabile nel contesto del Vangelo: è la
scelta tra la fede e la creatività. L’uomo educato in un mondo
secolarizzato viene costretto a creare in sé un ambiente che non esiste
più, ad usare un linguaggio che non è più capace di
esprimere ciò che l’uomo moderno sente, a servirsi dei simboli che
vengono dal mondo della “nostalgia” storica ma che oggi non possono essere
compresi e vissuti. Invece, l’atteggiamento della Chiesa missionaria di fronte
alla cultura secolarizzata deve partire dalla convinzione che “per il cristiano
non esistono epoche brutte o buone, comode o scomode. La storia -- qui e ora --
ecco lo spazio della realizzazione della sua fede, anzi, -- è l’unico
possibile” 165. La Chiesa è chiamata ad assumere i valori anche
del mondo secolarizzato, perché esso possa essere trasformato dalla
Parola, portato alla pienezza.
La
metodologia della Chiesa missionaria viene elaborata sui fondamenti biblici e
spirituali, ed è un aspetto molto importante in quanto si tratta dell’annuncio
della Verità che è Gesù Cristo stesso, e la metodologia
deve riflettere necessariamente questa verità, adottando il metodo di
Gesù Cristo. Questo metodo è l’offerta
totale dell’Amore; è per questa via che deve camminare la Chiesa nel
servizio dell’evangelizzazione: “La grandezza della vita e dell’opera salvifica
di Gesù Cristo è in questo: che nonostante tutte le tentazioni
è rimasto fedele a Dio, fedele alla verità divina e alla
giustizia e mai ha usato una via o un mezzo che fosse contrario a questa
verità e giustizia. Il Satana suggeriva a Cristo un’altra via, ma Egli
l’ha rigettata perché era contraria alla verità divina e
all’opera di salvezza del genere umano, che Lui è venuto a portare a
compimento (Mt 4, 1-11). La Chiesa, come continuazione della vita di Cristo
per opera dello Spirito Santo, non può scegliere un’altra via e un
altro metodo rispetto a ciò che ci ha indicato Cristo ... specialmente
nella missione che annuncia al mondo proprio Lui e l’opera salvifica compiuta
da Lui” 166. Questo metodo è essenzialmente divino-umano.
Cristo è Verità, e quindi misura di ogni verità. La
Verità rivelata in Lui è divino-umana; questo significa che in
Lui si manifesta il mistero di Dio invisibile ma anche il mistero del mondo e
del suo significato nel tempo e nell’eternità. È il mistero
dell’Incarnazione di Dio accanto al mistero della deificazione dell’uomo. Ed
è proprio a questo mistero che si deve ispirare la metodologia
dell’azione missionaria della Chiesa.
La
sequela di Cristo suggerisce alla Chiesa missionaria alcune prospettive di
metodo167 Questo metodo è soprattutto cattolico. Come la Verità portata da Lui era destinata a
tutti, così nella Chiesa questa verità deve essere condivisa da
tutti. Solo colui che respira e vive nella comunione ecclesiale e nella
Tradizione, può diventare il maestro della fede per gli altri,
l’annunciatore.
È
anche il metodo orante. Siccome la
vita ecclesiale non è pensabile senza la preghiera, la missione della
Chiesa è penetrata dallo spirito di preghiera.
Il
metodo della missione è un metodo epicletico.
La Chiesa invoca lo Spirito Santo affinché ci santifichi,
affinché consacri tutta la nostra azione e la nostra offerta,
affinché mostri il kairós,
il tempo di salvezza.
La
Chiesa che centra la sua vita sull’Eucaristia segue nella missione il metodo mistagogico-liturgico. Dio rivela il Suo
mistero gradualmente e rende possibile la conoscenza di Lui in tanti modi e
mediante diverse teofanie, attraverso i profeti e la Legge, e, nella pienezza
del tempo, per mezzo del Suo Figlio unigenito che ci ha rivelato il Padre e ha
inviato lo Spirito Santo che ci conduce alla verità intera (Cf. Gv 16,
13) e prepara l’uomo alla contemplazione di Dio faccia a faccia (1 Cor 13, 12)
nell’insormontabile Regno divino. La struttura stessa della Liturgia dimostra
questo carattere mistagogico della metodologia della Chiesa. Essa ci fa
accostare all’opera della salvezza dall’inizio fino all’eternità che
attendiamo, attraverso tutta l’economia veterotestamentaria alla pienezza del
Nuovo Testamento e alla parusia. Nella Liturgia si giunge all’incontro
personale con Cristo, all’unione con Lui nella Comunione al Suo Corpo e al Suo
Sangue che è pegno della nostra partecipazione alla vita divina
nell’eternità. La Chiesa che nella sua missione segue il metodo
mistagogico-liturgico, passa gradualmente dal “latte spirituale” al “cibo
solido” (Cf. 1 Cor 3,2; Eb 5,12) dell’annuncio della salvezza.
Il
metodo mistagogico-liturgico è collegato al metodo simbolico-tipologico, o dell’icona.
Come anche la Bibbia, la Liturgia non usa le definizioni razionali della
verità. Il linguaggio liturgico si serve dell’icona, del simbolo,
cercando di esprimere l’inesprimibile, per avvicinarlo alla mente sensibile
dell’uomo. Non è un linguaggio fantastico o poco chiaro ma è un
modo di esprimere in cui la semplicità è unita all’inesauribile
sapienza, scoprendo davanti all’uomo gli orizzonti invisibili dello Spirito.
Questo linguaggio conduce al Mistero (tajnovodstvujet)
e ci rivela il suo contenuto. Il metodo dell’icona viene adottato in tutte le
dimensioni della vita ecclesiale, ma soprattutto nell’evangelizzazione --
annuncio del Mistero a coloro che cercano la salvezza.
Il
metodo missionario è sempre una via della Croce, cioè dell’amore oblativo, gratuito. Questo amore non
è possibile acquisirlo senza rinnegamento di se stesso. Un’aspetto
particolare ha qui il digiuno; solo con il digiuno e l’astinenza l’uomo si
conferma nella fedeltà a Dio e può diventare testimone che
annuncia con gioia il Signore Risorto. Una missione può portare frutti
solo se è preparata dal digiuno e dall’astinenza: è un forte
mezzo del cambiamento interiore e del rinnovamento dell’uomo e della sua vita
quotidiana.
Il
tema centrale che appare nelle riflessioni missiologiche ortodosse di oggi
è la Liturgia. È con essa che viene spesso identificata la vita
ecclesiale dell’ortodossia. Vedremo ora come i due aspetti -- Liturgia e
missione -- si considerano insieme, nella linea dei grandi teologi della
diaspora.
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