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Olga Sakun
Missione nel pensiero dell’Ortodossia russa del XX secolo

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  • CAPITOLO TERZO.   LA MISSIONE NELLA TEOLOGIA E NELLE DIRETTIVE DEL PERIODO POSTSOVIETICO
    • 3.5. Liturgia e missione.
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3.5. Liturgia e missione.

 

            Tutta la nostra vita cristiana trova la sua sorgente e il suo culmine nella Liturgia e deve continuamente confrontarsi con la spiritualità  e la verità liturgica, attraverso la partecipazione, soprattutto alla Santa Comunione. Nella Liturgia si concentrano tutti i Santi Misteri della Chiesa e la vita di tutti i suoi membri. La Liturgia deve essere motivo, metodo e scopo della missione in quanto la missione mira alla fondazione delle comunità celebranti. Il fattore principale della missione cristiana è la partecipazione attiva dei fedeli alla Liturgia perché in essa i cristiani sono partecipi a tutti i doni della grazia dello Spirito Santo che rendono valida la missione. L’assemblea liturgica esprime la comunione con Cristo, anzi, è il Cristo totale con la Sua opera di salvezza nel tempo e nello spazio. L’evento liturgico diventa portatore della missione per mezzo di coloro e in coloro che vi partecipano. Questa assemblea allora adempie il comando di Cristo di andare nel mondo per annunciare il Vangelo.

            La missione come manifestazione della parusia ha il suo punto supremo nell’Eucaristia: “Durante l’Eucaristia la Chiesa si unisce al suo Capo, Cristo. Dopo l’Eucaristia si ritorna alla propria missione nel mondo. Ma non è un semplice ritorno. La Chiesa che è stata chiamata alla vicinanza della Santa Trinità, da Lei viene mandata a questo mondo per testimoniare la salvezza168 Nell’Eucaristia tutta la Chiesa, prendendo parte al dono della salvezza, acquista la mentalità di Cristo grazie alla quale ogni membro della Chiesa diventa testimone della sua pienezza.

            La concezione della missionarietà della Chiesa e quindi del modo di nascere di una Chiesa è legata alla ecclesiologia eucaristica (sviluppata nelle opere di N. Afanassiev, P. Evdokimov, A. Schmemann, I. Meyendorff e anche di alcuni teologi contemporanei), che sottolinea la presenza e la manifestazione della pienezza ecclesiale nell’assemblea eucaristica: “Comunicando ai Santi Misteri, noi diveniamo parte del Corpo di Cristo, cioè rendiamo presente la Chiesa. È questo il sacramento del radunarsi in Chiesa, e la Chiesa si manifesta e si realizza in ogni assemblea eucaristica concreta dei fedeli169. Le conseguenze di questa comprensione ecclesiologica per la missione della Chiesa ortodossa si esprimono soprattutto nel fatto della spontaneità delle iniziative, della preoccupazione minore circa l’organizzazione centralizzata dell’attività evangelizzatrice -- ciò che è invece caratteristico per la missione appoggiata all’ecclesiologiauniversale” (il termine è di N. Afanassiev). Quest’ultima suppone che le Chiese locali non manifestano da sé la pienezza della Chiesa universale, ma presentanoporzioni” della Chiesa universale, composta dalla loro totalità170; di qua il modo centralizzato di organizzare la missione e prima di tutto la concezione della plantatio ecclesiae nonchè della maturità di una giovane Chiesa basata sull’aspetto ministeriale e amministrativo-governativo. Nell’ecclesiologia eucaristica vediamo chiaramente il legame ontologico tra la liturgia e la missione, con le sue implicazioni per tutti gli aspetti della missione.

 

            Ogni elemento della Liturgia ha un suo valore missionario. L’annuncio della Parola è già attualizzazione del Mistero della salvezza annunciata. La Chiesa manifesta al mondo l’opera di salvezza testimoniata da tutto il Nuovo Testamento.

            La professione di fede  manifesta la vitalità della fede che deve essere confessata, proclamata come una testimonianza personale e come confermazione della verità che salva il mondo e lo libera dalle forze del male: “Professando la nostra fede, non solamente la esprimiamo e rafforziamo ma sfidiamo e confermiamo la fede negli altri uomini. (...). La confessione ha il carattere dell’azione comunitaria e viene realizzata in accordo con gli altri per un arricchimento di tutti. Ma una tale professione di fede non deve essere solo a parole, bensì accolta nell’intimo e vissuta, deve diventare esperienza...” 171. E questa esperienza viene espressa proprio dopo la Comunione ai Santi Misteri -- dal “Credo” si passa ora al “Vedo”: ”Abbiamo visto la vera Luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede, adoriamo la Trinità indivisibile: Essa infatti ci salvò172. Ciò che il cristiano crede, diventa realtà già ora, e il credente vede ciò che ha accolto sperando.

            Le preghiere per i catecumeni (oglasennyje) dimostrano chiaramente che la liturgia ortodossa è composta da elementi missionari: “Siccome esse si sono conservate fino ad oggi, mostrano lo stesso interesse della Chiesa primitiva per quelli che erano fuori di essa” 173.

             Anche le ripetizioni caratteristiche della Liturgia bizantina sono cariche di un significato missionario. La celebrazione “con la recitazione ripetitiva dei canti e delle preghiere spinge molte verità salvifiche nel profondo del cuore umano, nella coscienza umana, ammaestra e ispira il credente, lo conduce a una fede più profonda e più attiva, approfondisce la sua sensibilità spirituale alla verità e ai bisogni del mondo decaduto nel quale vive. (...). Ciò che altrove potrebbe essere una ripetizione superflua e un gesto senza significato, diventa azione della Parola divina e della sua forza sacramentale, testimonianza vivificante della verità, partecipazione all’opera salvifica della Santa Trinità174.

            Nella Liturgia dei fedeli si manifestano pienamente le due dimensioni -- anamnetica ed epicletica, nelle quali si attualizza l’azione salvifica di Dio portata a compimento nella Morte e gloriosa Risurrezione di Gesù Cristo: “Il celeste discende sulla terra, affinché il terrestre ascenda al Cielo. Così, l’umanità santificata ritorna in questo mondo per la missione che include in sé la testimonianza e la diaconia. Come i discepoli sono scesi dal monte Tabor dopo la Trasfigurazione di Cristo, così la Chiesa terrestre deve lasciare il Santuario celeste per poter attuare la sua vocazione di testimoniare davanti a questo mondo con la forza dello Spirito Santo. Lo Spirito è con noi nell’ascesa e nella discesa. Con la Sua assistenza santificante noi confessiamo e testimoniamo175.

                       

            Il problema della lingua liturgica, particolarmente attuale oggi, è anche un problema missionario. Da una parte, l’uso di una lingua arcaica è caricato di un significato teologico: “L’Eucaristia in questa prospettiva ci lega con il passato liturgico e con una tale realtà che è in contrasto con questo mondo177-- cioè si richiama l’esortazione di San Paolo “non conformatevi alla mentalità di questo secolo” (Rom 12, 2). Vivendo in questo modo, il cristiano viene inserito in un’altra realtà, in Cristo, per vivere la Sua stessa esistenza di offerta per il mondo, la Sua stessa missione.

            Dall’altra parte, la Liturgia è un “attirare il popolo alla koinonia con il Risorto, il suo inserimento nel movimento di Dio verso gli uomini di tutti i tempi e di tutte le culture178. L’aspetto centrale della Liturgia, come della missione, è dossologico: attraverso la missione si realizza la profezia del profeta che annunzia che tutti i popoli loderanno il Signore. Ogni popolo di ogni tempo ha diritto e deve innalzare lode al Signore in qualsiasi lingua, e ogni Chiesa locale diventa una voce nella polifonia dello Spirito179. Questa idea, che si ispira all’attività dei Santi Cirillo e Metodio, la incontriamo molto spesso nei documenti sulle missioni slave.              

           

            La Liturgia viene compresa come un atto di testimonianza e quindi atto di missione (cf. il pensiero di Schmemann). Questa valorizzazione missionaria della Liturgia dipende molto dall’esperienza della Chiesa negli anni del regime comunista e dalla riflessione sul  significato del periodo della vita della Chiesa in cui le sue forze pastorali furono bloccate. Continuando a celebrare l’Eucaristia, la Chiesa ortodossa compiva la sua vocazione: “Il primo colpo contro il bastione comunista era l’assemblea liturgica stessa, il Corpo dei credenti radunati alla solennità domenicale della Risurrezione del Signore -- il fondamento stesso della Chiesa. Fu proprio questa “assemblea dei Santi”, una comunità simbolica, discreta nella sua festività e nell’apparizione esterna, limitata nel suo modo di vivere, un modelloeucaristico” di una comunità che ha conservato le virtù dell’ortodossia durante il periodo comunista180

           

            Come abbiamo notato, l’essenza della missione ecclesiale viene vista soprattutto sotto un’angolatura liturgica. Questo fatto è dovuto sia allo sviluppo della visione tradizionale che risale ai Padri, sia alle condizioni particolari in cui si trovava la Chiesa ortodossa russa durante il regime sovietico. All’aspetto liturgico è strettamento legato quello di testimonianza che scaturisce dall’esperienza della fede, in primo luogo vissuta nella liturgia. Negli anni novanta nella letteratura ortodossa riappare sempre più anche la questione dell’annuncio, presente abbondantemente nella letteratura prerivoluzionaria.  

 

 

 




168 S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., p. 81.



169 Sul metodo della missione seguiamo S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., pp. 82-90.



170 S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., p. 120.



171 A. GOSTEV, Zametki o jevcharisticeskoj ekkleziologii (Appunti sull’ecclesiologia eucaristica), in LA NUOVA EUROPA 11 (1997) 23-24.



172 Cf. Ibidem, p. 27.



173 S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., p. 128.



174 Liturgija, ize vo svjatych otca nasego Ioanna Zlatoustago (Liturgia di San Giovanni Crisostomo), V Tipografii Pocajevskoj, s.l., 1765, p. qb.



175 S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., p. 117.



177 Ibidem, p. 141.



178 Ierejskij molitvoslov, Tipografia del Monastero di Grottaferrata, Grottaferrata 1950p. clz(636); Cf. “       ”, in SlovarCerkovno-slavjanskago i russkago jazyka, I, Tipografia Imperatorskoj Akademii Nauk, Sanktpeterburg 1867, p. 279.



179 S. PRUZINSKY - M. NADZAM, Op. cit., p. 125.



180 P. FILIPPI, L’aspetto teologico delle missioni slave, in AA. VV.,Tysjaceletije krescenija Rusi, Izdanije Moskovskoj Patriarchii, Moskva 1988, p. 320.






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