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3.5. Liturgia e missione.
Tutta
la nostra vita cristiana trova la sua sorgente e il suo culmine nella Liturgia
e deve continuamente confrontarsi con la spiritualità e la verità liturgica, attraverso la
partecipazione, soprattutto alla Santa Comunione. Nella Liturgia si concentrano
tutti i Santi Misteri della Chiesa e la vita di tutti i suoi membri. La
Liturgia deve essere motivo, metodo e scopo della missione in quanto la
missione mira alla fondazione delle comunità celebranti. Il fattore
principale della missione cristiana è la partecipazione attiva dei
fedeli alla Liturgia perché in essa i cristiani sono partecipi a tutti i
doni della grazia dello Spirito Santo che rendono valida la missione.
L’assemblea liturgica esprime la comunione con Cristo, anzi, è il Cristo
totale con la Sua opera di salvezza nel tempo e nello spazio. L’evento
liturgico diventa portatore della missione per mezzo di coloro e in
coloro che vi partecipano. Questa assemblea allora adempie il comando di Cristo
di andare nel mondo per annunciare il Vangelo.
La
missione come manifestazione della parusia ha il suo punto supremo
nell’Eucaristia: “Durante l’Eucaristia la Chiesa si unisce al suo Capo, Cristo.
Dopo l’Eucaristia si ritorna alla propria missione nel mondo. Ma non è
un semplice ritorno. La Chiesa che è stata chiamata alla vicinanza della
Santa Trinità, da Lei viene mandata a questo mondo per testimoniare la
salvezza” 168 Nell’Eucaristia tutta la Chiesa, prendendo parte al dono
della salvezza, acquista la mentalità di Cristo grazie alla quale ogni
membro della Chiesa diventa testimone della sua pienezza.
La
concezione della missionarietà della Chiesa e quindi del modo di nascere
di una Chiesa è legata alla ecclesiologia eucaristica (sviluppata nelle
opere di N. Afanassiev, P. Evdokimov, A. Schmemann, I. Meyendorff e anche di
alcuni teologi contemporanei), che sottolinea la presenza e la manifestazione
della pienezza ecclesiale nell’assemblea eucaristica: “Comunicando ai Santi
Misteri, noi diveniamo parte del Corpo di Cristo, cioè rendiamo presente
la Chiesa. È questo il sacramento del radunarsi in Chiesa, e la Chiesa
si manifesta e si realizza in ogni assemblea eucaristica concreta dei fedeli”
169. Le conseguenze di questa comprensione ecclesiologica per la
missione della Chiesa ortodossa si esprimono soprattutto nel fatto della
spontaneità delle iniziative, della preoccupazione minore circa
l’organizzazione centralizzata dell’attività evangelizzatrice --
ciò che è invece caratteristico per la missione appoggiata all’ecclesiologia
“universale” (il termine è di N. Afanassiev). Quest’ultima suppone che
le Chiese locali non manifestano da sé la pienezza della Chiesa
universale, ma presentano “porzioni” della Chiesa universale, composta dalla
loro totalità170; di qua il modo centralizzato di organizzare la
missione e prima di tutto la concezione della plantatio ecclesiae nonchè della maturità di una
giovane Chiesa basata sull’aspetto
ministeriale e amministrativo-governativo. Nell’ecclesiologia eucaristica
vediamo chiaramente il legame ontologico tra la liturgia e la missione, con le
sue implicazioni per tutti gli aspetti della missione.
Ogni
elemento della Liturgia ha un suo valore missionario. L’annuncio della Parola è già attualizzazione del
Mistero della salvezza annunciata. La Chiesa manifesta al mondo l’opera di
salvezza testimoniata da tutto il Nuovo Testamento.
La
professione di fede manifesta la vitalità della fede che
deve essere confessata, proclamata come una testimonianza personale e come
confermazione della verità che salva il mondo e lo libera dalle forze
del male: “Professando la nostra fede, non solamente la esprimiamo e
rafforziamo ma sfidiamo e confermiamo la fede negli altri uomini. (...). La
confessione ha il carattere dell’azione comunitaria e viene realizzata in
accordo con gli altri per un arricchimento di tutti. Ma una tale professione di
fede non deve essere solo a parole, bensì accolta nell’intimo e vissuta,
deve diventare esperienza...” 171. E questa esperienza viene
espressa proprio dopo la Comunione ai
Santi Misteri -- dal “Credo” si passa ora al “Vedo”: ”Abbiamo visto la vera
Luce, abbiamo ricevuto lo Spirito celeste, abbiamo trovato la vera fede,
adoriamo la Trinità indivisibile: Essa infatti ci salvò”
172. Ciò che il cristiano crede, diventa realtà
già ora, e il credente vede ciò che ha accolto sperando.
Le
preghiere per i catecumeni (oglasennyje) dimostrano chiaramente che
la liturgia ortodossa è composta da elementi missionari: “Siccome esse
si sono conservate fino ad oggi, mostrano lo stesso interesse della Chiesa
primitiva per quelli che erano fuori di essa” 173.
Anche le ripetizioni
caratteristiche della Liturgia bizantina sono cariche di un significato
missionario. La celebrazione “con la recitazione ripetitiva dei canti e delle
preghiere spinge molte verità salvifiche nel profondo del cuore umano,
nella coscienza umana, ammaestra e ispira il credente, lo conduce a una fede
più profonda e più attiva, approfondisce la sua sensibilità
spirituale alla verità e ai bisogni del mondo decaduto nel quale vive.
(...). Ciò che altrove potrebbe essere una ripetizione superflua e un
gesto senza significato, diventa azione della Parola divina e della sua forza
sacramentale, testimonianza vivificante della verità, partecipazione
all’opera salvifica della Santa Trinità” 174.
Nella
Liturgia dei fedeli si manifestano pienamente le due dimensioni -- anamnetica
ed epicletica, nelle quali si attualizza l’azione salvifica di Dio portata a
compimento nella Morte e gloriosa Risurrezione di Gesù Cristo: “Il
celeste discende sulla terra, affinché il terrestre ascenda al Cielo.
Così, l’umanità santificata ritorna in questo mondo per la
missione che include in sé la testimonianza e la diaconia. Come i
discepoli sono scesi dal monte Tabor dopo la Trasfigurazione di Cristo,
così la Chiesa terrestre deve lasciare il Santuario celeste per poter
attuare la sua vocazione di testimoniare davanti a questo mondo con la forza
dello Spirito Santo. Lo Spirito è con noi nell’ascesa e nella discesa.
Con la Sua assistenza santificante noi confessiamo e testimoniamo” 175.
Il
problema della lingua liturgica, particolarmente attuale oggi, è anche
un problema missionario. Da una parte, l’uso di una lingua arcaica è
caricato di un significato teologico: “L’Eucaristia in questa prospettiva ci
lega con il passato liturgico e con una tale realtà che è in
contrasto con questo mondo” 177-- cioè si richiama l’esortazione
di San Paolo “non conformatevi alla mentalità di questo secolo” (Rom 12,
2). Vivendo in questo modo, il cristiano viene inserito in un’altra
realtà, in Cristo, per vivere la Sua stessa esistenza di offerta per il
mondo, la Sua stessa missione.
Dall’altra
parte, la Liturgia è un “attirare il popolo alla koinonia con il
Risorto, il suo inserimento nel movimento di Dio verso gli uomini di tutti i
tempi e di tutte le culture” 178. L’aspetto centrale della Liturgia,
come della missione, è dossologico: attraverso la missione si realizza
la profezia del profeta che annunzia che tutti i popoli loderanno il Signore.
Ogni popolo di ogni tempo ha diritto e deve innalzare lode al Signore in
qualsiasi lingua, e ogni Chiesa locale diventa una voce nella polifonia dello
Spirito179. Questa idea, che si ispira all’attività dei Santi
Cirillo e Metodio, la incontriamo molto spesso nei documenti sulle missioni
slave.
La
Liturgia viene compresa come un atto di testimonianza e quindi atto di missione
(cf. il pensiero di Schmemann). Questa valorizzazione missionaria della
Liturgia dipende molto dall’esperienza della Chiesa negli anni del regime
comunista e dalla riflessione sul
significato del periodo della vita della Chiesa in cui le sue forze
pastorali furono bloccate. Continuando a celebrare l’Eucaristia, la Chiesa
ortodossa compiva la sua vocazione: “Il primo colpo contro il bastione
comunista era l’assemblea liturgica stessa, il Corpo dei credenti radunati alla
solennità domenicale della Risurrezione del Signore -- il fondamento
stesso della Chiesa. Fu proprio questa “assemblea dei Santi”, una
comunità simbolica, discreta nella sua festività e
nell’apparizione esterna, limitata nel suo modo di vivere, un modello
“eucaristico” di una comunità che ha conservato le virtù
dell’ortodossia durante il periodo comunista” 180.
Come
abbiamo notato, l’essenza della missione ecclesiale viene vista soprattutto
sotto un’angolatura liturgica. Questo fatto è dovuto sia allo sviluppo
della visione tradizionale che risale ai Padri, sia alle condizioni particolari
in cui si trovava la Chiesa ortodossa russa durante il regime sovietico.
All’aspetto liturgico è strettamento legato quello di testimonianza che
scaturisce dall’esperienza della fede, in primo luogo vissuta nella liturgia.
Negli anni novanta nella letteratura ortodossa riappare sempre più anche
la questione dell’annuncio, presente abbondantemente nella letteratura
prerivoluzionaria.
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