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3.7. Alcuni problemi giuridici della missione ortodossa.
La
base canonica della missione risiede soprattutto nell’obbligo del Vescovo di
predicare, ma questa predicazione viene delimitata al “territorio canonico” di
questo Vescovo, al quale viene vietato di predicare in altro luogo,
specialmente se questo umilia il Vescovo locale (ci si riferisce alla Costituzione
Apostolica, can. 58188). L’invio degli Apostoli non era caotico
o casuale: secondo la tradizione, ogni Apostolo ha ricevuto un campo preciso
per l’azione missionaria189. Questa concezione crea un problema
costante per la Chiesa ortodossa in Russia, in particolare quando si tratta
della collaborazione missionaria con le altre confessioni cristiane presenti
sul “territorio canonico” assegnato tradizionalmente al Vescovo della Chiesa
ortodossa russa. I canoni di riferimento sarebbero custodia dal proselitismo e
dalle azioni missionarie intraprese all’insaputa o senza l’approvazione del
Primo Gerarca della Chiesa russa. L’attività missionaria svolta dalle
altre Chiese, che nella maggior parte dei casi ignorano o non conoscono
sufficientemente la storia, la dottrina e il diritto della Chiesa ortodossa,
è considerata un serio ostacolo alla promozione dell’unità tra i
cristiani, perché “le opere missionarie intraprese fuori dalla Gerarchia
ecclesiastica, a prescindere dal Vescovo, sono prive della comunione cattolica
in quanto il Vescovo della Chiesa locale è colui che ha
responsabilità della comunione universale fra tutte le Chiese” 190.
Questo concetto viene ripreso molte volte negli interventi ufficiali dei
Gerarchi ortodossi. Così, nel Messaggio dei Primati delle Sante
Chiese Ortodosse, emanato a Fener dopo l’incontro dei Capi dei Patriarchati
e delle Chiese locali autocefali e autonome, leggiamo: “Dopo il disfacimento
del regime comunista, sotto il quale molte Chiese ortodosse furono perseguitate
e tormentate, noi attendevamo aiuto fraterno o almeno comprensione ... Questa
situazione è tragica in molte prospettive, riguardo ai mezzi economici e
pastorali delle Chiese ortodosse. Al posto di questo ... i paesi
tradizionalmente ortodossi vengono considerati come “terre di missione”, e a
seguito di questo in essi si costruiscono strutture missionarie e viene
praticato il proselitismo, con tutti i metodi che sono stati condannati e
rigettati da decenni da tutti i cristiani” 191. Inoltre, è
inaccettabile per gli ortodossi il concetto della responsabilità del
Romano Pontefice per la missione in tutto il mondo. La dottrina missionaria
ortodossa mette in rilievo la “ricca polifonia delle Chiese locali unite nella
conciliarità e nella loro diversità” 192 che non suppone
un’autorità globale. In questo senso, la responsabilità del
Vescovo di Roma su tutti i territori evangelizzati viene vista come un
intervento illecito sul “territorio canonico” delle Chiese locali.
D’altra
parte, il territorio su cui si svolge la missione della Chiesa ortodossa russa
non si limita al solo Paese, bensì acquista le dimensioni sempre
più universali. Tuttavia i fondamenti giuridici che riguardano
l’attività missionaria di questa Chiesa sui territori storicamente non
legati alla presenza della Chiesa russa non sono stati ancora trattati
sufficientemente.
Nella
dottrina missionaria ortodossa esposta in questo capitolo possiamo avvertire
alcuni punti di convergenza con il modo di esporre la stessa dottrina da parte
dei missiologi cattolici. Si tratta piuttosto di linguaggio e categorie,
anziché del contenuto stesso.
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