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Olga Sakun
Missione nel pensiero dell’Ortodossia russa del XX secolo

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  • CONCLUSIONE.
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CONCLUSIONE.

 

            La breve rassegna del pensiero ortodosso russo contemporaneo sulla missione ci permette di individuare alcuni punti fondamentali che possono essere la “carta d’identità” della missiologia russa e di vedere chiaramente il suo posto nella teologia missionaria universale nonché il particolare contributo che deriva dalla sua specificità.

            Abbiamo potuto notare che, in genere, l’impostazione ortodossa russa, soprattutto nel periodo più fruttuoso del nostro secolo -- il periodo dell’attività dei teologi della diaspora -- non è molto articolata a livello ecclesiastico ma è indirizzata più verso la spontaneità e verso una riflessione teologica assai aperta nel valutare gli altri contesti culturali e religiosi. Questo però si manifesta più nell’ambiente di ricerca scientifica; quando si tratta, invece, di esposizione dei risultati delle ricerche teologiche nelle fonti ufficiali o nelle direttive, ci troviamo davanti all’esistenza di una realtà complessa che include in sé diversità di approcci, di giudizi, di mentalità e dei modi di esprimersi, a seconda delle circostanze in cui viene esposto il pensiero. È difficile, per esempio, trovare un filo conduttore tra i materiali del Congresso missionario di Kasan’ da una parte e le opere di Evdokimov dall’altra. Ma non è neanche necessario: ogni autore, ogni riflessione possiede la propria ricchezza, e eliminare qualche punto della nostra ricerca che “non entra” nell’unica linea, significherebbe privare il lavoro dell’oggettività. Inoltre, questa “unica linea” non esiste, come non si può parlare di un’unicateologia ortodossa”. La storia della Russia ha offerto circostanze differenti per lo sviluppo della teologia, e questo si può dire pienamente del XX secolo, il secolo dei veloci e sconvolgenti cambiamenti nel mondo e nella società russa.

            Nonostante questa multiformità di circostanze, di espressioni e di accenti, possiamo scorgere la continuità del pensiero russo sulla missione lungo il secolo. Questa continuità si manifesta soprattutto dagli Scritti della Società missionaria e dai materiali del Congresso di Kasan’ ai discorsi della gerarchia sulla missione nel periodo postsovietico; mentre nelle ricerche coraggiose e problematiche sull’attuale questione missionaria, condotte dai teologi nella Russia di oggi, individuiamo facilmente il linguaggio e le categorie che incontriamo nelle opere dei teologi russi dell’estero che operavano nel periodo comunista.

 

            Riassumendo i punti analizzati nel nostro lavoro, possiamo dire che nel pensiero teologico dell’Ortodossia russa la missione è compresa come tutta l’esistenza della Chiesa. La Chiesa è chiamata a manifestare il Cielo sulla terra (cf. Schmemann); essa vive nel regime storico dell’Incarnazione e in quello escatologico della parusia (cf. Evdokimov). La missione si attua pienamente nella vita eucaristica senza la quale non c’è Chiesa; l’Eucaristia è già un atto di missione, perciò la Chiesa realizza la sua vocazione missionaria con la sola sua esistenza.

            Nell’attualizzazione della missione il ruolo speciale appartiene al monachesimo. Nella storia delle missioni russe i monaci sono protagonisti principali; anche ora il monachesimo è rimasto una fonte d’ispirazione per la missionarietà della Chiesa, in quanto manifesta la pienezza della realtà salvifica del Regno.

            Nella missiologia ortodossa un posto importante è riservato alla riflessione sul rapporto tra l’evangelizzazione e la cultura. Già all’inizio del secolo questo problema era discusso fra i missionari; nel periodo della diaspora si è sviluppato un pensiero ricchissimo sul rapporto ontologico tra queste due realtà. A questo problema è connessa la riflessione sul patrimonio religioso dell’umanità: esso tende alla pienezza, e questa pienezza è manifestata dalla Chiesa. La missione della Chiesa comprende tutto il creato, nullo è estraneo ad essa.

            La prima fonte della missione è l’Amore. La missione parte dall’esperienza di questo Amore testimoniando la Risurrezione.

            L’aspetto liturgico è prioritario nelle riflessioni missiologiche ortodosse. Dall’inizio del secolo ci arrivano i documenti che trattano dell’importanza della parrocchia, della Chiesa locale nella missione. Essa, come comunità eucaristica, concentra in sé la missione. Il concetto si sviluppa progressivamente: quando la Chiesa in Russia perde la libertà di azione, la sua autocomprensione missionaria parte in primo luogo dall’aspetto liturgico; mentre nei periodi di libertà, come abbiamo visto, le riflessioni sono più ricche di aspetti metodologici e giuridici.

           

            Abbiamo utilizzato solo una piccola parte di testimonianze sul nostro argomento. Ovviamente, esso rimane aperto a ricerche ulteriori. Anche il futuro della Chiesa ortodossa russa ci offrirà, indubbiamente, un ricco materiale da approfondire.

            Sulla base di ciò che abbiamo esaminato, possiamo concludere che l’opinione sull’“antimissionarietà” della Chiesa ortodossa è priva di ogni fondamento. La missione è un argomento costante per il pensiero teologico russo; anzi, non è divisibile dalla teologia fondamentale. La scienza della missiologia come tale non esiste e non potrebbe esistere se non occidentalizzata, ma ciò non esclude il fatto constatabile dell’esistenza di una riflessione sistematica sulla missione che diventa fonte di vitalità per la Chiesa e per ogni cristiano ortodosso.

 




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