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Olga Sakun
Missione nel pensiero dell’Ortodossia russa del XX secolo

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  • CAPITOLO SECONDO.   LA CRISI MISSIONARIA DELLA CHIESA ORTODOSSA IN RUSSIA NEL PERIODO SOVIETICO E POSTSOVIETICO. LA MISSIONE DELLA CHIESA NEL PENSIERO DI ALCUNI TEOLOGI RUSSI DELLA “DIASPORA”.
    • 2.6. La crisi missionaria della Chiesa in Russia dopo la proclamazione della libertà.
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 2.6. La crisi missionaria della Chiesa in Russia dopo la proclamazione della libertà.

 

            Tra i motivi della crisi missionaria in Russia possiamo individuare due gruppi: i motivi esterni, cioè quelli che condizionano la Chiesa dal di fuori, e quelli interni, che dipendono dall’andamento dell’attività propria della Chiesa e che includono diverse controversie nel seno della Chiesa ortodossa russa.

 

2.6.1. Motivi esterni.

 

            Gli eventi degli anni ‘80-90 hanno posto la Chiesa ortodossa in Russia davanti a una situazione del tutto nuova. La Chiesa si è trovata di fronte ad una proclamazione della libertà inaspettata dopo lunghi anni di persecuzione e di una esistenza che permetteva solo due scelte -- quella delle catacombe o quella del servilismo; una proclamazione peraltro ancora lontana dalla esecuzione. Di fatto, la Chiesa doveva cominciare da zero, sprovvista ormai di tutto il necessario -- non tanto dal punto di vista materiale quanto teologico-spirituale.

            Per più di settant’anni i fedeli non avevano avuto nessun accesso alla Parola di Dio. Ogni diffusione o importazione del testo della Bibbia o di altro materiale religioso era proibito e punito -- molti infatti sono finiti nei campi di GULAG per questo motivo. La catechesi non esisteva più; solo nelle catacombe si poteva svolgere una attività di predicazione. Il sacerdote era completamente tagliato fuori dai rapporti con la popolazione, privo del diritto all’insegnamento, all’organizzazione dei gruppi, alle iniziative caritatevoli. Il fatto più sconvolgente era che il clero formato negli anni sovietici spesso non si accorgeva di non compiere le funzioni ecclesiali fondamentali, e l’aspetto missionario era un concetto assolutamente estraneo al suo mondo. L’insegnamento nei seminari era rigidamente controllato dal governo ateo: si permetteva di ordinare il clero solo per motivi di “conservazione delle tradizioni antiche” di interesse artistico e turistico. Sfogliando la “Rivista del Patriarcato di Mosca” uscita negli anni precedenti la caduta del regime comunista, rimaniamo sbalorditi dai temi trattati in essa. Le riflessioni spirituali sono al minimo, e consistono nelle brevi esortazioni dei Santi che riguardano la vita morale. Il resto del materiale è composto da innumerevoli ringraziamenti, congratulazioni e esaltazioni riguardanti il sistema sovietico e il governo. Nella stessa rivista scopriamo il programma degli studi effettuati nei seminari: lo studio “tecnico” delle celebrazioni, il canto, la Costituzione dell’URSS... Il sacerdote sovietico celebrava la Liturgia senza capire il suo significato. I pochi preti rimasti dopo la “selezione” dalla generazione precedente non avevano nessuna possibilità di applicare alla vita concreta ciò che possedevano dalla formazione pre-sovietica.

            Nella maggior parte dei casi, come abbiamo già accennato, la gerarchia non  si rendeva neppure conto dello stato anormale in cui si trovava, isolata rigidamente da tutto l’esterno, non avendo accesso alla teologia che si sviluppava all’estero. Solo dall’esterno possiamo cogliere le valutazioni di questa situazione. M. Meerson-Aksenov così descrive la vita del sacerdote nell’Unione Sovietica: “La vita professionale, che in pratica fa del sacerdote un prigioniero dei riti, lascia il segno sulla sua coscienza e sulla sua psicologia. Per lui diventa difficile, per non dire impossibile, andare al di là dell’orizzonte di un chierico di professione, per vedere il rapporto tra chiesa e società con gli occhi di una persona secolarizzata e per trovare un linguaggio adeguato alle situazioni odierne” 121.

            I cambiamenti politici e sociali avvenuti con la “glasnost’” e la “perestrojka” lasciarono la Chiesa nell’incertezza: come comportarsi nelle nuove condizioni, come ripristinare la fiducia del popolo che si sarebbe subito accorto del passaggio sorprendente dall’esaltazione del comunismo alla sua negazione?

            Se prima si poteva dare un giudizio sulla Chiesa solo in base a ciò che essa scriveva, ora il giudizio avveniva in base a ciò che essa faceva. Ma “una parte significativa dei nostri odierni vescovi e sacerdoti, la carriera dei quali è cominciata e poi continuata nel periodo sovietico, si è talmente adattata, nel suo tempo, al modo di vivere bloccato, che ora non si è trovata capace di agire pienamente nelle condizioni di libertà” 122.

            Parlando della necessità della rinascita della missione della Chiesa ortodossa russa, il Patriarca attuale Aleksij sottolinea due aspetti ritenuti un ostacolo per questa ad essa. Il primo è il difficile stato spirituale e morale della società, quando “il vecchio muore ma il nuovo non è ancora nato” 123. Il popolo è spiritualmente smarrito, si è trovato nel vuoto spirituale, pronto a subire qualsiasi influenzamento senza la capacità di discernimento.

   Come secondo ostacolo Aleksij indica l’attività delle altre Chiese, sette e movimenti religiosi124. Materialmente questi gruppi  al momento della proclamazione della libertà religiosa si sono trovati forniti assai meglio a confronto della Chiesa ortodossa. Mentre questa iniziava appena a riacquistare i luoghi di culto, a ricostruire le chiese per poter accogliervi i credenti, le altre organizzazioni religiose disponevano già di molti mezzi arrivati nella maggior parte dei casi dall’estero, dove si trovano i rispettivi centri. Era difficile ritornare all’attività dell’apostolato senza disporre della letteratura formativa e soprattutto del personale. L’arrivo della Bibbia stampata in Occidente coincideva con l’arrivo in Russia di una moltitudine di testi provenienti  dai vari raggruppamenti religiosi. Più che essere una spinta a rafforzare la propria attività, per la Chiesa russa questi fatti piuttosto costituivano un freno perché le persone, completamente disorientate, erano ancora poco capaci di fare una scelta consapevole. Centinaia di sette, molte delle quali si presentavano come Chiesa ortodossa autentica, si diffusero presto nel Paese. Il nucleo della fede cristiana era perso in mezzo alle innumerevoli proposte, si è creato anche una specie di sincretismo (l’esempio vivo potrebbe essere un certo “Calendario astrologico ortodosso” uscito nel 1991 a San-Pietroburgo). I predicatori cattolici, affluiti numerosamente in Russia, portavano spesso il messaggio legato alle predilezioni  spirituali e alle devozioni personali particolari, spesso esotiche ed estranee alla spiritualità russa quasi totalmente ignorata, del proprio gruppo di appartenenza (Istituto religioso, movimento mariano, ecc.) 125.

            La Chiesa ortodossa russa, nella quale lungo i secoli era sempre rimasto vivo lo spirito missionario, avvertì dunque una crisi, l’uscita dalla quale era fortemente impedita da questi fenomeni che condizionavano l’attività della Chiesa evangelizzante.       

2.6.2. Motivi interni.

 

            Oltre a queste condizioni esterne, anche all’interno della Chiesa ortodossa russa possiamo individuare problemi, controversie e mentalità che frenavano una  reazione adeguata ai condizionamenti esterni e quindi la ripresa dell’attività missionaria. Sulla presenza di questi problemi possiamo concludere innanzitutto  in base ai materiali del I Congresso dei missionari eparchiali che si è svolto a Belgorod dal 12 al 14 novembre 1996. Questo Congresso fu preparato e condotto dalla Sezione missionaria del Patriarcato di Mosca insieme all’eparchia di Belgorod. Gli inviti di partecipazione furono indirizzati a tutte le eparchie della Chiesa ortodossa russa, ma al lavoro del Congresso hanno partecipato soltanto 66 eparchie, cioè circa la metà del numero totale. Una delle eparchie ha risposto all’invito di partecipazione con un telegramma in cui riferiva che non poteva inviare nessuno perché nell’eparchia non ci sono missionari. Questo telegramma ha suscitato la forte reazione di Sua Eccellenza Ioann (il Responsabile della Sezione missionaria del Patriarcato), che ha valutato il suo contenuto con il riconoscimento che “in questa eparchia non c’è né Vescovo, né chierici, né laici” 126. Questo fatto, avvenuto già vari anni dopo il risveglio del funzionamento della Chiesa in Russia, ci mostra come la ripresa vada avanti lentamente, anzi, sia ostacolata dall’assenza della coscienza missionaria nella gerarchia. Se alcuni hanno compreso il significato della vocazione missionaria comune, gli altri hanno una scarsa concezione della missione, fondata su rappresentazioni superficiali. In questo caso l’apostolato fra i credenti si restringe alle esortazioni durante l’omelia e alle opere di carità, e manca del tutto il senso dell’universalismo e di responsabilità missionaria verso le persone e i gruppi che non hanno ancora ascoltato l’annuncio del Vangelo.  Questa mancanza è uno dei motivi fondamentali della crisi missionaria nella Chiesa Ortodossa.

            L’altro motivo importante, individuabile nella stampa russa, è l’atteggiamento di molti rappresentanti della gerarchia ortodossa nei riguardi del problema dell’attività missionaria dall’esterno sul territorio tradizionalmente evangelizzato dalla Chiesa ortodossa russa. Abbiamo già menzionato questo problema parlando delle motivazioni esterne della crisi. Certo, si può capire bene la difficoltà dell’ortodossia ad accettare questi interventi, mentre essa stessa appena risistema il contenuto del messaggio cristiano da annunciare, ma un  atteggiamento simile contribuisce alla crisi: “La paura della predicazione cristiana realizzata dai rappresentanti delle altre confessioni, non soltanto testimonia lo strano desiderio degli Ortodossi di “monopolizzare Cristo”; essa smaschera la propria inattività e, in fin dei conti, paralizza anche quelle forze di cui la Chiesa dispone” 127.

            La situazione missionaria postsovietica è caratterizzata dalla mancanza di una riflessione profonda sulla missione. L’importanza del fondamento dottrinale si è spostata in secondo piano (evidentemente, per causa dell’urgenza pastorale), e il primo scopo dell’attività missionaria viene compreso in modo diverso rispetto alle riflessioni che abbiamo esposto nei due capitoli precedenti: “Il primo passo del ristabilimento della nostra attività missionaria deve essere la contrapposizione e la difesa della nostra Chiesa e del nostro popolo ortodosso da tutte le specie di attività proselita straniera, -- dal proselitismo non coperto e aperto, dal proselitismo diretto e grossolano e dal proselitismo mediato e allettante” 128. Il Congresso dei missionari proclama come obiettivi della missione “a) il consolidamento dei figli della Chiesa Ortodossa Russa nella fede ortodossa e nella vita cristiana; b) la salvaguardia degli ortodossi dalle influenze delle false dottrine religiose, pseudo-religiose e quasi-religiose; c) il ritorno nel seno della Chiesa Ortodossa Russa di coloro che si sono staccati; d) l’istruzione con la luce del Vangelo degli uomini non religiosi” 129. Quindi, il primo scopo non è l’annuncio del Vangelo ai non credenti, bensì la salvaguardia dei credenti. Questa linea apologetica era certo presente anche nei documenti missionari dell’inizio del secolo, ma in quel tempo era messa in rilievo per motivi pastorali, mentre generalmente le “genti” erano ritenute sempre i primi destinatari. Adesso invece sembra che la concezione stessa abbia abbandonato la linea tradizionale.

            Nel periodo postsovietico, quindi, si sono scontrate due realtà: la prima è una possibilità maggiore per il clero e i laici di accedere a libri e periodici cattolici da cui attingere un panorama teologico-missionario a livello universale; l’altra è una certa inerzia, un’incapacità di cambiamenti radicali verificata soprattutto nella gerarchia. A tutto questo si sono inoltre aggiunti numerosi e sempre crescenti dissensi e le divisioni visibili all’interno della Chiesa ortodossa russa, specialmente tra la mentalità universalista e il fenomeno che possiamo chiamare “centralismo panrusso, panslavo, panortodosso” 130.

 

             La crisi però ha sempre un lato positivo, e anche per la Chiesa russa è stata come una sfida ad approfondire il problema missionario.

 

           

 2.6.3. I tentativi di superamento della crisi.

 

            All’interno della Chiesa russa si sono formati diversi gruppi che hanno cercato di formulare i compiti missionari, la cui attualizzazione avrebbe cambiato la situazione critica. Le nuove opinioni intorno a questo problema sono basate sulle considerazioni ecclesiologiche del cosiddetto “gruppo liberale” della Chiesa ortodossa russa. Questo gruppo, più aperto ai contatti ecumenici e ai cambiamenti interni nella Chiesa, esprime la propria visione in un modo spesso  assolutamente inaccettabile nei circoli “conservatori”. Gli esponenti di questa corrente vedono la Chiesa non più come un gruppo di “zeloti” religiosi che conservano “il Santo dei Santi” della fede rigettata dal resto dell’umanità, bensì come una “realtà inclusiva che racchiude in sé tutto ciò che è degno del nome di Cristo -- anche quello che si trova formalmente fuori dei suoi confini” 131 (cf. la teologia sofianica).  Immaginiamo quale rivoluzione nella Chiesa sarebbe capace di creare una simile affermazione, analoga alla dichiarazione della “Lumen Gentium” (cf. nn. 13-16). Questa visione cambia radicalmente l’atteggiamento verso i missionari cristiani occidentali ma soprattutto spinge a nuove ricerche missiologiche, differenti da tutte le precedenti e in grado di mostrare la via per superare la crisi missionaria.

            La Chiesa riconosce già la necessità di sviluppare la missione ma non sa ancora in che modo avviarla, e prende coscienza dell’urgenza di una propria elaborazione della dottrina missionaria, adatta al contesto in cui vive: “La Chiesa Ortodossa Russa che ha passato un lungo periodo di tempo nell’isolamento da tutto il mondo, che non aveva quasi nessun contatto con i cristiani nell’Occidente -- dove nella seconda metà del nostro secolo la missione ha acquisito un significato speciale includendo fra l’altro l’apostolato dei laici (Cf. il Decreto del Concilio Vaticano II “Sull’apostolato dei laici”), -- oggi deve non soltanto meditare sull’esperienza delle altre Chiese ma pure elaborare la concezione propria della missione in quanto essa si scontra sia con i problemi comuni per l’Oriente e l’Occidente come pure con quelli specifici russi, che esigono approcci e metodi particolari” 132.

            Del nuovo risveglio missionario nella Chiesa russa ci testimoniano anche i cambiamenti avvenuti a livello delle strutture ecclesiastiche ufficiali. Oltre alla costituzione della Sezione Missionaria del Patriarcato (di cui abbiamo già parlato), la Chiesa tenta per la prima volta di esporre la propria concezione missionaria. Il Congresso di Belgorod emana un Decreto sulla missione eparchiale della Chiesa Ortodossa Russa133.

             I tentativi concreti che mirano a superare la crisi sono i passi tangibili intrapresi per restaurare la missione russa. Le statistiche ufficiali del 1995, presentate dalla Sezione dei contatti ecclesiastici esterni del Patriarcato di Mosca, ci indicano la presenza di missionari ortodossi russi in Corea, India, Hawaii, a Gerusalemme (purtroppo non si hanno altre informazioni riguardo a queste presenze) mentre si sviluppa contemporaneamente la tradizionale “missione interna” sul territorio russo -- fra gli Aleuti, in Altaj, ecc. 134.

            Un’altra cronaca (del 1996) 135 ci presenta un quadro più completo delle missioni nella Russia. Si parla della conversione alla fede ortodossa dei più di 200 abitanti della borgata Kutop-Jugan (a nord della provincia di Tjumen’) di nazionalità Chanty e Mansi. La missione-lampo è stata organizzata e attuata dal Vescovo di Tobol’sk e di Tjumen’ Dimitrij e dai sacerdoti coadiuvanti. Il fatto ci ricorda le missioni dei 1800-1900 e ci mostra che il numero dei non cristiani sul territorio della Federazione Russa è ancora rilevante.

            Nello stesso anno fu organizzato anche un viaggio missionario sul fiume Ob’ della chiesa-nave “Sant’Andrea il Primo Chiamato”. Questa missione è stata promossa dalla fraternità di Alexandr Njevskij di Novosibirsk e fu benedetta dal Vescovo di Novosibirsk e di Berdsk Sergij che vi prese parte attiva.

            La prima spedizione missionaria nella repubblica di Komi fu inviata dalla Sezione Missionaria dell’eparchia di Syktyvkar. Questa spedizione consisteva nei viaggi dei catechisti missionari in diverse parti del Paese.

            Una novità fu poi la missione in Jakutia alla quale hanno partecipato, oltre ai chierici, anche laici provenienti da Mosca. In questo caso l’invio-mandato è stato ricevuto dal Vescovo di Jakutia German.

            Tutte queste tracce della ripresa e dello sviluppo dell’attività missionaria e della sua organizzazione ci rivelano la nuova crescita della Chiesa ortodossa nella coscienza missionaria, che sempre ha fatto parte della sua spiritualità e, come vedremo, continua ad alimentare la sua teologia. Nel prossimo capitolo analizzeremo più approfonditamente diverse riflessioni teologico-pastorali intorno alla missione, cercando di individuare la linea tradizionale e le novità, componendo un sistema concettuale secondo le fonti che possediamo.

 

               




121 N. LOSSKY, L’urgenza..., p. 30.



122 Ibidem, p. 31.



123 M. MEERSON-AKSENOV, L’Église en URSS, in ÉTUDES 6 (1973), p. 928.



124 I. SVIRIDOV, Alcuni problemi della nostra vita ecclesiastica, in COV 1 (1996) IV, col. 1.



125 ALEKSIJ II, O missii Russkoj Pravoslavnoj Cerkvi v sovremennom mirje, in INFORMATION BULLETIN. Department for external Church relations Moscow Patriarchate 9 (1996) 3-4.



126 Ibidem, p. 4.



127 Cf. J.S.GAJEK, La realtà ecclesiale nella Comunità degli Stati Indipendenti -- sfida alla teologia ecumenica, in ORIENTALIA CRISTIANA ANALECTA 251 (1996) 530. 



128 La Chiesa Ortodossa Russa elabora la concezione dell’attività missionaria, in COV 4 (1996) 2, col. 3.



129 I. SVIRIDOV, Alcuni problemi..., IV, col. 3.



130 La Chiesa Ortodossa Russa elabora..., col. 3-4.



131 Ibidem, col. 4.



132 E. VILANOVA, Storia della teologia cristiana, III, p. 568.



133 A. KYRLEZEV, Le discussioni ecclesiastiche contemporanee, in COV 1 (1996) V, col.4.



134 I. NIKOLAJEV, Il cristiano non può non essere missionario, in COV 2 (1996) 3, col.2.



135 Cf. La Chiesa Ortodossa Russa elabora..., col. 4.






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